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ITALIA

Roma, dissesto Idi: chiesto processo per Padre Franco Decaminada ed altre 39 persone

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La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di 40 persone coinvolte nell'inchiesta sul dissesto della "Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione", ente ecclesiastico a cui fanno capo tra l'altro, l'Istituto Dermopatico dell'Immacolata (Idi), il San Carlo di Nancy e Villa Paola. Un crac di decine di milioni di euro. Tra gli imputati padre Franco Decaminada, consigliere delegato dell'Idi già incaricato della gestione del comparto sanità fino al dicembre 2011. 

Il pm Giuseppe Cascini ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio contestando, a vario titolo, i reati di bancarotta fraudolenta, emissione e utilizzo di fatture false e occultamento di scritture contabili, in relazione a plurime condotte di spoliazione che sarebbero avvenute in un arco temporale compreso tra il 2007 e il 2012.

Al centro degli accertamenti sono finiti, in particolare, padre Franco Decaminada, consigliere delegato dell'Idi e incaricato della gestione del comparto sanità fino al dicembre 2011, l'ex amministratore di Idi-Farmaceutici nonché direttore generale pro-tempore di Idi-Sanità Domenico Temperini, all'epoca anche amministratore delegato di Elea Spa e Elea FP Scarl (dichiarata fallita nel febbraio del 2013), società interamente partecipate dalla Provincia Italiana della Congregazione, e Antonio Nicolella, già membro del cda di una società lussemburghese e socio di un'omonima società congolese nonché componente del cda del Consorzio Servizi Ospedalieri, azienda partecipata dalla fallita Elea FP Scarl. I tre vennero arrestati (tra carcere e domiciliari) nell'aprile del 2013 su provvedimento del gip Antonella Capri.

Fu la Guardia di Finanza, cui la Procura affidò le verifiche tributarie, a portare alla luce l'esistenza di circa 845 milioni di euro di passivo patrimoniale e di oltre 82 milioni a titolo di distrazione, piu' l'utilizzo indebito di altri 6 milioni di fondi pubblici. 

L'inchiesta prese le mosse da un esposto nel quale alcuni dipendenti dell'Idi lamentavano il mancato versamento degli stipendi e segnalavano una serie di incongruenze nella gestione amministrativa della struttura sanitaria. Gli accertamenti, nel maggio 2013, sfociarono in un maxisequestro di beni per sei milioni di euro riconducibili a Decaminada e Temperini.