Original qstring:  | /dl/archivio-rainews/articoli/Il-maialino-sardo-sbarca-nel-Continente-cade-il-divieto-di-esportazione-a22c9c11-601d-457b-8ffc-44bcf4d1d2c6.html | rainews/live/ | true
FOOD

Via libera dal ministero della Sanità

Il maialino sardo sbarca nel Continente, cade il divieto di esportazione

Questo classico arrosto della cucina pastorale sarda era stato messo penalizzato a causa della peste suina

Condividi
(ansa)
Dopo 1490 giorni di embargo, il maialetto sardo può essere commercializzato liberamente anche oltre i confini sardi. Il proxeddu o porcheddu (spesso italianizzato con il termine "porcetto") è il maialino da latte di circa 4 - 5 chili o di venti giorni, cotto lentamente allo spiedo, su graticole, e aromatizzato dopo la cottura con mirto o rosmarino. Il via libera per esser commercializzato anche sul Contintente è stato formalizzato dal ministero alla Sanità che ha confermato, come annunciato a ottobre ad Expo, la possibilità di poter esportare il porcetto e tutti i prodotti suini trattati termicamente (precotti) a condizione di un accordo di filiera tra gli allevatori, macellatori e trasformatori "volenterosi seri e onesti che rispettano le regole".

La peste suina
Questo classico arrosto della cucina pastorale sarda era stato messo penalizzato a causa della peste suina. Il primo caso viene riscontrato in Sardegna nel 1978. A marzo dell'anno successivo risale il divieto assoluto imposto dalla Comunità Europea di esportare suini vivi, carne fresche e salumi prodotti in Sardegna. L'11 novembre 2011, dopo una breve parentesi nella quale era stata autorizzata l'esportazione delle sole carni macellate e dei salumi, la Comunità Europea ha nuovamente istituito il divieto assoluto di far varcare i confini isolani di qualsiasi prodotto a base di carne suina sarda. Con prorogata di ulteriori quattro anni del divieto di spedizione firmato l'11 ottobre del 2014. 

Il maialino all'Expo
Il 13 aprile del 2015 il ministero alla Salute e la Regione Sardegna firmano un Protocollo di intesa. Il documento prevede l'invio dei maialini precotti per l'Expo 2015 o la degustazione esclusivamente nell'ambito della manifestazione milanese. Inoltre i lotti eventualmente non consumati all'interno del perimetro della manifestazione, dovranno essere smaltiti in loco o rispediti in Sardegna secondo procedure stabilite. E il 21 aprile 2015, dopo 1248 giorni di embargo, la Coldiretti fa partire dall'aeroporto di Cagliari il primo maialetto termizzato.

Data storica per la Sardegna
"È una giornata storica per tutta la Sardegna - ha dichiarato il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu - grazie alla collaborazione con Assica, ed al lavoro di squadra con la Regione, abbiamo liberato il maialetto, simbolo dell'agroalimentare sardo e tutti i prodotti derivati termizzati che erano confinati nel perimetro sardo da oltre 4 anni. 49 mesi di sofferenza durante i quali abbiamo (in pochi) lavorato seriamente per arrivare a questo risultato. Di fondamentale importanza - spiega - è stata la deroga che ha consentito al maialetto di essere presente per l'Expo; una vetrina internazionale durante la quale, in sinergia con gli allevatori e trasformatori "abbiamo dimostrato al mondo che in Sardegna, nonostante gli innumerevoli errori commessi e i gufi, riusciamo ad allevare in sicurezza un animale sano e genuino. I trasformatori, in prima linea la Genuina di Ploaghe, sono stati un esempio investendo, in un periodo nero per il suino, in nuove tecnologie come il termizzato che per il contingente ha consentito di avere il via libera alla commercializzazione e per il futuro rappresenterà uno strumento che rafforza le potenzialità e i target commerciali del nostro prodotto".      

Risposta alla crisi
"È un punto di partenza che da fiducia ad un settore su cui in pochi credevano - commenta il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. Il lavoro da fare, come abbiamo sempre detto, è ancora lungo, ma adesso si può affrontare con più ottimismo, sopratutto da parte di chi, afflitto dalla sindrome disfattista e complottista aveva perso le speranze di arrivare a questo importante risultato. Stiamo ridando credibilità ad un prodotto unico ed inimitabile che solo noi sardi ci possiamo vantare di avere, e per questo ringrazio Assica, gli allevatori e i trasformatori con i quali abbiamo collaborato a stretto contatto. Questo ci deve servire da esperienza - continua il direttore -. Adesso dobbiamo lasciare da parte le polemiche e fare squadra per procedere uniti. Il settore suinicolo ci può riservare importanti opportunità economiche ed occupazionali".