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MONDO

Strasburgo

Immigrazione, Juncker: "Basta muri". Danimarca blocca ferrovie con la Germania

'La Commissione Ue propone un meccanismo di redistribuzione permanente che ci permetterà di affrontare situazioni di crisi in modo più agevole in futuro'. La proposta Juncker arriva alla plenaria dell'Europarlamento. Avviso shock in Ungheria: un manifesto incollato alle stazioni dei bus mette in guardia dal rischio contagio dalle malattie dei migranti. In Danimarca se i profughi entrati non si lasciano registrare vengono rimandati in Germania

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Nel giorno in cui il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker condanna i "muri che non fermeranno la massa di rifugiati" arriva la notizia che la Danimarca sospende il traffico ferroviario con la Germania a tempo indeterminato e blocca la superstrada  nel nord del Paese a causa dell'afflusso di "centinaia di migranti" che dalla Germania tentano di raggiungere la Svezia senza farsi registrare dalle autorità di Berlino.

A Roszke: la polizia toglie i blocchi al campo di identificazione
Al confine serbo-ungherese la polizia fa fatica a contenere l'enorme afflusso di profughi, che entrano in Ungheria al ritmo di oltre 100 ogni ora. Il caos è esploso in particolar modo nel campo di Roszke, quando la polizia ungherese avrebbe tolto i blocchi consentendo ai profughi d'incamminarsi nei campi e sulle strade circostanti. Lo riferiscono responsabili dei volontari che hanno allestito la tendopoli nell'area a circa un chilometro dal 'muro' voluto da Viktor Orban al confine con la Serbia. Secondo l'inviato di Rainews24 la situazione è sotto controllo e vi sarebbero dei pullman che dal sud dell'Ungheria, caricano i migranti a bordo di autobus diretti a Gyor, a due passi dal confine con l'Austria.

Sulla rotta balcanica il flusso di migranti continua
Sono oltre 130mila i migranti e profughi in marcia lungo la 'rotta balcanica' che dall'inizio dell'anno hanno attraversato il territorio della Serbia, diretti verso l'Ungheria e da lì in Austria, Germania, Svezia e altri Paesi del nord Europa. Lo ha detto il ministro dell'interno serbo Nebojsa Stefanovic, sottolineando come il massiccio flusso di migranti non abbia finora creato problemi di sicurezza o di altra natura.
Sulla frontiera tra la Grecia e la Macedonia i profughi affluiscono ogni giorno a migliaia, lunedì ne sono arrivati 7000 in 24 ore. L'UNHCR, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati, prevede nei prossimi giorni almeno altri 40mila arrivi, mentre più di ventimila migranti aspettano di partire dall'isola greca di Lesbo. 

Il primo ministro slovacco si oppone al sistema delle quote di accoglienza 
Il primo ministro slovacco Fico ha ribadito oggi la sua opposizione al sistema delle quote di accoglienza dei migranti proposte dalla Commissione europea, spiegando di non volersi "prostrare" prima di Germania o Francia. "Fino a quando Germania e Francia non diranno qualcosa, non ci dovremo prostrare". Secondo la proposta di Juncker, la Slovacchia dovrebbe accogliere 1.502 rifugiati. Ma Bratislava, così come altri Paesi della regione, si oppone al sistema delle quote. "Diciamo di no alle quote obbligatorie. Non vogliamo svegliarci un giorno e avere 50.000 persone in questo in Paese di cui non sappiamo nulla", ha dichiarato Fico.

L'Unione europea non è ancora concorde su come affrontare l'emergenza
Lo stesso Juncker ne è consapevole quando alla plenaria di Strasburgo per il suo primo discorso sullo Stato dell'Unione mette in guardia l'Europarlamento e le istituzioni europee sulla gravità della situazione: "Deve essere chiaro a tutti che è finito il tempo del 'business as usual" o dei discorsi vuoti. Siamo al momento della sincerità: la nostra Unione - attacca l'ex premier lussemburghese - non versa in buone condizioni. In questa Europa manca l'Unione. E' in gioco la giustizia storica dell'Europa, la nostra storia di europei è una storia di rifugiati. Dobbiamo accettare chi scappa dall'Isis. Certo - ammette - i numeri sono impressionanti, ma non bisogna farsi impaurire e andare avanti con azioni audaci e concertate". La Commissione europea che lui presiede ha adottato formalmente il nuovo pacchetto per affrontare la crisi, che prevede un meccanismo permanente di ricollocamento per quote obbligatorie e la suddivisione di 160mila profughi. E tra queste iniziative, chiarisce Juncker, non c'è quella di costruire nuove barriere, come sta facendo l'Ungheria.

La gestione dei flussi migratori rischia di alimentare ancora di più la tensione tra i Paesi Ue
Ad Asotthalom, al confine con la Serbia, arriva un'altra notizia che va in direzione contraria rispetto alle parole pronunciate a Strasburgo: un manifesto incollato alle stazioni dei bus mette in guardia dal "rischio contagio dalle malattie dei migranti". L'episodio, insieme al blocco ferroviario fra la città frontaliera tedesca di Flensburg e il paesino danese di Padborg e ai profughi che vengono rimandati in Germania se non si fanno registrare e l'apertura dei blocchi in Ungheria che ha deciso di lasciare liberi i migranti verso l'Austria, rischia di alimentare ancora di più la tensione all'interno dei Paesi Ue, criticati in modo netto da Juncker per le mancanze nel recente passato: "Gli standard europei sulla migrazione ci sono. Ma sono gli Stati membri che non li hanno applicati. Ora devono rispettarli. Basta con la retorica, servono fatti". Consapevole che questa crisi durerà molto, Juncker dopo aver fatto i complimenti all'Alto rappresentante Federica Mogherini annuncia un trust fund di emergenza di 1,8 miliardi per dare stabilità ai Paesi africani. E un pacchetto sull'immigrazione legale per i primi mesi del 2016.