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Coronavirus

L'emergenza Coronavirus

Inchiesta Zone rosse, pm Bergamo: stabilire se reato è una questione complessa

"Sarà approfondita all'esito della ricostruzione" spiega il procuratore facente funzione Maria Cristina Rota. Ieri i pm bergamaschi hanno audito il premier Conte e i ministri Lamorgese e Speranza. Il sindaco di Nembro: "Dovevano fare la zona rossa a fine febbraio. Da Conte scelta coerente"

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Il procuratore facente funzione di Bergamo Maria Cristina Rota

"La questione è complessa e sarà approfondita all'esito della ricostruzione in fatto". Così il procuratore facente funzione di Bergamo Maria Cristina Rota si è limitata a rispondere alla domanda se, dopo le audizioni del premier Giuseppe Conte e dei Ministri Speranza e Lamorgese sulla mancata zona rossa a Nembro e Alzano, si possano o meno configurare responsabilità penali o se la scelta di Palazzo Chigi sia da considerare come atto politico e quindi insindacabile.

Così, in base alle parole del Procuratore Rota, quella che si apre per i pm di Bergamo sarà una settimana di lavoro per ricostruire, attraverso l'analisi delle dichiarazioni raccolte, tra cui quella del premier, e lo studio della documentazione acquisita, i passaggi che ai primi di marzo hanno portato a creare zona rossa, non più solamente Nembro e Alzano Lombardo ma tutta la Lombardia, allora pesantemente colpita dal Coronavirus. E tutto questo per arrivare a valutare se la decisione di cui il capo del Governo, sentito ieri dai magistrati a Palazzo Chigi, si è assunto ogni responsabilità, sia da inquadrare come scelta politica insindacabile o come atto amministrativo che consente eventualmente di ipotizzare un reato e responsabilità.

Da quanto si è saputo, prima di arrivare a sciogliere questo nodo definito "complesso", ci sarà un lavoro istruttorio, forse anche con altre audizioni di testi, che si svolgerà incrociandole dichiarazioni messe a verbale da tutti i principali protagonisti della vicenda, dagli esponenti del Governo a quelli della Regione fino ai rappresentanti degli industriali, con i documenti agli atti del filone di indagine, compresi quelli acquisiti durante la trasferta romana,  e con i dati epidemiologici di quei giorni dei primi di marzo. Dati, questi,su cui dovrebbe essere già stata affidata, da quanto è trapelato, una consulenza a un esperto scelto dagli inquirenti.

Il sindaco di Nembro: dovevano fare la zona rossa a fine febbraio. Da Conte scelta coerente
"Credo che la zona rossa avrebbe dovuto essere istituita alla fine di febbraio. A marzo, quando l'Istituto Superiore di Sanità con una nota ha ritenuto ci fossero le condizioni per attuare misure restrittive come a Codogno e nel Lodigiano, la situazione era già fuori controllo. L'epidemia non era più confinata nei nostri due comuni, ma era già ampiamente diffusa e quindi il provvedimento da prendere doveva essere più drastico". Claudio Cancelli, il sindaco di Nembro, il comune che assieme ad Alzano Lombardo è al centro della questione della mancata zona rossa nella Bergamasca, ritiene "coerente" la decisione presa da Giuseppe Conte così come il premier ha ricostruito ieri ai magistrati di Bergamo che lo hanno sentito e come, precisa, "ho letto sulla stampa". Il primo cittadino precisa che i suoi commenti si riferiscono a quanto ha letto sulla stampa e aggiunge che quella del capo del Governo, che il 7 marzo ha disposto di trasformare in zona rossa tutta la Lombardia , "è una assunzione di responsabilità rispetto a una scelta che lui ha ritenuto la più coerente".

Cancelli spiega che in quei giorni tra fine febbraio e marzo, prima del lockdown dell'intera Lombardia, "noi come sindaci non avevamo i dati dell'andamento epidemiologico generale dei contagi ma solo quello dei nostri comuni. Nel mio indicavano un andamento deciso, ma il quadro regionale sfuggiva". Questo anche perché "uno degli elementi di criticità è che la prefettura non ha mai convocato un tavolo con noi. Se lo avesse fatto - prosegue -avremmo avuto una consapevolezza completa di come si stava evolvendo la situazione e quali erano le decisioni da prendere".

Ma quando il 6 marzo è stata trasmessa la nota dell'Iss "anche alcuni dei sindaci dei paesi vicini mi dicevano che era tardi perché i numeri anche da loro erano cresciuti".  Quindi, se si doveva procedere con la 'cinturazione' della zona, "andava fatto a fine febbraio. Poi si è lasciato passare il tempo con il risultato che l'intervento" su Nembro e Alzano "non era più sufficiente". Infine, Cancelli ritiene "sia stato un grave errore"  quello commesso dal Governo e da Regione Lombardia: "Non hanno saputo superare gli schieramenti politici. Non c'è stata una scelta di coesione istituzionale su un problema che non era legato ai singoli partiti, ma era trasversale".

Ieri l'audizione di Conte e ministri
Il premier è stato ascoltato come persona informata sui fatti per circa 3 ore nell'ambito dell'indagine sulla mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro. A Palazzo Chig,i oltre al procuratore Rota,  anche i sostituti Paolo Mandurino, Silvia Marchina e Fabrizio Gaverini.  I pm di Bergamo hanno sentito anche  i ministri dell'Interno, Luciana Lamorgese e della Salute, Roberto Speranza.

Conte: con pm chiarito passaggi nei minimi dettagli
Con la pm di Bergamo "ho voluto chiarire  tutti i passaggi nei minimi dettagli". Così il premier Giuseppe Conte, dopo l'audizione di oggi a Palazzo Chigi sulla mancata istituzione  delle zone rosse di Nembro e Alzano Lombardo.

Conte: rifarei tutto, ho agito in scienza e coscienza
Il presidente del consiglio Giuseppe Conte in un'intervista a Repubblica aveva spiegato di non temere "affatto di essere indagato" e di aver "agito in scienza e coscienza. Mi sono subito messo doverosamente a disposizione dei magistrati per informarli sulle circostanze di cui sono a conoscenza", dice il premier a proposito della possibilità di essere indagato dopo il colloquio di oggi con i Pm nell'ambito dell'inchiesta sulla mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro. "Rifarei tutto quello che ho fatto perché come ho detto ho agito in scienza e coscienza".

L'inchiesta
I pm di Bergamo che indagano ingenerale sulla gestione dell'epidemia di Coronavirus in Val Seriana e che hanno acceso un faro sulla mancata istituzione della zona rossa a Nembro e ad Alzano Lombardo, dovranno stabilire se isolare i due comuni, dove dalla fine di febbraio il numero dei contagi stava crescendo in modo esponenziale, era una decisione che poteva prendere in autonomia la Regione Lombardia o se era una prerogativa in capo a Roma. E se il mancato isolamento dell'area abbia avuto effetti sul numero di decessi successivi e sul tasso di mortalità registrato nella zona.   

Pm Bergamo: massima collaborazione premier e ministri

"Le audizioni si sono svolte in un clima di massima distensione e di massima collaborazione istituzionale". Lo ha detto il procuratore di Bergamo Maria Cristina Rota in una dichiarazione dopo aver sentito a palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte e i ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese come persone informate sui fatti.



Lei il 29 maggio aveva detto che la zona rossa era responsabilità di Roma. Si pente di quelle dichiarazioni? "No, io avevo dichiarato che dalle dichiarazioni che avevamo in atto c'era quella in quel momento. Oggi non ho altro da aggiungere". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Bergamo, Maria Cristina Rota, rispondendo ai giornalisti fuori Palazzo Chigi.