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MONDO

Vaticano

Tribunale Vaticano: caso Ior, Caloia e Liuzzo condannati a 8 anni e 11 mesi

Reati di riciclaggio e appropriazione indebita aggravata

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Il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Pignatone ha letto la sentenza che stabilisce che Angelo Caloia e Gabriele Liuzzo sono stati condannati a 8 anni e 11 mesi di reclusione per i reati di riciclaggio e appropriazione indebita aggravata, e a pagare una multa di 12.500 euro.

Lamberto Liuzzo è stato condannato a 5 anni e due mesi e al pagamento di una multa di 8mila euro; i tre imputati sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici. 

Il tribunale ha disposto anche la confisca delle somme già sequestrate sui conti correnti degli imputati, e ha disposto il risarcimento allo Ior e allo Sgir di circa 23 milioni.

La prima udienza nel maggio 2018
Dopo oltre due anni e mezzo dalla prima udienza del 9 maggio 2018, spiega l'Ansa, si conclude il processo all'ex presidente dello Ior Angelo Caloia, all'avvocato Gabriele Liuzzo e al figlio di quest'ultimo, professor Lamberto Liuzzo, coinvolti nella vicenda delle dismissioni immobiliari operate dalla banca vaticana tra il 2001 e il 2008, con complesse operazioni ritenute dagli inquirenti d'Oltretevere a proprio beneficio personale e con un danno per l'Istituto valutato complessivamente in 57 milioni di euro. 

Nell'ultima udienza, il 2 dicembre scorso, il promotore di giustizia aggiunto Alessandro Diddi aveva chiesto la condanna a otto anni di carcere per peculato, riciclaggio e autoriciclaggio per Caloia (oggi 81enne, successore di mons. Marcinkus alla presidenza dello Ior dove rimase per vent'anni, dal 1989 al 2009) e per l'avvocato Liuzzo (97 anni, dichiarato contumace all'inizio del processo), oltre alla confisca diretta dei 32 milioni di euro già sequestrati sui loro conti anche presso lo Ior, e la confisca per equivalente di altre 25 milioni di euro. 

La motivazione della richiesta, è stato specificato, era "essersi appropriati di gran parte del patrimonio immobiliare della cosiddetta banca vaticana, 'svenduto' a loro stessi attraverso una complessa operazione di schermatura tramite società offshore e lussemburghesi e dopo che il denaro ha girato per mezza Europa. Sono finiti nella loro disponibilità praticamente tutti gli immobili di proprietà dello Ior, in particolare appartamenti di pregio a Roma e Milano". 

Sei anni di carcere erano stati chiesti invece per Lamberto Liuzzo, per riciclaggio e autoriciclaggio. Il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, annunciò allora che la sentenza sarebbe stata emessa nell'udienza fissata per oggi. 

A seguito delle notizie sull'emergere dell'inchiesta, nel dicembre del 2014, Angelo Caloia, esponente della finanza cattolica lombarda e dirigente di prima grandezza nel sistema bancario italiano, pur dichiarandosi totalmente estraneo alle accuse e "vittima di operazioni architettate da altri", si è dovuto dimettere da tutte le cariche societarie e accademiche in Italia e anche dalla presidenza della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. 

Il lungo processo si è avvalso di complesse perizie su ciascuno degli immobili oggetto di vendita e anche, negli ultimi due anni, dei risultati delle tre rogatorie presentate in Svizzera, il cui rendiconto è arrivato in Vaticano il 24 gennaio 2020, con la quantificazione, tra l'altro, dei conti bancari riguardanti due imputati. 

Inizialmente, il promotore di giustizia vaticano Gian Piero Milano aveva incriminato anche l'ex direttore generale dello Ior, Lelio Scaletti, morto però alla fine del 2015. A testimonianza di epoche passate definitivamente chiuse, lo Ior si è costituito parte civile nel processo, insieme alla Sgir, società di partecipazione immobiliare dell'Istituto vaticano. L'avvocato Alessandro Benedetti, legale dello Ior, nelle sue conclusioni ha chiesto una provvisionale in via definitiva di circa 35 milioni di euro (complessivamente per Ior e Sgir). 

Ma, ha commentato con l'Huffington Post, "prima dell'aspetto economico-risarcitorio l'interesse dello Ior è stato l'accertamento delle responsabilità degli imputati e la compiuta ricostruzione dei fatti, tanto che, prima che si instaurasse il processo, è stata respinta da Ior, una proposta risarcitoria avanzata dagli imputati". Questo processo insomma contiene anche un messaggio, secondo Benedetti: "il messaggio è che la festa è finita e che oggi c'è tolleranza zero nei confronti di comportamenti che hanno depredato l'Istituto".