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MONDO

Riaffermata importanza missione a supporto di quella pastorale

Vaticano, Papa Francesco dà il via a riforma Ior: continuerà ad esistere ma sarà più trasparente

Il futuro dell'Istituto per le Opere Religiose assicurato dal Pontefice con una nuova struttura per adeguarsi alle norme internazionali sulla trasparenza finanziaria

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Città del Vaticano
Lo Ior continuerà ad esistere e a fornire servizi finanziari alla Chiesa in tutto il mondo. Papa Francesco approva la proposta di riforma sul futuro dell’Istituto per le Opere Religiose, riaffermando l’importanza della sua missione come supporto a quella pastorale.

Una decisione che è una diretta conseguente delle iniziative del Pontefice dell’8 agosto 2013 e del 15 novembre 2013 e in conformità con la nuova legge sulla trasparenza, supervisione e informazione finanziaria. Tra le novità una nuova struttura legale e istituzionale finalizzata a regolare le attività finanziarie all’interno della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano per attuare un allineamento a quelle che sono le best practice internazionali. Inoltre le attività dello Ior continueranno a rientrare sotto la supervisione regolamentare dell’Aif (Autorità di Informazione Finanziaria). 

Adesso la proposta, formulata dal cardinale-prefetto George Pell e dal presidente del consiglio di Sovrintendenza, Ernst von Freyberg, dovrà essere presentata ed esaminata dal Consiglio dei Cardinali del Santo Padre e dal Consiglio per l’Economia.

Le decisioni del 'C8' di febbraio
Già a febbraio scorso, sul tavolo di papa Francesco erano arrivate le due proposte dei cardinali del "C8" sul futuro dello Ior e sul riassetto dei dicasteri economici della Santa Sede. Una tre giorni di consultazioni in Vaticano condotta dal Papa insieme a otto cardinali – coordinati dall'honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga - che assistono il Pontefice nel progetto di riforma della Curia romana.

Dopo aver ascoltato il resoconto della Commissione referente sulle attività economico-amministrative della Santa Sede e sullo Ior, i cardinali avevano escluso l’ipotesi di una chiusura puntando invece su una trasformazione dell'Istituto a partire dalla valutazione fatta sulle cinque funzioni che ora vengono svolte dallo stesso Ior e l'Apsa, l'Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica: c'è il portafoglio immobiliare, in capo in gran parte all'Apsa e in misura molto minore allo Ior (molte altre proprietà fanno poi capo a Propaganda Fide); c'è la gestione patrimoniale fatta dallo Ior per conto di terzi come le congregazioni e gli enti della Santa Sede; c'è quella fatta dall'Apsa sull'indennizzo concordatario versato dall'Italia mussoliniana alla firma dei Patti Lateranensi (un miliardo 750 milioni di lire dell'epoca); c'è poi la funzione retail dello Ior per gli impiegati e i pensionati vaticani; infine la funzione di banca centrale svolta oggi dall'Apsa. L’intervento sarà mirato a raggruppare le funzionalità ripartite tra i due enti e renderne l'organizzazione più economica e coerente. Altre funzioni dell'Apsa, invece, dovrebbero confluire in quel super-ministero delle Finanze che dovrebbe nascere raggruppando gli attuali dicasteri economici: ipotesi, questa, data come molto ragionevole dallo stesso Maradiaga.

Meno coerente, per il contesto in cui opera e le finalità dello Ior, la trasformazione dell'Istituto in "banca etica", entità che si caratterizza per il tipo di credito e per le condizioni applicate, dove lo Ior non ha tra le sue funzioni quelle del credito. Inoltre gli stessi utenti dell'Istituto, soprattutto ordini religiosi, hanno ciascuno già principi etici propri sull'impiego delle loro risorse, senza che debba essere una realtà esterna a indicarglieli.
Nel processo di riforma dello Ior, inoltre, occorrerà vedere ora come il Papa intenderà coinvolgere anche la Commissione cardinalizia dell'Istituto, da lui stesso rinnovata il 15 gennaio scorso e composta da prelati influenti e di stretta fiducia di Bergoglio come mons. Pietro Parolin, segretario di Stato, il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn, quello di Toronto Thomas Christopher Collins, lo spagnolo Santos Abril y Castellò, arciprete di Santa Maria Maggiore, e il francese Jean-Louis Tauran, capo dicastero per il Dialogo interreligioso.