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MONDO

La tensione nel Golfo rallenta la negoziazione

L'Iran esclude un incontro tra Rohani e Trump sul nucleare

"Non è nella nostra agenda, non ci sono le condizioni necessarie", spiega Teheran

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Mentre l'Iran annuncia di aumentare la produzione d'uranio, gli Stati Uniti abbandonano gli accordi unilaterali e si incendia la polemica sui droni che sorvolano i cieli del Medio Oriente, i presidenti Hassan Rohani e Donald Trump, rispettivamente di Iran e Usa, non vogliono ancora incontrarsi. E intanto schizzano i prezzi del petrolio viste le continue tensioni tra Washington e Teheran nel Golfo Persico e l'attacco rivendicato dai ribelli yemeniti Houthi a 2 impianti sauditi.

L'Iran ha escluso che possa tenersi un incontro tra Hassan Rohani e Donald Trump, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in programma a New York dal 17 al 27 settembre. "Un tale evento non è sulla nostra agenda né accadrà. L'incontro non avrà luogo finché non ci saranno le condizioni necessarie", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi.

La negoziazione per un nuovo accordo sul nucleare
Trump qualche giorno fa si era reso disponibile a incontrare "senza nessun problema" il presidente iraniano Rohani. Invece, l'Iran di questo incontro non vuole saperne:  "Come abbiamo già detto, se gli americani ritornano alla JCPOA (accordo sul nucleare iraniano siglato nel 2015 ma poi abbandonato e successivamente richiamato con sanzioni dagli Stati Uniti) e pongono fine al loro terrorismo economico, possono unirsi alla commissione congiunta e discutere", ha aggiunto Moussavi.

L'Iran in tutto ciò ha annunciato lo scorso luglio che aumenterà il tasso di arricchimento dell'uranio fino al 5%, nonostante fino al 2030 in base all'intesa con l'Occidente -ripudiata da Washingotn - non possa superare la soglia del 3,67%. Il timore è che l'Iran arrivi alla produzione di armi nucleari, una minaccia anche per il vicino Israele, fedele alleato degli Stati Uniti. La strada che porta alla ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, in merito all'accordo nucleare, e ad un incontro tra i presidenti dei due Stati, appare quindi tutta in salita.

Una questione delicata anche per l'economia
Il presidente francese Emmanuel Macron, dal G7 di Biarritz dello scorso fine agosto, aveva spinto per un imminente colloquio tra i presidenti Trump-Rohani. "Ma prima gli Stati Uniti dovrebbero agire revocando tutte le sanzioni illegali, ingiuste e inique imposte all'Iran", aveva detto Rohani.

Nel frattempo è uscito di scena un falco anti-Iran, l'aggressivo consigliere per la sicurezza nazionale americana John Bolton. "Non possiamo contare sulle dichiarazioni del presidente Trump perché durano meno di 24 ore", ha spiegato Moussavi.

I due paesi, così come Israele, Arabia Saudita, ma anche Russia e Turchia (con cui Rohani si sta incontrando per un trilaterale sulla Siria), si studiano e si spiano con droni nei cieli del Golfo Persico. Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha accusato Teheran per gli attacchi di sabato agli impianti petroliferi sauditi di Aramco, ma l'Iran ha negato dicendo: "Invece di accusare gli altri paesi, gli Usa prendano atto che i problemi di questa regione derivano dalla loro presenza nell'area".

La Cina non è rimasta in silenzio e il ministero degli Esteri considera "irresponsabile" incolpare chiunque degli attacchi alle strutture petrolifere saudite senza che vi sia stata un'indagine completa sull'accaduto. "Ci auguriamo - ha aggiunto Pechino - che i due possano esercitare la moderazione e difendere la pace e la stabilità nel Medio Oriente".