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MONDO

Giuristi musulmani: la decapitazione è sadismo contro principi dell'islam

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La decapitazione non è una pratica dell'Islam. E' quanto afferma un rapporto della Dar al-Ifta egiziana, l'istituzione preposta ad emettere sentenze a carattere religioso nel Paese, che in questo modo nega la legittimità di una fatwa emessa dall'organizzazione dello 'Stato islamico' secondo cui "lo sgozzamento è un antico precetto islamico".

La decapitazione, si legge nel rapporto, è una pratica documentata nella storia di tutti i popoli, anche presso gli arabi dell'epoca preislamica, ma "dopo l'avvento dell'Islam non c'è riscontro del fatto che il profeta Maometto abbia mai fatto ricorso ad essa". Non solo, ma nemmeno "i testi giuridici islamici" nel parlano.

Tra le cause che spingono l'Isis a commettere "simili atrocità", il rapporto cita in particolare il "sadismo" che caratterizza i miliziani dell'organizzazione, che provano piacere nella visione del sangue e nel suscitare terrore tanto nei propri nemici quanto nelle popolazioni che intendono soggiogare.

Se l'Isis sostiene le sue posizioni citando diversi hadith, ossia i fatti attribuiti al profeta Maometto, tuttavia la sua interpretazione degli stessi è "errata e contraria ai principi delle fonti", così come il trattamento riservato ai prigionieri non è conforme agli insegnamenti dell'Islam, basati su giustizia e misericordia.

Di conseguenza, "il modo in cui lo 'Stato islamico' uccide i suoi oppositori non ha nulla a che fare con l'Islam, che stabilisce delle regole in caso di combattimento o su come trattare prigionieri, feriti, civili e nemici di guerra", così come "vieta di esporre i cadaveri". Atti del genere rivelano piuttosto "menti malate e criminali, cuori induriti che hanno adottato la ferocia come strumento per realizzare i propri scopi".