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MONDO

Medio Oriente

Israele, Netanyahu: "No a osservatori internazionali sulla spianata delle moschee"

Il premier israeliano ha respinto formalmente la proposta francese. Non si fermano intanto le violenze in quella che ormai viene considerata da molti una 'terza intifada', scatenata dal timore palestinese che gli israeliani possano limitare l'accesso alla moschea di di al-Aqsa. Stamane una trentina di studenti di un seminario rabbinico sono stati aggrediti da palestinesi per aver cercato di visitare senza autorizzazione la Tomba di Giuseppe a Nablus.

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Il premier israeliano Netanyahu
Israele
Non si fermano le violenze a Gerusalemme e in Cisgiordania. Una trentina di israeliani sono stati aggrediti da alcuni palestinesi per aver cercato di visitare senza autorizzazione la Tomba di Giuseppe a Nablus. Il sito, sacro ad ebrei, musulmani e cristiani, era stato dato pochi giorni fa alla fiamme in quella che ormai viene considerata da molti come la terza intifada, 'l'intifada dei coltelli".

A riferire la notizia sono state le forze di sicurezza israeliane. "Secondo le informazioni ricevute  - ha riferito un portavoce dell'esercito - molti veicoli entrati a Nablus per visitare la tomba si sono scontrati con i residenti palestinesi".  Gli aggressori hanno anche bruciato uno dei mezzi della delegazione. Il gruppo di israeliani è riuscito a lasciare la zona solo grazie all'aiuto della polizia palestinese.

Il portavoce della polizia israeliana ha precisato in una nota che il gruppo di israeliani era composto da giovani studenti di un seminario rabbinico di Gerusalemme: cinque di loro sono stati feriti negli scontri mentre altri cinque sono stati arrestati e posti sotto sorveglianza della polizia, compresi tre bambini.
Le forze di sicurezza hanno ribadito che è vietato agli israeliani l'ingresso nella "zona A", di cui l'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha il pieno controllo amministrativo e di sicurezza. Chi entra senza autorizzazione mette a rischio la propria vita.

Le ultime vittime della 'terza intifada'
E ieri, nella terza settimana della rivolta, si sono registrate cinque aggressioni in poche ore, tre a Hebron, una a Gerusalemme e l'ultima a Qalandiya, con quattro morti palestinesi e un quinto gravemente ferito, tra Gerusalemme e la Cisgiordania. Quattro le vittime anche nella giornata di venerdì, in un'escalation di tensione che non accenna a placarsi. 
 Il bilancio complessivo dell'"intifada dei coltelli"  segna 41 vittime tra i palestinesi e sette tra gli israeliani in episodi di violenza diffusa nelle strade.
E oggi, per impedire il lancio di sassi e e bottiglie incendiarie dal rione palestinese di Jabal Mukaber, a Gerusalemme, un nuovo muro di cemento è stato eretto al confine con il vicino quartiere ebraico di Armon Hantziv. "Non ha valore politico - ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri Emanuel Nashon - È solo una delle nostre misure di sicurezza". Secondo i media si tratta di poche decine di metri ed è rimuovibile. 

Netanyahu: no a osservatori internazionali sulla spianata delle moschee
Intanto il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha respinto formalmente la proposta francese per una presenza di osservatori internazionali sulla spianata delle moschee a Gerusalemme, per rassicurare i palestinesi sul loro diritto di accesso alla moschea di al-Aqsa.   "Soltanto Israele è garante dei siti sacri del Monte del Tempio- ha sottolineato il primo ministro israeliano - Negli ultimi 15 anni nulla è cambiato per quanto riguarda i diritti dei fedeli. La ragione per la quale è stato violato lo status quo non è giustificata da alcun cambiamento, perché non c'è stato alcun cambiamento. Israele non è il problema per il Monte del Tempio. Israele è la soluzione e proteggerà i siti sacri".
Netanyahu ha anche annunciato provvedimenti contro il movimento islamico. "Israele colpirà le fonti finanziarie del movimento islamico nel paese - ha detto - Cominceremo a intraprendere azioni contro chi istiga alla violenza, incluso il movimento islamico, che è il primo istigatore, e in particolare colpiremo le sue risorse finanziarie".
Da Hezbollah intanto arriva un nuovo invito alla rivolta. "Una nuova Intifada palestinese è l'unica speranza per mettere fine all'occupazione israeliana" sostiene il leader Hassan Nasrallah, secondo il quale l'attuale ondata di attacchi
contro gli israeliani è portata avanti da "una nuova generazione disposta a sacrificare la vita per Gerusalemme, utilizzando il coltello".

Kerry vedrà Netanyahu e Abu Mazen
Nel tentativo di trovare una soluzione alla crisi in corso, il Segretario di Stato americano John Kerry ha annunciato che  vedrà in settimana sia il premier israeliano Netanyahu che il leader palestinese Abu Mazen, il primo a Berlino e il secondo a Ramallah. Kerry incontrerà anche il re Abdullah di Giordania.