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ITALIA

Rapporto dell'Istituto nazionale di Statistica

Istat, matrimoni e divorzi in calo. Ci si sposa più in comune che in chiesa

Quasi 2 matrimoni su 10 con almeno uno sposo straniero. Primi dati del 2020 registrano un crollo per la pandemia di matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi

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In Italia ci si sposa sempre meno e sempre più spesso lo si fa al comune invece che in chiesa. È la fotografia sui matrimoni celebrati in Italia che emerge dall'ultimo rapporto dell'Istat sulle unioni nel nostro Paese e che prende in considerazione l'anno 2019. 

Nel 2019 sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni, 11.690 in meno rispetto all’anno precedente (-6,0%). Il calo riguarda soprattutto le prime nozze, ma scendono anche le seconde o successive (-2,5%) mentre aumenta la loro incidenza sul totale: ogni 5 celebrazioni almeno uno sposo è al secondo matrimonio. Un dato significativo è la crescita sostenuta delle nozze celebrate con il rito civile, passate dal 2,3%  del 1970, al 36,7% del 2008 fino al 52,6% del 2019, con 96.789  matrimoni celebrati con rito civile: i matrimoni con rito civile sono 2 su 3 al Nord e circa 1 su 3 al Sud".   

Sono celebrate prevalentemente con rito civile le seconde nozze e successive (94,8%) e i matrimoni con almeno uno sposo straniero  (90,3%), entrambe in deciso aumento: le prime dal 13,8% sul totale dei matrimoni celebrati nel 2008 al 20,6% del 2019, le seconde dal 15,0%  al 18,6%.

L'aumento del rito civile, quindi, è in parte spiegabile con la corrispondente crescita di queste tipologie di matrimonio. Tuttavia, la scelta di celebrare il matrimonio con il rito civile si sta affermando rapidamente anche nei primi matrimoni (dal 27,9% del  2008 al 41,6% del 2019).   

Considerando i primi matrimoni di sposi entrambi italiani, che costituiscono l'84,5% del totale dei primi matrimoni, l'incidenza media di quelli celebrati con il rito civile è del 33,4% (20% nel  2008). Questa quota, "che può essere letta come un indicatore di  secolarizzazione" spiega l'Istat, presenta una spiccata variabilità territoriale: si passa dal 21,2% nel Mezzogiorno al 41,1% del Centro al 43,5% del Nord.   

Nozze rinviate
Il calo dei primi matrimoni è da mettere in relazione in parte con la progressiva diffusione delle libere unioni che sono più che quadruplicate dal 1998-1999 al 2018-2019, passando da circa 340.000 a 1.370.000 e che sono sempre più diffuse anche nel caso di famiglie con figli; l'incidenza di bambini nati fuori del matrimonio è in continuo aumento: nel 2019 un nato su tre ha genitori non coniugati. Sono in continuo aumento anche le convivenze prematrimoniali, "le  quali possono avere un effetto sul rinvio delle nozze a età più  mature, con posticipazione del primo matrimonio".

I giovani restano in famiglia
"E' soprattutto la protratta permanenza dei giovani nella famiglia di origine a determinare il rinvio delle prime nozze". Questa è dovuta a molteplici fattori: aumento diffuso della scolarizzazione e allungamento dei tempi formativi; difficoltà nell'ingresso nel mondo del lavoro e condizione di precarietà del lavoro stesso; difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni. 

"L'effetto di questi fattori, osserva l'Istat, si amplifica nei periodi di congiuntura economica sfavorevole, spingendo i giovani a ritardare ulteriormente, rispetto alle generazioni precedenti, le tappe dei percorsi verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia".    La propensione a sposarsi per la prima volta subisce un vero e proprio crollo, rispetto al 2014, tra i giovani fino a 34 anni (rispettivamente -9,5% per gli uomini e -7,8% per le donne). Aumenta invece tra i 35 e i 49 anni (+ 12,2% e +23,1%), proprio per effetto della posticipazione dell'evento verso età sempre più mature. 

Il rinvio delle prime nozze è dunque sempre più accentuato: attualmente per i primi matrimoni entro i 49 anni di età gli uomini hanno in media 33,9 anni e le donne 31,7 (rispettivamente 1,8 e 2,3 anni in più rispetto al  2008). 

Nozze con uno straniero
Nel 2019, riferisce il report dell'Istat, sono state celebrate 34.185 nozze con almeno uno sposo straniero, valore sempre in aumento negli ultimi 5 anni. Questa tipologia di matrimoni riguarda quasi due matrimoni su 10 (il 18,6% del totale dei matrimoni). I  matrimoni misti, in cui uno sposo è italiano e l'altro straniero, ammontano a oltre 24.000 nel 2019 e rappresentano la parte più consistente (70,7%) dei matrimoni con almeno uno sposo straniero. 

Nelle coppie miste la tipologia più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera (17.924, pari al 9,7% delle  celebrazioni a livello nazionale nel 2019). Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 6.243 ovvero il 3,4% del totale delle spose. Le cittadinanze coinvolte sono molto diverse a seconda della tipologia di coppia considerata. Gli uomini italiani che nel 2019 hanno sposato  una cittadina straniera hanno nel 17,0% dei casi una moglie rumena, nel 14,0% un'ucraina, nel 6,5% una brasiliana e nel 6,3% una russa. Le donne italiane che hanno contratto matrimonio con un cittadino  straniero, invece, hanno più spesso sposi con cittadinanza marocchina  (15,2%) o albanese (9,7%). Considerando invece i matrimoni di sposi  entrambi stranieri in cui almeno uno è residente in Italia, quelli più diffusi sono tra rumeni (1.462 nel 2019 pari al 24,7% dei matrimoni  tra sposi stranieri residenti), seguono quelli tra nigeriani (799 pari al 13,5%) e ucraini (487 pari a 8,2%).

Seconde nozze
Nel 2019, il 20,6% dei matrimoni riguarda almeno uno sposo alle seconde nozze o successive (13,8% nel 2008). L'evidente aumento deriva in misura significativa dall'introduzione del divorzio breve;  il valore registrato nel 2019 (37.938), invece, è del tutto in linea  con quello dei due anni precedenti, ipotizzando quindi una sostanziale stabilizzazione della quota di secondi matrimoni. La tipologia più frequente tra i matrimoni successivi al primo è quella in cui lo sposo è divorziato e la sposa è nubile (12.928 nozze, il 7,0% dei matrimoni celebrati nel 2019); seguono le celebrazioni in cui è la sposa divorziata e lo sposo è celibe (5,9 %) e quelle in cui entrambi sono divorziati (5,6%).

Le percentuali più elevate di  matrimoni con almeno uno sposo alle seconde nozze sul totale delle celebrazioni si osservano in Liguria (33,1%), Valle d'Aosta (32,3%),  Friuli-Venezia Giulia (31,0%), Emilia-Romagna (29,4%) e Piemonte  (29,0%). Le incidenze più basse si rilevano in Basilicata (7,9%), Calabria (9,4%) e Campania (10,0%), con percentuali più che dimezzate  rispetto al valore medio nazionale. 

Unioni civili
Quanto alle unioni civili, il report dell'Istat riferisce che nel 2019 sono state costituite 2.297 unioni civili. "Come atteso, dopo il picco registrato subito dopo l'entrata  in vigore della nuova legge, il fenomeno si sta progressivamente stabilizzando", osserva l'Istituto nazionale di Statistica. Il 37,9% delle unioni civili è nel Nord-ovest, seguito dal Centro con  il 26,7%. Tra le regioni, in testa si posiziona la Lombardia (24,5%),  seguita da Lazio (15,3%), Piemonte (9,6%), Emilia-Romagna (9,3%) e  Toscana (8,8%). Considerando i tassi per centomila residenti, il Lazio si colloca al primo posto (6,1 per 100.000), seguito da Lombardia  (5,6) e da Toscana e Liguria (5,4). Emerge con particolare evidenza il ruolo attrattivo delle due metropoli: nei comuni di Roma e di Milano,  le unioni sono state complessivamente il 20,3% del totale,  rispettivamente il 10,8% e il 9,5%. 

Meno divorzi
I ​divorzi diminuiscono leggermente (85.349, -13,9% rispetto al 2016, anno di massimo relativo) dopo il boom dovuto agli effetti delle norme introdotte nel 2014 e nel 2015 che hanno semplificato e velocizzato le procedure. Pressoché stabili le separazioni (97.474).    

L'anno della pandemia
Crollano per la pandemia matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi. L'analisi del primo semestre 2020, "seppur basata su dati ancora provvisori" avverte l'Istituto nazionale di Statistica, consente di misurare l'impatto della pandemia da Covid-19 su matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi, che "registrano tutti un crollo".

Per i matrimoni, il calo risulta confermato anche considerando i primi dati disponibili in via provvisoria per il periodo gennaio-ottobre.  Alcune misure di contenimento della pandemia da coronavirus, come evitare gli assembramenti o il numero massimo di persone consentito in caso di eventi in presenza, hanno riguardato l'intero anno e "si sono radicalizzati problemi legati all'occupazione e alla crisi economica  in atto, i cui effetti sui comportamenti demografici e familiari si potranno esplicare anche negli anni a venire". 

Nel primo trimestre 2020, "che ha scontato gli effetti della pandemia solo limitatamente al mese di marzo", la diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2019 risulta già evidente. Il calo è circa del 20% per matrimoni, unioni civili, separazioni consensuali  presso i tribunali, scende al 16% per separazioni e divorzi consensuali extragiudiziali presso i Comuni o con avvocati e per i divorzi consensuali presso i tribunali; appare, invece, più contenuta  per le separazioni e i divorzi giudiziali presso i tribunali con cali  rispettivamente di -11% e -13%.       

Il vero crollo si delinea nel secondo trimestre, "proprio per via delle pesanti restrizioni relative alla celebrazione dei matrimoni  religiosi durante il lockdown, così come per quelle finalizzate a  ridurre gli eventi di stato civile che hanno luogo nei Comuni:  matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi". La diminuzione rispetto al secondo trimestre 2019 è stata di circa 80% per i matrimoni, di circa 60% per le unioni civili e le separazioni o divorzi consensuali presso i comuni e i tribunali, mentre diminuiscono rispettivamente del 40% e del 49% le separazioni e i divorzi  giudiziali.