Questa lunga crisi economica, che stiamo vivendo soprattutto in Europa, ha messo in discussione le nostre certezze economiche, ma non soddisfa più i nostri bisogni come persone. Qual è la strada che dobbiamo intraprendere per avere un progresso e sviluppo sostenibile alla luce del documento ‘Oeconomicae et pecuniariae quaestiones’ di Papa Francesco? L’economia ha bisogno di una nuova via, Papa Francesco nel 2015 già ci dà un modello nuovo, nell’enciclica Laudato Si inizia a parlare della cultura dello spreco, e ci racconta che cosa sta succedendo nel creato, in questa nostra casa comune. L’attuale progresso è basato sulla finanza speculativa e su valori individualistici: successo, potere, accumulazione, opulenza. Tutto ciò non è sano perché distoglie dalla dimensione dell’essere autentico e favorisce la dimensione dell’avere. Il progresso dovrebbe, invece, essere incentrato sulla crescita dell’individuo e delle sue capacità mentali, psichiche e spirituali e le Istituzioni dovrebbero soprattutto porre attenzione all’accrescimento culturale del genere umano al fine di promuovere un modello di società in cui la vita sia più ricca di attività quali: istruzione, arte, letteratura, religione, filosofia, ricerca scientifica pura, sport e attività sociali in genere, per promuovere il ben-essere al posto del ben-avere. Quali sono i valori su cui poter costruire un progetto che possa sostenere tutte le ‘intemperie’ in un mondo in continua evoluzione? Ecco che qui ci viene in soccorso la Parola di Dio che eterna e immutabile indica una via, una persona, una verità nel Cristo. Sono infatti i valori da Lui promulgati dell’integrità, dell’onestà, dell’altruismo, della franchezza, dell’accoglienza, i soli che possano promuovere un vero sviluppo umano che possa condurre poi ad uno sviluppo sociale davvero sostenibile e armonico pur nella diversità. Si assiste spesso a un clima aziendale dove si creano barriere, incomprensioni, svalutazioni, perché l’individuo è “incastrato” in stati mentali reattivi di causa ed effetto che lo portano a voler apparire (anziché essere), a prevalere per sentirsi importante e riconosciuto, a cercare di differenziarsi, separandosi dall’altro sino a negarlo, volendo il “potere” a tutti i costi per non sentirsi svalutato o umiliato, ecc. Sono convinta, invece, che un passaggio fondamentale nelle organizzazioni che vogliono porre al centro la cura della persona, sia considerare l’individuo in base ai suoi primari bisogni esistenziali. Prof.ssa Buscarini Papa Francesco ci ricorda nella Laudato Si che: “L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzioni e di consumo…”. Da dove partiamo per cambiare questa tendenza? Ma per poter intraprendere questo cammino è necessario uscire dalla dominante visuale individualista, egoista, conformista e aprirsi all’Assoluto. La Verità, la Bellezza, l’Amore universale esprimono la dimensione divina alla quale dobbiamo tendere. La maggior parte dei leader, però, non è in grado di riconoscere la dimensione spirituale nelle organizzazioni e di creare un sistema di condivisione valoriale e di apertura a Dio. Cioè? Il vero problema è la mancanza di conoscenza delle più profonde dimensioni della natura umana, quelle che riguardano l’elevazione della coscienza, per lo sviluppo della potenzialità ontologica dell’essere umano. Attraverso un processo di promozione integrale della persona, e nel caso delle imprese di ciascun dipendente, si potrebbe avere il massimo rendimento. Questa oggi è la sfida più grande che le aziende dovrebbero saper affrontare, alla quale seguirebbero risultati economici straordinari per le aziende stesse e per l’intera società civile. Tornando al documento di Papa Francesco, che consiglio pratico potrebbe dare alle organizzazioni del nostro paese? Soltanto in quelle organizzazioni in cui si dà valore alla coscienza e a una filosofia aziendale improntata sui valori autentici si potrà apportare un miglioramento integrale nella qualità della vita umana. I dipendenti sentiranno di avere il permesso di esprimere i valori profondi che appartengono all’essere autentico perché li ritroveranno in azienda e si riconosceranno in essi, percependo di poter vedere concretizzato il diritto a esistere con dignità e di avere l’opportunità di esprimere il meglio di sé. Ciò conferirebbe alla stessa realtà organizzativa sia un valore aggiunto, sia un vantaggio competitivo e contribuirebbe alla maturazione di una tensione etica e progettuale per un nuovo modello di sviluppo sostenibile">
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MONDO

L’Economia di Papa Francesco

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di Roberto Montoya
Jorge Mario Bergoglio, venuto dall’altra parte del mondo, sorprende, stordisce e disorienta ancora i più duri sostenitori del capitalismo selvaggio, con il suo documento dell ‘Oeconomicae et pecuniariae quaestiones’  in cui propone un discernimento etico su alcuni aspetti dell’attuale sistema economico- finanziario che non ci realizza più come persone.  A Roma durante l’anteprima del festival dell’“Economia Come” nel Tempio di Adriano della Camera di Commercio, l’insegnamento economico di Papa Francesco, è stato al centro di un dibattito che ha avuto come protagonisti personaggi della vita economica, politica, studiosi e giornalisti.

I relatori hanno sottolineato l’importanza della centralità dell’uomo e del nuovo umanesimo nell’attività economica, ricordando il ruolo importante della Dottrina sociale della Chiesa, cominciando dall’enciclica di Papa Leone XIII, la Rerum Novarum, che metteva a fuoco “la questione sociale” dell’epoca e che parlava a credenti e non credenti, di tematiche che appartenevano a tutti. Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium sottolinea con molta fermezza che “Questa economia uccide” perché mette al centro di tutto il denaro e ubbidisce solamente alle sue logiche. L’uomo di oggi infatti vive di relazioni deboli, chiuso nell’egoismo, nell'opportunismo, e rischia di perdere il senso di solidarietà verso gli altri.

Questo scenario è ben noto al Papa latinoamericano, che fa tesoro dell'esperienza vissuta personalmente come figlio di immigrato in Argentina. Suo padre, un giovane uomo pieno di speranze, era fuggito dalla terribile situazione italiana per trovare accoglienza in America. Ma negli anni 30 la sua famiglia perse tutto e Bergoglio conobbe tra le mura della sua casa la sofferenza e il dramma.  Un vescovo argentino che ha vissuto le peggiori crisi economiche e finanziarie sperimentate in America Latina soprattutto quella  che nel 2000 mise in ginocchio tutta l’Argentina, con il famoso “cacerolazo”.

La vicinanza di Francesco ai giovani disoccupati, ai lavoratori in cassa integrazione, ai precari perenni, ma anche agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti, propone un sistema valoriale valido per tutti e che abbia un’etica fondata sulla libertà, sulla verità, sulla giustizia e sulla solidarietà finalizzata al bene comune. Lo ribadisce Il Presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti: ”La vocazione di un imprenditore è un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita; questo gli permette di servire veramente il bene comune. Il Vescovo di Roma è uno dei nostri opinion leader più importanti e lo è anche per noi imprenditori”.

Il Pontefice ci chiede di fermarci un attimo, di fare una riflessione, di essere laici con spirito di servizio, ci chiede di costruire un’umanità che torni alla contemplazione, perché nella contemplazione si possono risvegliare quei valori universali che sono scritti nel cuore di ognuno di noi. Questi valori sono nella nostra coscienza, ‘quel sistema nervoso dell’anima’, patrimonio spirituale meraviglioso, che però va svelato, va formato, perché viaggiamo sempre con il nostro libero arbitrio, pronti a fare il bene o il male. Francesco, commentando il significato del settimo comandamento, non rubare, dice: “La Vita non è il tempo per possedere, ma per AMARE

Abbiamo incontrato Cristiana Buscarini, Professore Associato di Economia Aziendale e Strategie all’Università degli Studi di Roma "Foro Italico"


Questa lunga crisi economica, che stiamo vivendo soprattutto in Europa, ha messo in discussione le nostre certezze economiche, ma non soddisfa più i nostri bisogni come persone. Qual è la strada che dobbiamo intraprendere per avere un progresso e sviluppo sostenibile alla luce del documento ‘Oeconomicae et pecuniariae quaestiones’ di Papa Francesco?

L’economia ha bisogno di una nuova via, Papa Francesco nel 2015 già ci dà un modello nuovo, nell’enciclica Laudato Si inizia a parlare della cultura dello spreco, e ci racconta che cosa sta succedendo nel creato, in questa nostra casa comune. L’attuale progresso è basato sulla finanza speculativa e su valori individualistici: successo, potere, accumulazione, opulenza. Tutto ciò non è sano perché distoglie dalla dimensione dell’essere autentico e favorisce la dimensione dell’avere. Il progresso dovrebbe, invece, essere incentrato sulla crescita dell’individuo e delle sue capacità mentali, psichiche e spirituali e le Istituzioni dovrebbero soprattutto porre attenzione all’accrescimento culturale del genere umano al fine di promuovere un modello di società in cui la vita sia più ricca di attività quali: istruzione, arte, letteratura, religione, filosofia, ricerca scientifica pura, sport e attività sociali in genere, per promuovere il ben-essere al posto del ben-avere.

Quali sono i valori su cui poter costruire un progetto che possa sostenere tutte le ‘intemperie’ in un mondo in continua evoluzione?

Ecco che qui ci viene in soccorso la Parola di Dio che eterna e immutabile indica una via, una persona, una verità nel Cristo. Sono infatti i valori da Lui promulgati dell’integrità, dell’onestà, dell’altruismo, della franchezza, dell’accoglienza, i soli che possano promuovere un vero sviluppo umano che possa condurre poi ad uno sviluppo sociale davvero sostenibile e armonico pur nella diversità. Si assiste spesso a un clima aziendale dove si creano barriere, incomprensioni, svalutazioni, perché l’individuo è “incastrato” in stati mentali reattivi di causa ed effetto che lo portano a voler apparire (anziché essere), a prevalere per sentirsi importante e riconosciuto, a cercare di differenziarsi, separandosi dall’altro sino a negarlo, volendo il “potere” a tutti i costi per non sentirsi svalutato o umiliato, ecc. Sono convinta, invece, che un passaggio fondamentale nelle organizzazioni che vogliono porre al centro la cura della persona, sia considerare l’individuo in base ai suoi primari bisogni esistenziali.

Prof.ssa Buscarini Papa Francesco ci ricorda nella Laudato Si che: “L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzioni e di consumo…”. Da dove partiamo per cambiare questa tendenza?

Ma per poter intraprendere questo cammino è necessario uscire dalla dominante visuale individualista, egoista, conformista e aprirsi all’Assoluto. La Verità, la Bellezza, l’Amore universale esprimono la dimensione divina alla quale dobbiamo tendere. La maggior parte dei leader, però, non è in grado di riconoscere la dimensione spirituale nelle organizzazioni e di creare un sistema di condivisione valoriale e di apertura a Dio.

Cioè?

Il vero problema è la mancanza di conoscenza delle più profonde dimensioni della natura umana, quelle che riguardano l’elevazione della coscienza, per lo sviluppo della potenzialità ontologica dell’essere umano. Attraverso un processo di promozione integrale della persona, e nel caso delle imprese di ciascun dipendente, si potrebbe avere il massimo rendimento. Questa oggi è la sfida più grande che le aziende dovrebbero saper affrontare, alla quale seguirebbero risultati economici straordinari per le aziende stesse e per l’intera società civile.

Tornando al documento di Papa Francesco, che consiglio pratico potrebbe dare alle organizzazioni del nostro paese?

Soltanto in quelle organizzazioni in cui si dà valore alla coscienza e a una filosofia aziendale improntata sui valori autentici si potrà apportare un miglioramento integrale nella qualità della vita umana. I dipendenti sentiranno di avere il permesso di esprimere i valori profondi che appartengono all’essere autentico perché li ritroveranno in azienda e si riconosceranno in essi, percependo di poter vedere concretizzato il diritto a esistere con dignità e di avere l’opportunità di esprimere il meglio di sé.
Ciò conferirebbe alla stessa realtà organizzativa sia un valore aggiunto, sia un vantaggio competitivo e contribuirebbe alla maturazione di una tensione etica e progettuale per un nuovo modello di sviluppo sostenibile