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ITALIA

Coronavirus

Dopo monito di Papa Francesco, la Diocesi di Roma ci ripensa e riapre tutte le chiese

Dopo il monito di Papa Francesco la Cei ci ripensa e riapre tutte le chiese a Roma. Oggi Bergoglio festeggia 7 anni di pontificato. Le sue parole: misure drastiche non sempre sono buone 

 

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La diocesi di Roma si corregge. Dopo il decreto di ieri emanato dal cardinale vicario Angelo De Donatis in cui fino al 3 aprile venivano chiuse tutte le chiese, parrocchiali e non, oggi si dispone che restino "aperte le chiese parrocchiali e quelle che sono sedi di missioni con cura di anime ed equiparate". Stamani Papa Francesco nell'omelia di Santa Marta, trasmessa in streaming aveva lanciato un monito ai vescovi sottolineando che "le misure drastiche non sempre sono buone", pregando che "lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità e il discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lascino da solo il santo popolo fedele di Dio".

Il decreto di chiusura della Cei
Rimanevano "accessibili solo gli oratori di comunità stabilmente costituite (religiose, monastiche, ecc.), limitatamente alle medesime collettività che abitualmente ne usufruiscono in quanto in loco residenti e conviventi, con interdizione all'accesso dei fedeli che non sono membri stabili delle predette comunità", si legge nel decreto del card. De Donatis. "I fedeli sono in conseguenza dispensati dall'obbligo di soddisfare al precetto festivo", aggiunge. "Sarà cura dei sacerdoti responsabili dell'esercizio di culto nei singoli luoghi (Parroci, Rettori, Cappellani, ecc.) attivarsi per dar seguito a questa disposizione, innanzitutto con la chiusura delle aule di culto e con ogni altra iniziativa idonea allo scopo", spiegava ancora il decreto. "Ricordiamo che questa disposizione è per il bene comune - conclude -. Accogliamo le Parole di Gesù che ci dice 'dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro' (Mt. 18.20). In questo tempo, ancora di più, le nostre case sono Chiese domestiche". 

Il commento di Papa Francesco
Dopo la misura erano arrivate le parole di Papa Francesco alla Cei.
"Le misure drastiche non sempre sono buone, per questo preghiamo: perché lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità e il discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lascino da solo il santo popolo fedele di Dio". Lo ha detto Bergoglio nella messa celebrata a Santa Marta (e trasmessa in streaming). Il Pontefice, non si riferisce alle misure prese dal governo per contenere i contagi evitando gli assembramenti pubblici, ma si rivolge ai pastori perché tengano conto delle esigenze dei fedeli che hanno bisogno di essere accompagnati spiritualmente in un momento così drammatico. "In questi giorni - ha detto Francesco - ci uniamo agli ammalati, alle famiglie, che soffrono questa pandemia. E vorrei anche pregare oggi per i pastori che devono accompagnare il popolo di Dio in questa crisi: che il Signore gli dia la forza e anche la capacità di scegliere i migliori mezzi per aiutare. Che il popolo di Dio si senta accompagnato dai pastori e dal conforto della Parola di Dio, dei sacramenti e della preghiera".

13 marzo 2020, 7 anni di pontificato di Papa Francesco
E proprio oggi 13 Marzo, Papa Francesco che festeggia 7 anni di Pontificato. "In questo giorno in cui Lei ricorda il Suo anniversario ci permetta ancora di rendere grazie al Signore per i suoi innumerevoli doni". Così il Presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, in una lettera di auguri. "Grazie - continua il presidente della Conferenza episcopale italiana - per l'attenzione che costantemente rivolge alle persone che fanno fatica: molti ci dicono che la Sua presenza e le Sue parole sono luoghi in cui riprendere le forze per affrontare ogni giornata. Grazie perché ci ricorda che siamo doni di Dio per la vita di tutti i fratelli e le sorelle che incontriamo. Le chiediamo umilmente di pregare per la Chiesa che è in Italia, per tutti coloro che in questo momento stanno soffrendo, perché il Signore conceda a tutti la forza necessaria per ripartire", nel messaggio del cardinale Bassetti.

E attraverso le pagine dell' Osservatore Romano anche il il cardinale Gianfranco Ravasi lascia un ricordo del suo primo incontro con Bergoglio prima dell'elezione al Soglio Petrino. "Non l'avevo mai incontrato prima di quei giorni. Ne avevo sentito parlare occasionalmente e conoscevo il suo profilo vagamente. Fu soltanto in quel piovoso pomeriggio di mercoledì 13 marzo 2013 che ci trovammo casualmente insieme da soli". Camminarono fino a raggiungere "la Cappella Sistina, ove insieme agli altri cardinali elettori partecipavamo al Conclave". Ravasi racconta che fu Bergoglio "a rievocare il filo personale che ci univa e che era per me ignoto. L'incontro implicito - prosegue - era avvenuto proprio a Buenos Aires attraverso le mie pubblicazioni, due in particolare, un 'duplice commento' al lezionario domenicale e soprattutto il vasto commentario che nel 1979 avevo elaborato su uno dei libri piu' sconvolgenti e misteriosi della Bibbia, quello di Giobbe".