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MONDO

Episodi chiave nella vita del primo ministro

Gran Bretagna, la Thatcher segreta, pronta a usare i militari contro i minatori in rivolta

Sono stati divulgati alcuni documenti segreti del 1984, in base alla legge che ne permette la pubblicazione dopo trent’anni. Rivelano particolari inediti su alcune vicende di quall’anno chiave per la "Lady di ferro", allora primo ministro

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Margaret Thatcher
Londra
La rivolta dei minatori, il falso attentato contro la residenza dell'ambasciatore francese nel 1984, la mancata pressione per la liberazione di Mandela, nella prima riunione ufficiale con l’allora primo ministro sudafricano. Sono alcuni degli episodi contenuti nei documenti segreti dell'Archivio nazionale, in Gran Bretagna, adesso resi pubblici, in base alla legge che ne permette la pubblicazione dopo trent’anni. Risalgono tutti al 1984, anno chiave per Margaret Thatcher, allora primo ministro, e rivelano particolari inediti su alcune vicende.
 
I minatori
Era tutto pronto a Londra nel 1984 per un risolutivo intervento dell'esercito durante il duro braccio di ferro tra Margaret Thatcher e i minatori, iniziato dopo la chiusura, da parte dell’esecutivo, di alcuni pozzi in perdita. E’ uno dei punti che emerge dai documenti. Al contrario di quanto ufficialmente affermato dal governo, infatti, la Thatcher aveva contemplato la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza, ordinando ai militari di fare irruzione nelle miniere e prelevare il carbone necessario per il Paese sull'orlo della crisi energetica.

L’idea dello stato di emergenza, che avrebbe dovuto essere proclamato ufficialmente dalla Regina, “venne scartata sulla base del fatto che avrebbe causato il panico nella popolazione”, secondo quanto riferisce il quotidiano britannico Daily Mail. Dalle carte emerge anche il reale timore della Lady di ferro e del governo di dover soccombere ai minatori. La prima volta a luglio, quando alla protesta si aggiunsero i lavoratori portuali: "Il tempo non è dalla nostra parte" ammise l'allora ministro del Lavoro, Norman Tebbit, in una nota riservatissima diretta alla Thatcher. Risale poi ad ottobre una lista delle "opzioni da scenario peggiore", che comprendeva 'interventi-limite', redatta dopo che era ormai chiara l'intenzione dei minatori di non cedere di un millimetro, minacciando di fatto la 'chiusura totale' del Paese.

Il falso attentato alla residenza dell'ambasciatore francese
Tra i file finora secretati e resi pubblici c’è anche quello che accadde nell’ottobre 1984, il giorno prima della visita in Gran Bretagna dell'allora presidente francese François Mitterrand: un addetto alla sicurezza collocò nella residenza dell'ambasciatore due esplosivi per mettere alla prova l'efficienza della polizia britannica. Un fatto che causò un vero e proprio incidente diplomatico con la Francia. Margaret Thatcher e i suoi ministri andarono subito su tutte le furie, in particolare perché Parigi si rifiutò di porgere le proprie scuse. Quanto avvenuto fu definito "inspiegabile ed inaccettabile" e i ministri chiesero delle garanzie che fatti del genere non si sarebbero più ripetuti.
 
Mandela
Un altro particolare inedito rivelato dalla pubblicazione degli archivi, risale al giugno del 1984, quando nella prima riunione ufficiale tra l'allora primo ministro sudafricano Pw Botha e la premier britannica, quest'ultima non fece alcuna pressione per la liberazione di Nelson Mandela, che in quegli anni stava scontando una condanna all'ergastolo. In un faccia a faccia durato 4 ore, Thatcher non menzionò nemmeno una volta il simbolo della lotta contro l'apartheid, nonostante, secondo le sue note personali, ne avesse parlato in una precedente udienza non ufficiale durata 40 minuti.