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MONDO

La nuova Guerra Fredda

La crisi in Ucraina: un conflitto fratricida nel cuore d'Europa

Dalla rivolta di piazza Maidan alla crisi in Crimea. Il conflitto in corso nelle regioni orientali e russofone di Donetsk e Lugansk sconvolge ancora l'Europa. In mezzo la tragedia del Boeing della Malaysia Airlines

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Tutto ha inizio una domenica di fine novembre 2013. Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych (leader del Partito delle Regioni, filo-russo) rifiuta di firmare l’Accordo di associazione (Aa) con l’Unione europea, alleanza commerciale che avrebbe creato una zona di libero scambio tra Bruxelles e Kiev. L'atto viene interpretato come la scelta di legarsi sempre più a Mosca. 

La rivolta di Maidan
La situazione precipita quando il premier Mykola Azarov (il politico più filo russo del Paese) firma un decreto che sospende il processo di preparazione dell’intesa d'associazione tra Ucraina e Ue. Quello stesso giorno, il 21 novembre, il Parlamento boccia una legge che avrebbe permesso alla leader dell'opposizione, Yulia Tymoshenko, di uscire dal carcere. Più di 100mila persone a Kiev scendono in strada e piazza dell’Indipendenza (Maidan) diventa in breve tempo il simbolo della rivolta di quella parte di Ucraina che chiede di staccarsi dalla Russia e dal suo passato comunista. Giorno dopo giorno la protesta cresce: i diversi gruppi di opposizione accusano il governo di essere un burattino nelle mani di Putin e di svendere il paese a Mosca. Oltre a Kiev si manifesta in diverse città del paese. Yanukovych ordina di sparare sulla popolazione. 


L'accordo di dicembre con Putin
A metà dicembre Ucraina e Russia stringono un nuovo accordo che taglia fuori l’Unione Europea: Mosca avrebbe investito 15 miliardi di dollari in titoli di Stato ucraini e ridotto il prezzo del gas che fornisce all’Ucraina di circa un terzo. Il 22 gennaio entrarono in vigore nuove norme che limitano la libertà di associazione e sanzionano in maniera dura i dimostranti. La gente scende di nuovo in piazza. Il 24 gennaio Yanukovych cerca il dialogo con le opposizioni promettendo un’amnistia e un rimpasto di governo ma i due più imprtanti leader della protesta - Yatsenyuk e Klitschko - rifiutano e ne chiedono le dimissioni. Pochi giorni più tardi, il Parlamento abolisce le legge anti-proteste. Sotto la pressione delle enormi manifestazioni di massa scoppiate in tutto l'Ucraina occidentale il governo si dimette.

La crisi in Crimea e la nuova 'Guerra Fredda'
Con la caduta, a fine febbraio, del presidente filorusso Yanukovich e la presa del potere da parte dell’opposizione nazionalista e filo-europea, scoppiano le prime insurrezioni nella repubblica autonoma di Crimea e in alcune regioni dell'Est (Donetsk), tradizionalmente filorusse. Il Parlamento della Crimea ('repubblica autonoma' all'interno dell'Ucraina) decide di indire un referendum per staccarsi da Kiev.

L’invasione russa
In attesa del referendum, la Russia, che non riconosce il nuovo governo di Kiev giudicandolo "illegittimo" e che in base ad accordi bilaterali ha una base navale a Sebastopoli, invia migliaia di soldati per presidiare le principali città della Penisola, oltre a numerosi mezzi blindati. Il governo provvisorio di Kiev denuncia "l'invasione" e si oppone alla cessione della Crimea. Prima gli Usa, poi l’Unione europea (in maniera più lieve), introducono sanzioni: si parla di una nuova Guerra Fredda. 

Il Referendum
L'esito della consultazione sancisce la vittoria, con un'altissima maggioranza, dell'opzione autonomista (oltre il 97%) ma la legittimità del referendum è respinta dall'Unione europea e dagli Usa che la ritengono in violazione del diritto internazionale e della Costituzione dell'Ucraina, mentre è ritenuto valida dalla Russia. I filo-russi scendono in piazza per sostenere la causa della secessione. 

Il dramma del Boeing della Malaysia Airlines
A complicare la guerra civile che stravolge l'Europa un'altra tragedia: quella del Boeing 777 della Malaysia Airlines abbattuto da un missile nell'est dell'Ucraina con 280 passeggeri e 15 membri dell'equipaggio: nessun sopravvissuto. Il volo, partito da Amsterdam e diretto Kuala Lumpur, sorvolava la zona di Shiaktiorsk, 40 chilometri a est di Donetsk, un'area di combattimenti tra i separatisti filorussi e l'esercito di Kiev. Ucraina e Russia si rimpallano le responsabilità e intanto l'Unione Europea e gli Stati Uniti decidono di inasprire le sanzioni. Dopo più di nove mesi dalla rivolta di Maidan (Piazza Indipendenza), i soldati ucraini continuano a combattere contro i separatisti russi favorevoli all’annessione a Mosca