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MONDO

Cresce l'indignazione in tutto il mondo ma anche in Cina

La strage di Yulin. Perché il cane non è una mucca

Tra le proteste degli animalisti, e non solo, è partito oggi il discusso Festival cinese in cui si consuma carne di cane

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di Luca Gaballo
La strage dei cani e il banchetto di Yulin in Cina, , prima ancora di interpellare la nostra coscienza, agisce in maniera potente sulla sfera dei sentimenti. Non stupisce che una strage rituale come quella di Yulin stia provocando una tale ondata di rigetto sui media di tutto il mondo e non stupisce che il movimento per mettere fine al festino a base di carne di cane sia divenuto potente nella stessa Cina.

Ma le mucche o gli agnelli non meriterebbero lo stesso rispetto di cani e gatti? Considerazione razionalmente ineccepibile ma vuota di senso se consideriamo i fatti. Nelle famiglie italiane vivono come animali domestici circa 12 milioni di cani. Questi animali hanno ormai pochissimo in comune con i progenitori selvatici che esistevano nel mitico “stato di natura”, sono stati selezionati nel corso di migliaia di anni per vivere con noi, prima per accompagnare l’uomo nelle sue attività più varie, e poi, sempre di più, come animali di compagnia e di affezione.

Il rapporto tra l’uomo e il cane, si fonda su alcune affinità profonde tra le nostre due specie, che hanno consentito negli anni la domesticazione. Il cane è capace di sentimenti come l’amore, la fedeltà, la lealtà, il coraggio, la dedizione al nucleo familiare “umano”. Ma soprattutto il cane è capace di comunicare questi sentimenti con grande evidenza usando codici perfettamente comprensibili a noi umani. Allo stesso modo noi umani siamo perfettamente capaci di comunicare questi sentimenti all’animale usando i “nostri” codici.  Questo avviene perché il cane è un animale sociale, come noi, evoluto nel branco, un branco strutturato in gerarchie complesse, come noi. Chiunque abbia vissuto con un cane sa che l’animale ha una chiara nozione di cosa è “proprietà privata” e cosa è “furto”, una chiara visione di ciò che è giusto e cosa è sbagliato, è capace di candore ma anche di sotterfugi, sa mentire, negare l’evidenza, sa esprimere soddisfazione ma anche mortificazione, sa perfino chiedere scusa, insomma, domina con efficacia gran parte degli strumenti di comunicazione dei sentimenti che noi umani possiediamo.

Nell’enciclica Laudato si', papa Francesco affronta il tema del rapporto di amore che ci lega al creato, stigmatizzando chi si commuove per le sofferenze degli animali e magari resta indifferente di  fronte alla povertà, alla sopraffazione, al dolore subito dai propri simili. Il Papa riconosce però, subito dopo, che l’amore non è divisibile, non c’è un amore alto ed uno basso e che il sentimento per la natura e le creature sgorga dallo stesso cuore capace di amore per il prossimo e per Dio.

E' la capacità di sentimento ed empatia con noi, la storia millenaria del rapporto particolarissimo tra le nostre specie che è profondamente intrecciato con la nostra storia culturale a dare a questi animali domestici e di affezione un ruolo del tutto particolare.