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MONDO

Martedì 10 maggio 2021

Le notizie dal mondo: la rassegna stampa internazionale

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di Paolo Cappelli
 Un vuoto di potere nei territori, un Paese, Israele, agli scoccioli dell'era Netanyahu. 

NYT
Esplode la violenza fra israeliani e palestinesi. Battaglia a Gerusalemme, razzi da Gaza verso la città santa, raid israliani.






WSJ
Nuovi scontri a Gerusalemme alimentano timori di un conflitto più ampio






Israel Hayom
La giornata di Gerusalemme diventata giornata di guerra. Replica dell'esercito nella Striscia. L'obiettivo: smantellare l'asse Gaza-Gerusalemme, fra la rivolta del Monte del tempio e il lancio di razzi dalla Striscia. Il premier Netanyahu assicura: Israele risponderà con estrema durezza. Lo scontro può durare a lungo.



Dichiarazione di guerra
La rivolta a Gerusalemme e i razzi da Gaza, questa è un'equazione con cui Israele non può convivere. Non solo perché i residenti della Striscia di Gaza non devono essere trasformati in ostaggi dei capricci di Hamas, ma perché l'organizzazione non ha e non deve avere status o rivendicazioni a Gerusalemme. Se lasciata incontrollati, potrebbero finire per tentare di conquistare anche la Cisgiordania. Pertanto, Hamas non lascia ad Israele altra scelta che rispondere - e rispondere in modo sproporzionato. L'esercito voleva già rispondere con forza due settimane fa, ma è stato fermato dalla politica, dall'opportunità di far finire il Ramadan in pace. Ora, le redini sono state tolte. Il gabinetto ha approvato le tre fasi d'azione per l'esercito: la prima, uno sforzo per contrastare e interrompere il lancio di razzi il più possibile; la seconda, danni significativi al braccio militare di Hamas, al suo personale e alle infrastrutture; la terza, lungo la strada, l'esercito cercherà di danneggiare anche altre organizzazioni nella Striscia di Gaza (guidate dalla Jihad islamica) e privarle di capacità d'offesa. Che Hamas imponga gli orari in Israele e determini il battito cardiaco dei suoi cittadini, è inaccettabile. 

Jerusalem Post
L'esercito si prepara a combattere mentre razzi prendono di mira Gerusalemme
Oltre un centinaio, fra questi anche missili anti tank, lanciati verso Israele. Palestinesi: 20 morti, compresi 9 bambini




La capitale in fiamme, di Anna Ahronheim
Poteva andare in entrambi i modi. Poteva tornare la calma, o Israele poteva ritrovarsi in guerra. Anche se la scorsa settimana ha visto centinaia di palestinesi e agenti di polizia israeliani e civili feriti, l'establishment della Difesa pensava ancora che la situazione avrebbe potuto tornare alla normalità. Era un pio desiderio. Ora l'esercito ha aumentato il suo dispiegamento di truppe in Cisgiordania, dove si aspetta più violenza. I militari credevano che gli islamisti fossero più scoraggiati. Ma non lo sono. Sebbene Israele e gruppi terroristici nella Striscia di Gaza si siano scontrati più volte negli ultimi tre anni, l'anno scorso c'è stata molta meno violenza, dovuta in parte alla pandemia di coronavirus. Ma con il paese apparentemente uscito dal peggio della pandemia, le cose sono tornate alla vecchia modalità. E la situazione di stallo politico che Israele sta affrontando ha aggravato il quadro
Il disegno di legge per legalizzare avamposti passa voto preliminare
La Knesset ha dato la sua approvazione preliminare, 45 voti a 30, a un disegno di legge che legalizzerebbe circa 70 avamposti dei coloni della Cisgiordania, anche sapendo che l'approvazione finale creerebbe tensione con gli Stati Uniti. Prima del passaggio preliminare del disegno di legge, un portavoce del Dipartimento di Stato ha detto: "Siamo profondamente preoccupati per la potenziale 'legalizzazione' degli avamposti che sono stati a lungo considerati illegali secondo la legge israeliana". Il testo deve essere sottoposto a tre letture prima che possa diventare legge. Se Yair Lapid e Naftali Bennett riusciranno a formare una coalizione, è improbabile che la legislazione possa andare avanti. Se i negoziati dovessero protrarsi, resta la possibilità che l'attuale Knesset, che sostiene l'iniziativa, possa accelerarla.

Haarez
Tensione per la marcia della giornata di Gerusalemme. Gli scontri al monte del tempio culminano nel lancio dei razzi da Gaza.
La controversa marcia della bandiera nella Città Vecchia di Gerusalemme è stata annullata dalla polizia e poi ripristinata sullo sfondo delle crescenti tensioni nella città tra ebrei e palestinesi, culminate nel tardo pomeriggio di ieri i razzi lanciati dalla Striscia di Gaza. Ad un certo punto della giornata, la polizia ha deciso di bloccare la marcia della bandiera, che generalmente attira un gran numero di giovani ebrei, dopo i violenti scontri nella Città Vecchia. Ma nel tardo pomeriggio, il comandante della polizia del distretto di Gerusalemme ha deciso di autorizzare la marcia, ma non attraverso la Porta di Damasco. Parlando a Canale 12 ieri sera, il commissario di polizia Kobi Shabtai ha detto che la polizia è stata fin troppo moderata nella risposta alla violenza. "Presumo che al momento, siamo nella fase di togliersi i guanti", ha detto. Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese, solo ieri mattina gli scontri al Monte del Tempio avevano causato più di 300 palestinesi feriti. Haaretz ha appreso da diverse fonti della polizia che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha preso la decisione di deviare la marcia. La marcia, che gli organizzatori considerano una celebrazione del ritorno del popolo ebraico nella Città Vecchia di Gerusalemme dopo che gli ebrei furono esclusi dall'area dalla linea dell'armistizio del 1949, è vista come una provocazione da molti palestinesi. L'ufficio di Netanyahu era stato inondato di messaggi da personalità di spicco all'estero che esortavano Israele a porre fine alle violenze a Gerusalemme e a cambiare il percorso della marcia, ha detto una fonte palestinese

Bradley Burston: La Giornata di Gerusalemme mi ricorda: gli estremisti e i fanatici di Israele non sono il mio popolo ebraico
C'è un mostro nel mio armadio. Perché sono israeliano. E un ebreo. E perché arriva il giorno di Gerusalemme. Sappiamo tutti cosa c'è dietro quella porta. Le bombe incendiarie di Hamas per incenerire i raccolti, i campi e le case della mia famiglia e dei miei amici vicino alla Striscia di Gaza. Sappiamo tutti cos'altro c'è dietro quella porta. Non un mostro. Persone con volti e nomi. E bambini. Anziani. Persone sfollate. Persone a cui non è permesso un senso di appartenenza. Persone per le quali la vita, la cultura, l'identità, le speranze, le aspirazioni, si intersecano nell'amarezza, nella nostalgia e nelle lacerazioni dell'esilio. Suona familiare? Il mio popolo, gli ebrei, è orgoglioso di studiare molto. Ma sembriamo non imparare. La grande tragedia del mio popolo, gli ebrei, è anche la sua storia di sfollati, di sradicamento da una casa amata, di espulsione, di esilio. E ora che noi siamo tornati a casa, migliaia di anni dopo, il grande peccato del mio popolo, la nostra più profonda trasgressione, è l'esilio che vogliamo causare ad altri, i nostri parenti, sangue del nostro sangue, figli di Abramo, i palestinesi. 
Chi c'è dietro quella nel giorno di Gerusalemme? Per cominciare, i milioni di palestinesi tenuti sotto occupazione in Cisgiordania e a Gerusalemme est, tenuti imbottigliati e in condizioni miserabili a Gaza. Chi altro c'è dietro quella porta? I teppisti delle colonie che cercano di espellere e sostituire i residenti palestinesi del quartiere di Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est. Nella marcia della bandiera giovani ortodossi cantano a squarciagola una canzone: "Il credente non ha mai paura", inizia il ritornello. "Siamo quelli che hanno il Re dell'Universo, lui ci tiene al sicuro da tutti gli altri. "Am Yisrael, il popolo di Israele, non si arrenderà mai, non scenderà mai a compromessi".  In altre parole, se sei a favore del compromesso, se sei a favore della coesistenza, della democrazia, dell'uguaglianza non sei parte di Am Israel. Questo non è il mio popolo
I colloqui della coalizione rivale del premier significano che Netanyahu non ha fretta di ridurre l'escalation degli scontri a Gaza. Il presidente della Lista Araba Unita Mansour Abbas sospende i colloqui con Lapid per le violenze a Gerusalemme e Gaza, dando a Netanyahu un incentivo a mantenere alta la tensione

Der Standard
Fuoco in superficie di un incendio minaccioso, Maria Sterkl da Gerusalemme
Il cannone ad acqua è attualmente un ospite quotidiano a Sheikh Jarrah. E' stato così anche sabato sera a Gerusalemme Est. Le unità di polizia in assetto anti guerriglia fanno il loro lavoro, si sente lo schianto di granate di gas lacrimogeni, sirene di ambulanze, urla. La polizia usa proiettili di gomma, solo fra venerdì e sabato, secondo fonti mediche, più di 200 manifestanti palestinesi sono rimasti feriti, una quarantina ha subito lesioni. Loro hanno lanciato pietre, dato fuoco a una macchina. Uno dei fattori scatenanti di queste proteste è l'imminente sfratto di 13 famiglie dallo Sheikh Jarrah. Coloni ebrei rivendicano le loro case. La legge lo rende facile. Se possono dimostrare che le case erano una volta di proprietà di ebrei prima del 1948, i tribunali spesso danno loro ragione. Le organizzazioni dei coloni sono alla ricerca di proprietà con questo elemento di prova. Il Ministero degli Esteri israeliano sottolinea che Sheikh Jarrah è una "disputa di proprietà privata" che ora viene sfruttata dai leader palestinesi. La seconda parte di questa frase è corretta. Hamas sta facendo tutto il possibile per approfittare della rabbia causata dagli sfratti. Ma questa è tutt'altro che una disputa privata, non lascia dormire la gente di Sheikh Jarrah e suscita timori di una nuova intifada tra gli israeliani. A parte il fatto che a Gerusalemme, la città contesa, una disputa di proprietà è raramente apolitica, una crisi diplomatica è alle porte. Gli inviati del Quartetto per il Medio Oriente, Stati Uniti, Russia, UE e Nazioni Unite, si dicono "allarmati " per l'espulsione di "famiglie palestinesi dalle case in cui vivono da generazioni". Nel mondo arabo, anche gli Emirati Arabi Uniti recentemente riconciliati con Israele e il Regno del Bahrein hanno trovato chiare parole di condanna. E il ministro degli esteri giordano ha accusato Israele di "giocare un gioco pericoloso con il fuoco". L' Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani, ha parlato di "crimini di guerra". 

Welt
Escalation a Gerusalemme, Hamas attacca con razzi
Alan Posener: a prima vista, la situazione a Gerusalemme sembra chiara. Gli arabi di Gerusalemme est resistono agli sfratti israeliani. Ma nel conflitto in Medio Oriente, il primo sguardo è quasi sempre sbagliato. Gli ebrei vivevano nel distretto di Shimon HaTzadik da 2000 anni. Alla fine del XIX secolo, quando Gerusalemme era nell'Impero Ottomano e la maggioranza della popolazione era ebrea, molti ebrei yemeniti si stabilirono qui. Quando la Palestina conobbe un sussulto dopo il 1918, iniziò una grande immigrazione araba. Incitati dai sostenitori di Hitler e dal Gran Mufti al-Husseini , tra il 1936 e il 1939 gli arabi del vicino distretto di Sheikh Jarrah attaccarono gli ebrei a Shimon HaTzadik. Invece di difenderli, gli inglesi ordinarono la loro evacuazione. Quando la Giordania occupò Gerusalemme Est, contrariamente alla risoluzione dell'ONU, nel 1948, agli ultimi ebrei fu data l'alternativa della fuga o della morte. La loro proprietà venne confiscata e il nome Shimon HaTzadik cancellato. Nel 1967, Gerusalemme Est fu conquistata da Israele nella Guerra dei Sei Giorni e nel 1980 la città fu riunificata amministrativamente. Come la proprietà espropriata dai comunisti è stata restituita in Germania con l'unificazione tedesca, gli ebrei espropriati a Gerusalemme hanno il diritto alla restituzione delle loro proprietà. Ci si potrebbe chiedere se la polizia israeliana stia agendo con saggezza; che tra gli israeliani vi siano estremisti che provocano anche arabi moderati è vero. Ma tutti gli appelli alla moderazione sembrano inutili a meno che non affrontino il nocciolo del problema: il desiderio degli arabi radicali di mantenere i quartieri arabi di Gerusalemme "liberi dagli ebrei". La Germania in particolare non può e non deve approvarlo in silenzio.

Liberation
Gerusalemme, ritorno di fiamma
dopo un fine settimana di scontri sulla spianata delle moschee, la violenza è salita ancora di tono ieri, con il lancio di razzi palestinesi sulla città santa e la rappresaglia israeliana con diversi morti a Gaza. Un sussulto di tensione sullo sfondo dello stallo della diplomazia internazionale 


Editoriale: orizzonte bloccato, di Alexandra Schwartzbrod
È difficile non rimanere delusi quando si tratta del conflitto israelo-palestinese, e in particolare di Gerusalemme, fonte di tensioni permanenti dal 1948. Tutti gli elementi del problema sono noti, la comunità internazionale ha rinunciato a far rispettare la legge; il cittadino del mondo non se ne interessa più, visto che tutto è stato detto e che non c'è più niente da fare. Eppure, a Gerusalemme Est in questi giorni ci sono tutti i semi di un'esplosione potenzialmente drammatica per la regione ma anche per il resto del mondo. Perché la violenza arriva in una sorta di vuoto siderale in Israele e nei Territori palestinesi mentre il padrino americano, dopo l'era ultra-filo-israeliana di Trump, sembra volere guadagnare tempo su un fascicolo minato. Israele si ritrova ancora una volta senza governo, l'incuria della classe politica flagrante e disperata. L'Autorità Palestinese ha appena annunciato il rinvio delle prime elezioni in quindici anni nei Territori: ha perso ogni credibilità con il suo popolo e rimane soffocata da Israele. Quanto all'Europa, è impercettibile. I giovani palestinesi, per lo più nati durante l'ultima Intifada, non hanno conosciuto altro che questa pressione israeliana, questa Autorità Palestinese morente, questo orizzonte bloccato. Non hanno più niente da perdere, questo è il pericolo. Joe Biden è forse l'unico che può recitare un ruolo. Non deve indietreggiare.

Washington Post
Ishaan Tharoor: la diplomazia americana lancia un appello alla calma in Israele. Ma gli USA sono parte del problema
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che i "gruppi terroristici" a Gaza hanno " oltrepassato la linea rossa " con i loro attacchi missilistici. Ma l'ultima esplosione di ostilità ha una lunga coda, a seguito di numerose azioni aggressive da parte delle forze di sicurezza israeliane e dei gruppi suprematisti ebraici di estrema destra a Gerusalemme. Due settimane fa, bande di estremisti ebrei, compresi alcuni coloni della Cisgiordania, hanno marciato attraverso le aree popolate da palestinesi della città santa, cantando "Morte agli arabi", danneggiando proprietà e case palestinesi.
In una dichiarazione del Dipartimento di Stato, gli Stati Uniti hanno fatto appello alla "calma", sollecitando "la de-escalation da tutte le parti", condannando Hamas e ribadendo il diritto di Israele all'autodifesa. In un intervento pubblicato a fine apriledal Jerusalem Post, tre ex comandanti delle forze di difesa israeliane avevano avvertito che israeliani e palestinesi erano in "rotta di collisione" - non solo a causa della "politica militante di Hamas", ma a causa di una confluenza di altri fattori, tra cui l'annessione de facto "ora galoppante" della Cisgiordania e la crescente inefficacia e indebolimento dell'Autorità Palestinese, che nominalmente governa i territori occupati ma è impopolare in Cisgiordania e priva di autorità nella Gaza controllata da Hamas. "Il coinvolgimento attivo degli Stati Uniti  sostenevano - è necessario per arrestare queste tendenze e allontanarsi dalla ricetta perfetta per un conflitto senza fine", scrivevano i generali in pensione. L'amministrazione Biden non ha nascosto il suo desiderio di evitare un coinvolgimento nel conflitto israelo-palestinese. Ma alcuni analisti sostengono che il sostegno negli anni delle amministrazioni statunitensi a Israele - attraverso miliardi di dollari in aiuti militari, l'acquiescenza alla costante espansione israeliana degli insediamenti in Cisgiordania e lo scudo a favore di Israele dalla censura nei forum internazionali - ha portato il conflitto a questo punto. "Gli Stati Uniti non sono uno spettatore nel conflitto; è parte integrante dell'asimmetria che ferisce ingiustamente una parte a favore dell'altra, rendendo la pace più remota ", ha twittato Shibley Telhami del Brookings Institution. Negli ultimi due decenni, la politica israeliana si è spostata sempre più a destra. Netanyahu non nutre alcun impegno sostanziale per la "soluzione dei due stati" sostenuta sia dai Democratici che dai Repubblicani USA, mentre alcuni dei suoi alleati politici e rivali la rifiutano unilateralmente. "Washington continua a negare fermamente la crescente tendenza all'estremismo nella politica e nella società israeliana - una realtà che ha giustificato e alimentato", ha scritto Khaled Elgindy, del Middle East Institute.
  


Dalla redazione

Gestion (Perù) 

Il 60% degli adulti in America Latina aumentati di peso durante la pandemia 


Secondo il Forum "Obesità, una pandemia silenziosa", organizzato dalla farmaceutica Merck del Perù, il 60% della popolazione latinoamericana in età compresa tra i 33 e i 50 anni è aumentata di peso a causa della pandemia di COVID-19, peggiorata dall’aumento di ansia, dalle preoccupazioni e dalla ridotta mobilità. Durante l'incontro online il direttore sanitario della farmaceutica, Juan Omar Toledo, ha sottolineato che questi dati sono stati ottenuti dopo un'indagine condotta dalla società privata Ipsos in Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Messico e Perù: "In molti casi - aggiunge Toledo – il lockdown ha portato ad una crescita dell’ansia e preoccupazione, riduzione della mobilità e routine di esercizio. Le abitudini e le emozioni hanno un ruolo fondamentale nel controllo dell'obesità".  Il responsabile regionale della multinazionale farmaceutica ha affermato che esiste una forte relazione tra cattiva alimentazione e sovrappeso, principalmente a causa di fattori culturali ed emotivi: "Il primo è legato all'abitudine di celebrare i bei momenti intorno al cibo, mentre il secondo si riferisce a quelle persone che ricorrono a scelte malsane nei momenti di ansia e tristezza, in cerca di piacere". 


mk.ru

Arrivare in Europa: rese note tre condizioni per autorizzare l’arrivo dei turisti russi

Il buco della cortina di Covid


La Commissione Europea sconsiglia l’autorizzazione per i turisti russi per l’ingresso in Europa poiché cittadini dei paesi terzi devono essere inoculati con vaccini certificati in Europa e nessuno dei vaccini russi lo è. La Grecia ha già dichiarato che non fa differenza il tipo di vaccino. Intanto la Spagna e l’Italia hanno iniziato il rilascio dei visti turistici con riserva. Potranno i cittadini russi recarsi in Europa in tempi brevi o la Cortina di Covid sarà impenetrabile come la Cortina di ferro? Attualmente per scopi non mandatari, incluso il turismo, possono venire in Europa soltanto i cittadini con la situazione epidemiologica Covid favorevole, ma sono soltanto 7 paesi che soddisfano questa condizione: Australia, Cina, Nuova Zelanda, Rwanda, Singapore, Tailandia e la Corea del Sud. Ora la Commissione Europea raccomanda che tutti possano entrare, ma alla condizione obbligatoria che chi entra debba presentare un certificato di vaccinazione con uno dei preparati approvati dall'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA). In contrasto con Rospotrebnadzor (Autorità russa competente in materia) i funzionari europei ritengono che la probabilità di contrarre il coronavirus da coloro che sono stati vaccinati è estremamente bassa, se non nulla.