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MONDO

Lunedì 31 maggio 2021

Le notizie dal mondo: la rassegna stampa internazionale di RaiNews24

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di Paolo Cappelli
Jerusalem Post
Bennett dice che formerà un governo con Lapid
Accordo per un esecutivo di unità o quinte elezioni in due anni e mezzo. Il primo ministro offre ai rivali una rotazione a tre alla guida dell'esecutivo
L'accordo punta a mettere insieme i partiti di destra di Yamina e Nuova speranza con laburisti e sinistra radicale di Meretz, con i centristi di Yesh Atid e con la formazione Blu Bianco di Gantz, se possibile con l'appoggio esterno della Lista araba per raggiungere 61 deputati alla Knesset e  spodestare Benjamin Netanyahu dopo quasi 13 anni ininterrotti al potere. C'è tempo fino a mercoledì, quando scade il mandato affidato al premier incaricato dal presidente Rivkin. "Questo Paese funzionerà solo se ci uniamo tutti insieme. L'unità è sempre stata l'arma segreta di Israele sin dalla sua fondazione", ha detto Bennett. "Nessuno dovrà rinunciare alla propria ideologia, ma tutti dovranno rimandare la realizzazione di alcuni dei loro sogni. "Non solo non è un governo di sinistra ma sarà un po' più a destra di quello attuale", ha aggiunto Bennett. "Non faremo ritiri e non consegneremo territori".

Yaakov Katz: un governo per il popolo
Quando Bennett ha finito, è stato Netanyahu a parlare, e la differenza era lampante: mentre il discorso di Bennett era sulla speranza, Netanyahu proiettava disperazione e oscurità. Israele, ha avvertito, è sull'orlo del disastro. "Cosa farà questo governo per la deterrenza israeliana?  ha detto Netanyahu - Come guarderemo negli occhi i nostri nemici? Cosa faranno in Iran o a Gaza? Cosa diranno nei corridoi dell'amministrazione a Washington? Questo governo starà fermo contro l'Iran? Questo governo sostiene il pericoloso accordo nucleare", ha detto Netanyahu. Il classico Netanyahu, una ripetizione di quello che ha fatto per gli ultimi 12 anni governando attraverso la paura e lo spavento, presentando agli israeliani a ogni passo del cammino un nemico o un avversario diverso, qualcuno o qualcosa da cui solo lui poteva salvarli. Una volta, era Hamas, poi l'Iran, poi l'amministrazione Obama, e ora di nuovo Hamas e l'Iran. Il discorso di Bennett aveva un tono diverso. Era pragmatico e pieno di speranza. Ha tracciato un percorso per come il paese può andare avanti, può ricalibrarsi, può tornare ai suoi sensi e tornare ad essere un Israele stabile e ottimista.
Bennett e Lapid ce la faranno? In questo momento non lo sappiamo, molti possono ancora andare fuori dai binari. Netanyahu userà i prossimi giorni fino a quando i negoziati non saranno completati e il nuovo governo non avrà prestato giuramento per fare tutto il possibile per impedire loro di stabilire un governo di unità. Ma per la prima volta dall'inizio degli ultimi due anni e mezzo di sconvolgimenti politici, gli israeliani hanno la sensazione che ci sia un'alternativa. Netanyahu non è Israele e Israele non è Netanyahu. Questo è ciò che lui vuole che tutti pensino. Questo paese, fondato 73 anni fa, è duro, resiliente e molto più grande di una sola persona, non importa quanto talento lui possa avere o per quanto tempo quella persona è stata in carica. Cosa farà Bennett ora? Ecco cosa non dovrebbe fare: non dovrebbe parlare. Dovrebbe prendere una pagina dal libro di Joe Biden dai suoi primi 100 giorni in carica e mettersi al lavoro. Dovrebbe mostrare agli israeliani che sta lavorando per loro.

Herb Keinon
Benvenuti nell'era post Netanyahu? Con il drammatico annuncio di Naftali Bennett ieri sera della sua intenzione di unirsi al governo di Yair Lapid e ruotare come primo ministro, il paese si è avvicinato di un passo alla fine dell'era Netanyahu. Dodici anni e 55 giorni dopo Benjamin Netanyahu è diventato primo ministro per la seconda volta, e dopo un totale di 15 anni e 73 giorni di lui seduto nell'ufficio del Primo Ministro, il giorno che tutti sapevano sarebbe venuto a un certo punto  ma che molti si chiedevano se mai avrebbero davvero visto  è dietro l'angolo: Israele senza Netanyahu al timone. (dalle ultime elezioni il Likud è uscito come primo partito con 30 seggi, Yesh Atid e Amina ne hanno ottenuti 17 e 7 rispettivamente)

Anshel Pfeffer
Non è ancora un accordo fatto ma Israele non è mai stato così vicino a rimpiazzare Netanyahu dal 2009. Naftali Bennett è finalmente sul ponte del comando. Gli ci è voluto un sacco di tempo per arrivarci e tre settimane fa, quando i razzi hanno iniziato a volare da Gaza , sembrava che non ci fosse alcuna possibilità che ci arrivasse. Ma dopo l'incontro di ieri pomeriggio a Ra'anana con altri cinque parlamentari del suo partito Yamina, in cui hanno deciso di sostenere un governo di coalizione insieme a Yair Lapid e alla maggior parte dei partiti di opposizione, Bennett è là fuori allo scoperto, esposto, come una spia liberata che sta per attraversare il ponte in uno scambio di prigionieri della Guerra Fredda. Riuscirà ad arrivare dall'altra parte?
La decisione di cinque legislatori di Yamina di sostenere la probabile decisione del leader Naftali Bennett di sedere in un governo anti-Netanyahu lascia al primo ministro poche preziose opzioni per aggrapparsi al potere


Times of Israel
Chi è Naftali Bennett, l'uomo che potrebbe essere il prossimo primo ministro israeliano? Un ex ufficiale dell'esercito diventato imprenditore hi tech milionario, entrato in politica per aiutare Netanyahu, che ora cerca di cacciare. 49 anni, Bennett in carriera si è rivolto agli elettori di estrema destra e guida ora il partito Yamina, che ha chiesto a Israele di annettere parti della Cisgiordania. Calvo, con un perfetto inglese americano, è ultra-liberista in economia e osserva una linea dura contro l'arcinemico di Israele, l'Iran. Condivide questa ideologia con Netanyahu e ha servito in diversi governi del leader del Likud, ma negli ultimi anni i due sono diventati sempre più lontani.
Ex militare delle forze speciali, Bennett è figlio di genitori nati negli Stati Uniti e vive con sua moglie Galit e quattro figli nella città di Raanana. È entrato in politica dopo aver venduto la sua start-up tecnologica per 145 milioni di dollari nel 2005, e l'anno successivo è diventato capo staff di Netanyahu, che allora era all'opposizione. Dopo aver lasciato l'ufficio di Netanyahu, Bennett nel 2010 è diventato capo del Consiglio Yesha, gruppo di pressione per i coloni ebrei in Cisgiordania. E nel nel 2012 quando ha assunto la guida del partito nazional-religioso Casa ebraica, che stava precipitando nei consensi. In poco tempo ha quadruplicato la sua presenza parlamentare e ha fatto notizia con una serie di commenti incendiari sui palestinesi. Nel 2013, ha affermato che "i terroristi palestinesi dovrebbero essere uccisi, non rilasciati". Sostiene anche che la Cisgiordania non è sotto occupazione perché "non c'è mai stato uno stato palestinese qui", e che il conflitto israelo-palestinese non può essere risolto ma deve essere sopportato, come un pezzo di "scheggia nel sedere". E' stato ministro della Difesa, dell'economia e ministro dell'istruzione di Netanyahu.  Ha rinominato La Casa ebraica Yamina (a destra) nel 2018 e faceva parte della coalizione di Netanyahu crollata lo stesso anno. Ma non gli è stato chiesto di unirsi a un governo di unità guidato da Netanyahu nel maggio dello scorso anno, una mossa vista come gesto di disprezzo personale del premier nei suoi confronti. All'opposizione e con la pandemia che imperversava l'anno scorso, Bennett ha smorzato la sua retorica di destra per concentrarsi sulla crisi sanitaria, muovendosi per ampliare il suo appello con piani per contenere il virus e rilanciare l'economia.


Israel Hayom
Al servizio della sinistra
Neyanyahu: quella di Bennett è una truffa, sta tradendo i valori della destra di questo paese.
Yeluda Schlezinger: "Un governo come questo è un pericolo per la sicurezza di Israele, ed è anche un pericolo per il futuro dello stato", ha detto Netanyahu dopo che il leader di Yamina ha annunciato l'intenzione di formare una coalizione con Lapid che scalzerebbe il premier uscente. Netanyahu ha esortato i parlamentari di destra a non dar vita a un "governo di sinistra". "Un governo come questo  ha detto - è un pericolo per la sicurezza di Israele, ed è anche un pericolo per il futuro dello stato". In base all'accordo, Bennett sarà primo ministro per 2 anni, dopo di che Lapid servirà per il resto del mandato. I due hanno cercato di definire il governo come un governo di riconciliazione in cui sia la destra che la sinistra eviteranno questioni scottanti e sostanzialmente manterranno lo status quo sulla sicurezza nazionale e sulle questioni religiose. I diversi membri della nuova potenziale coalizione avrebbero poco in comune a parte il desiderio di porre fine alla corsa di 12 anni di Netanyahu, il leader più longevo di Israele, ora sotto processo per accuse di corruzione che lui nega.
Akiva Bigman: Non ha alcun sostegno pubblico e nessuna legittimità per servire come primo ministro, eppure si è convinto di essere una figura di proporzioni storiche, bibliche addirittura. "La mia gente" è il tema ricorrente di innumerevoli post e interviste su Facebook. Bennett parla come se fosse un monarca assoluto o un profeta biblico.


Maariv
Bennett: vado al governo di unità con l'amico Lapid
Il prossimo governo dovrà affrontare una serie di compiti urgenti: ridurre il deficit e la disoccupazione, riabilitare i sistemi sanitari e di istruzione, risolvere una serie di questioni politiche e, soprattutto, sanare la frattura nella società israeliana.
Se nascerà un governo del cambiamento, dovrà navigare tra le richieste di coalizione, la follia e i capricci di sette partiti, ognuno dei quali vorrà lasciare un segno e far avanzare qualcosa della pletora di promesse. Ci sarà anche un prezzo da pagare per la lista comune araba sotto forma di flusso di miliardi a favore del settore arabo, che soffre da decenni di continue discriminazioni in quasi tutti i settori.


La Razon
Complotto contro Netanyahu. Destra, sinistra e arabi si uniscono per rimuoverlo dal governo.
Castigo del Partito socialista nei suoi feudi.
Le difficoltà dei socialisti a livello nazionale si trasferiscono su scala locale. Il nuovo clima politico inaugurato dalle elezioni a Madrid premia il Partito Popolare.
In Castilla La Mancha, Popolari e Vox governeranno grazie al pieno di consensi a destra con la scomparsa dal Parlamento locale di Ciudadanos e di Podemos.
Sondaggio mostra che dopo l'iniziativa di Sanchez per concedere l'indulto ai leader indipendentisti catalani i consensi per i socialisti sono in ulteriore diminuzione
In Castilla La Mancha i socialisti se si votasse oggi perderebbero due seggi rispetto alla maggioranza di 19 conquistati nel 2019. Ma soprattutto, ne guadagnerebbe 5 il Partito Popolare che con Vox avrebbe la maggioranza assoluta.

In Andalusia, i socialisti crescerebbero al 30% dal 27,8% delle elezioni 2018 ma 
Juanma Moreno, popolari, vincerebbe le elezioni e avrebbe la maggioranza assoluta con Vox Il PP andaluso cresce proporzionalmente più del nazionale e crolla Ciudadanos  

Il bipartitismo passa dal 48,7% del 2018 al 62,1%.


Liberation
Provenza Alpi , livello di allerta.
Regionali 2021
Robert Ménard, accompagnato dalla moglie che tiene per mano, si ferma ad ogni angolo di strada per salutare qualcuno. Tutti quelli che incontra lo riconoscono. Da quando ha conquistato il municipio di Béziers nel 2014, Robert Ménard sembra assaporare ogni momento trascorso a sorvolare la sua città, senza lasciare dubbi sul fatto di essere il padrone qui, a casa. 68 anni, cofondatore di Reporters sans frontières, un passato di militanza a sinistra, 
il candidato RN in Occitania incarna la linea di apertura voluta da Marine Le Pen a scapito di attivisti storici del partito, come Julien Sanchez, sindaco di Beaucaire. 
La regione Provence - Alpes - costa azzurra potrebbe finire nelle mani del RN fra un mese. Un anno prima delle elezioni presidenziali, una vittoria della RN in questa Regione avrebbe l'effetto di una bomba. Se le elezioni regionali sono osservate ovunque alla luce del 2022, quest'angolo di Francia merita più attenzione poiché questa elezione sarà sia un laboratorio che un trampolino di lancio per Marine Le Pen. Laboratorio della de diabolizzazione in cui si è imbarcata la presidente RN, laboratorio della strategia di unione delle destre, laboratorio di un fronte repubblicano che prende acqua da ogni dove. Una vittoria dell'ex ministro di Sarkozy Thierry Mariani ravviverebbe senza dubbio i sostenitori di un riavvicinamento tra l'RN e la frangia più a destra dei repubblicani.


L'OBS
L'estrema banalizzazione. Come Marine Le Pen sta avvicinando al potere RN
Osiamo il parallelo: quarant'anni dopo la vittoria della sinistra nel 1981, e mentre, disperso, è all'ultimo posto in tutte le intenzioni di voto, il vecchio slogan di François Mitterrand, "La forza tranquilla", potrebbe purtroppo e ironicamente essere deviato a vantaggio, non di un candidato repubblicano, ma di Marine Le Pen, presidente del Raduno Nazionale. Perché è molto silenziosamente, con la certezza di cavalcare la crisi e lo zeitgeist, che la figlia dello storico leader dell'estrema destra occupa il campo elettorale, raccoglie i consensi e si radica come riferimento ineludibile dell'offerta politica francese.
Con un elettorato estremamente stabile, quasi certa del secondo turno delle elezioni presidenziali 2022, ha ora possibilità di vincere contro Emmanuel Macron. Come ci siamo arrivati? 
E' il radicamento duraturo del RN tra le categorie popolari, e soprattutto giovani, che fa la differenza. Elezione dopo elezione, il voto RN non è più solo un voto di bocciatura degli altri partiti ma un voto di adesione, un nazional-populismo alla francese la cui forza diventa ogni giorno più irresistibile.


The Times
Il ministro dei vaccini Nadhim Zahawi descrive come una "gara tra il vaccino e il virus". L'analisi del giornale è che il vaccino vincerà la corsa al 21 giugno - se il NHS mantiene la sua attuale corsa di seconde dosi, tutti gli over 50 dovrebbero ricevere le loro entro la settimana precedente. Si è sposato Boris Johnson che propone Un accordo sui passaporti vaccinali da perfezionare al G7, dice in un'intervista alla tv canadese CBC.