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MONDO

Mercoledì 1 dicembre

Le notizie del mondo, la rassegna stampa internazionale di Rainews

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New York Times
Partiamo dagli Stati Uniti con una notizia ancora in evoluzione. Dal NYT: 3 studenti uccisi e diversi feriti gravemente in una sparatoria alla Oxford High School, periferia di Detroit, in Michigan. Arrestato un 15enne. "Abbiamo sentito degli spari e ci siamo barricati in aula bloccando el porte con le sedie", ha detto un testimone. Sono bastati cinque minuti a un quindicenne del secondo anno di liceo per colpire 11 persone, uccidendone tre e ferendo gravemente gli altri. Tutti di età compresa tra 14 e 17 anni. Dimesso l'unico adulto colpito, un insegnante di 47 anni.


 
Wall Street Journal
Lo sceriffo della contea di Oakland ha detto che la pistola usata era stata acquistata dal padre del sospettato quattro giorni prima della sparatoria - scrive Il Wall Street Journal. Il ragazzo arrestato aveva pubblicato le foto dell'arma sui social media prima della sparatoria. Nessun precedente a scuola, non era noto alle forze dell'ordine. "Il mio cuore è con le famiglie che affrontano il dolore inimmaginabile della perdita dei loro cari, siamo con voi", ha detto Biden dal Minnesota. "Nessuno dovrebbe aver paura di andare a scuola, al lavoro, in un luogo di culto o persino di stare a casa propria", ha detto la governatrice del Michigan. "Abbiamo gli strumenti per ridurre la violenza armata. Dobbiamo unirci e aiutare i nostri figli a sentirsi al sicuro a scuola". Secondo le statistiche, nel 2021 ci sono state 220 sparatorie nelle scuole statunitensi, il numero più alto almeno dal 1970.


Washington Post
"Test più severi per tutti i viaggiatori in arrivo negli Stati Uniti" in primo piano sul WP: L'amministrazione Biden sta predisponendo nuove regole, compresi gli americani di ritorno, per frenare la diffusione della variante omicron potenzialmente pericolosa. L'annuncio dovrebbe arrivare giovesì, ma secondo funzionari di governo sentiti dal giornale tutti coloro che entrano nel paese dovranno fare un tampone un giorno prima dell'imbarco, indipendentemente dal loro stato di vaccinazione o dal paese di partenza. Si valuta anche l'obbligo di ripetere il test a tutti i viaggiatori entro tre o cinque giorni dall'arrivo.

Inoltre, si discute una controversa proposta per richiedere a tutti i viaggiatori, compresi i cittadini statunitensi, di mettersi in auto-quarantena per sette giorni, anche se i risultati dei test sono negativi. Coloro che non rispettano i requisiti potrebbero essere soggetti a multe e sanzioni, ed è la prima volta che tali sanzioni si applicano a test e quarantene per i viaggiatori negli Stati Uniti.

Stringe le maglie anche la Germania che accelera il passo per contrastare il Covid, e la variante omicron. 

Die Welt
In primo piano sul Die Welt i piani a livello federale e statale per misure anticovid più severe per sfidare la nuova ondata e la variate Omikron. Si parla di Vaccinazione obbligatoria, green pass nei negozi, chiusura dei locali, una nuova squadra di crisi. obiettivo 30 milioni di vaccini in un mese: questo è quanto è emerso ieri quando la cancelliera uscente Merkel e il neocancelliere Scholz hanno incontrato in videoconferenza i presidenti dei land. A dare una base forte per questo nuovo corso la decisione arrivata in mattinata dalla Corte costituzionale federale, che ha dichiarato costituzionali le misure che erano state imposte in primavera: il coprifuoco e la chiusura delle aziende. E oggi la situazione è molto seria: Il 19 per cento dei reparti di terapia intensiva è occupato da pazienti Covid, alcuni Land si preparano a inviare pazienti anche all'estero e hanno la disponibilità dall'Italia. e tutto accade in una fase di governo in transizione: la nuova coalizione semaforo SPD, Verdi e Liberali sta attualmente formando una nuova squadra di crisi, mentre il governo della cancelliera Angela Merkel e del ministro della Salute Jens Spahn, svolge solo affari correnti. e allora i governatori della Cdu/Csu hanno fatto leva sulla sentenza della Corte costituzionale per formulare una bozza per l'inasprimento delle misure: Entro Natale 30 milioni di dosi di vaccino, ovvero oltre 1 milione al giorno. Più vaccinatori: Oltre a medici, ora anche dentisti, veterinari e farmacisti. 

Si sta inoltre esaminando come, oltre alla vaccinazione obbligatoria legata alle strutture nelle strutture sanitarie, possa essere introdotta e vaccinata in tutta la Germania anche una vaccinazione obbligatoria generale entro febbraio. Il Bundestag dovrebbe decidere su questo.

Bild
Tema in primo piano sulla Bild che ieri ha intervistato in diretta su Bild Tv il neocancelliere Scholz: il cancelliere designato Scholz era contrario a questa prospettiva tre mesi fa, ma non è l'unico ad aver cambiato idea. Ora giustifica il suo ripensamento con il corso della pandemia e la campagna di vaccinazione: "Se avessimo un tasso di vaccinazione più alto, avremmo una situazione diversa", ha detto.  
Anche in questo caso dovrebbe aiutare la nuova squadra di crisi formata da Scholz, guidata dal generale Carsten Breuer. "Ciò di cui abbiamo bisogno è una procedura legislativa in cui ogni membro del parlamento voti secondo coscienza su una vaccinazione obbligatoria generale". Entro quando dovrebbero essere vaccinati tutti? gli viene chiesto? "non troppo lontano nel tempo: il mio suggerimento: all'inizio di febbraio o all'inizio di marzo." Alla domanda sulle sanzioni per le persone non vaccinate, ha detto: "Ci saranno delle regole anche su questo". E Scholz ha spiegato che le persone non vaccinate sono responsabili dell'attuale situazione di Corona: "Il fatto che ci siano così tante persone non vaccinate è la ragione per cui oggi siamo come un intero paese ad avere un problema". 

The I
Corre anche l'Inghilterra, ma non pensa a obblighi. Booster a tutti entro gennaio, scrive The I. L'i riferisce che il SSN allestirà 1.500 siti di vaccinazione come parte degli sforzi per contrastare la diffusione della nuova variante Omicron.







Le Figaro
A scuotere la politica francese ieri la discesa in campo di Eric Zemmour, il giornalista di estrema destra. E' in primo piano su "Le figaro", di cui è stato a lungo un editorialista. E' un fermo immagine del video di 10 minuti pubblicato ieri su Youtube con cui ha annunciato la sua diswcesa in campo alle presidenziali dell'anno prossimo. "Non è più tempo di riformare la Francia ma di salvarla", questo uno degli slogan del video che - sottolineano tutti i giornali- ricalca la scenografia del messaggio del 18 giugno 1940 con il quale il generale Charles De Gaulle invitava i francesi a continuare a battersi contro i nazisti: seduto ad una scrivania, studio scuro, un grande microfono. Il tutto con in sottofondo la settima sinfonia di Beethoven. Analogia che ha sconcertato tutto il mondo politico, da destra a sinistra.

E al solito ha toccato tutti i punti della sua retorica: l'anti-Islamismo, il nazionalismo francese. "Perché i nostri figli non conoscano la barbarie, le nostre figlie non siano velate, perché i francesi si sentano di nuovo a casa loro, ho deciso di candidarmi alla presidenza della Repubblica", ha detto. Ha evocato la Francia "di Giovanna d'Arco e di Napoleone", quella che "non riconosciamo più": punta a cavalcare il malcontento contro i partiti tradizionali e si rivolge ai tanti elettori che non hanno votato alle ultime elezioni regionali.
"Eric Zemmour e il tormento francese" scrive nell'editoriale Vincent Tremolet: Perché lui, Eric Zemmour? Perché un giornalista senza partito, senza mandato, senza alcuna esperienza politica, si è tuffato in questa campagna autunnale? La pura forza dello scandalo, come diceva Balzac? Troppo facile. Perchè ciò che gli ha permesso di emergere è il tormento della Francia. La paura del declassamento economico, della trasformazione demografica, dell'espropriazione culturale: ecco il perchè del grande sconvolgimento cui stiamo assistendo. Una sfida storica per la destra, scrive, che è all'opposizione da quasi dieci anni e non ha né un candidato naturale né un uomo forte. E Eric Zemmour vive di questo "vuoto", dice Nicolas Sarkozy.  
 
Liberation
"Zemmour, un incubo francese" è il titolo di oggi di Libération, che parla del tono oltraggioso usato nel video e a un discorso rancido e ripetitivo. Finita l'ipocrisia: la conferma della candidatura di Zemmour era un segreto di Pulcinella, ma il polemista, in ribasso nei sondaggi, con processo per odio razziale, si aspettava probabilmente un contesto più favorevole per scendere in campo. non sono passati inosservati e lo hanno penalizzato nella ricerca di consensi. A peggiorare le cose ci si è messo uno scatto dell'Afp dello scorso weekend: la tournée a Marsiglia si è conclusa con un passante che gli ha mostrato il dito medio e Zemmour ha replicato con lo stesso gesto. Un comportamento molto poco "presidenziale" e che potrebbe avere nuovi effetti sui sondaggi. Per non parlare del dito medio che ha esibito in risposta allo stesso gesto di una conestratrice nei giorni scorsi a marsiglia. Un gesto certo poco presidenziale.

Ma riderci su sarebbe un grosso errore, dice nell'editoriale Dov Alfòn. 
Tempo fa persone a lui vicine ridevano all'idea che lui si candidasse. Ma chi proteggerà musulmani, donne, ebrei, intellettuali e altri bersagli da questo discorso di odio? Per il momento invisibile nel dibattito politico, la sinistra ha ora un compito storico davanti al quale non può sottrarsi. Il primo incontro della campagna elettorale di Zemmour, venerdì a Parigi, sarà un'opportunità per dimostrarsi determinati nel fermare questo male francese.

Dalla redazione

Riprendono a Vienna i negoziati sul nucleare


I negoziati per il ritorno di Teheran e Washington all'"accordo sul nucleare iraniano" sono ripresi lunedì scorso a Vienna dopo una pausa di sei mesi. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti minacciano in anticipo di aumentare la pressione delle sanzioni sull'Iran se sospettato di trascinare i negoziati. Mosca considera controproducente questo approccio e avverte che non ci sono alternative all'accordo. Il fallimento dei negoziati potrebbe portare a una crisi globale, il cui analogo non si è visto negli ultimi decenni.

Alla vigilia della ripresa dei colloqui a Vienna sul ritorno di Stati Uniti e Iran all'adesione al Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), la delegazione russa è stata la più ottimista. “Siamo pienamente consapevoli di tutti i problemi dei colloqui di Vienna, ma rimaniamo cautamente ottimisti. La ragione di questo cauto ottimismo è molto semplice: non abbiamo alternative ragionevoli e accettabili al completamento con successo dei negoziati sul JCPOA ", ha scritto Mikhail Ulyanov. Il JCPOA, firmato nel 2015 da Teheran, cinque membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Germania, riguardava la revoca delle sanzioni anti-iraniane in cambio della limitazione del suo programma nucleare da parte di Teheran. Tuttavia, da diversi anni, l'"accordo nucleare" non funziona.

Il 45° presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha abbandonato unilateralmente il JCPOA nel 2018 e ha ripristinato le sanzioni statunitensi contro Teheran. Un anno dopo, l'Iran ha abbandonato parte dei suoi obblighi ai sensi del JCPOA e alla fine ha proceduto ad arricchire l'uranio al livello del 60% (per la produzione di una bomba nucleare è necessario l'uranio arricchito al 90%). In questo contesto, l'amministrazione dell'attuale presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha deciso di considerare la possibilità di tornare al JCPOA. Le consultazioni di Vienna si sono svolte da aprile a giugno scorso. Secondo Mikhail Ulyanov, il lavoro per ripristinare l'accordo nucleare è stato completato quasi al 90%. Tuttavia, a giugno, i negoziati sono stati interrotti a causa di un cambio di presidente e governo in Iran. Teheran ha impiegato del tempo per formare una nuova squadra negoziale. Di conseguenza, i negoziatori iraniani sono guidati dal viceministro degli Esteri Ali Bagheri. Insieme a lui si è recato a Vienna un gruppo di esperti della Banca centrale, dei ministeri dell'Economia e delle finanze. Come rilevato dall'agenzia iraniana Fars, la composizione del team testimonia "la seria determinazione dell'Iran a raggiungere un buon accordo il prima possibile".


El Correo (Santo Domingo) 
UNHCR, Grandi esorta a fermare le "deportazioni a catena" dei migranti centroamericani dagli Stati Uniti

L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Filippo Grandi, in un Twitter ha scritto: “Durante il viaggio in Messico, El Salvador e Guatemala, ho osservato l'impatto delle espulsioni dei centroamericani dagli Stati Uniti dovuto al Titolo 42, spesso con conseguenti deportazioni a catena ed esposizione dei migranti a gravi rischi. Faccio nuovamente un appello affinché tutto ciò finisca". 

Durante la sua amministrazione, Donald Trump (2017-2021) si era imposto nel marzo 2020 con una vecchia disposizione sanitaria, denominata Titolo 42, che autorizzava l'espulsione immediata di chiunque fosse entrato negli Stati Uniti senza autorizzazione, al fine di prevenire la diffusione del coronavirus. Da allora le restrizioni sono rimaste in gran parte in vigore, impedendo agli adulti soli e ad alcune famiglie di entrare negli Stati Uniti, sebbene l'amministrazione di Joe Biden richieda agli agenti di frontiera di far entrare solo i minori non accompagnati. 

Gli esperti legali sostengono che il titolo 42 è una delle politiche sull'immigrazione più controverse e restrittive mai promulgate. Quando l'amministrazione Trump ha attuato il Titolo 42, i legislatori, tra cui l'allora senatrice Kamala Harris, l'avevano definita una "presa del potere esecutivo" incostituzionale. I sostenitori degli immigrati generalmente si aspettavano che Biden rinunciasse alla misura quando è entrato in carica, ma non è andata cosi.