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SCIENZA

17 aggressioni omicide nelle ultime settimane

Tigri "assassine" in India

Le aggressioni avvenute nei quattro stati indiani: Uttar Pradesh, Karnataka, Tamil Nadu e Maharashtra.

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India
In India vivono ormai soltanto 1700 tigri allo stato libero, nella foresta. Poco più della metà di tutte le tirgi libere del mondo, secondo National Geographic. La strage è stata terribile, nel corso dell'ultimo secolo: solo cent'anni fa c'erano 100mila tigri in trenta nazioni, dalla Turchia alla Siberia, nell'intero  Sud-Est asiatico, fino all'Indonesia. Oggi sopravvivono in soli 12 paesi.

Nonostante la rarefazione, la tigre mangia-uomini fa paura a tutti.
Dopo una serie di aggressioni mortali, nel distretto di Nilgiri, nel Tamil Nadu, lo stato più meridionale della federazione indiana, sono state addirittura chiuse le scuole e la maggior parte delle persone se ne sta chiusa in casa, senza andare più a lavorare.

In Uttar Pradesh, ai piedi dell'Himalaya, una tigre sfuggita dal "Jim Corbett National Park" ha ucciso sette persone da Natale a oggi. Altre cinque persone sono state uccise da una tigre nel Karnataka, che si affaccia sull'Oceano Indiano.

Le tigri non hanno più paura?
La maggior parte degli attacchi agli umani sono del tutto fortuiti: si tratta di uccisioni non a scopo predatorio, ma difensivo. Raramente, infatti, le vittime vengono divorate. Quindi non è ragionevole pensare che i grandi felini asiatici abbiano cambiato dieta. Lo dicono i numeri.

Le tigri uccidono una grande preda una volta ogni settimana, per nutrirsene.
Se avessero deciso di convcertirsi alla carne umana, il calcolo sarebbe facile: 1700 esemplari x 52 settimane = 88400 uccisioni. Che, invece, sono "soltanto" 85, mille volte di meno.

Insomma: in India è molto più facile morire per il morso di un serpente o per la rabbia.

Preoccupazioni per la tutela dei felini
La gente ha paura. Se accade che un uomo venga assalito e ucciso da una tigre, sale la rabbia collettiva e si organizzano battute improvvisate per eliminare il pericolo. Questo mette a rischio le politiche di tutela della fauna selvatica, solitamente molto ben accolte dalle popolazioni locali. Ma la paura è il combustibile più potente, per questo gli operatori ambientali sono consapevoli che, quando c'è un'aggressione, "bisogna agire subito".