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POLITICA

Lo scontro sulla Riforma

Legge elettorale, M5s divisi. Renzi: "Non so se l'accordo tiene"

Angelino Alfano intanto annuncia:"Col Pd è tutto finito"

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L'intesa sulla legge elettorale "è una soluzione intelligente, un'operazione di serietà istituzionale. E' stata raccontata come un inciucio, ma in realtà è stata una grande intesa". Matteo Renzi è al tradizionale brindisi al Quirinale, evento che precede le celebrazioni del 2 giugno. Tantissima politica, tanti vip, attori, cantanti, giornalisti. Nei numerosi capannelli tra leader e cronisti, tiene banco la riforma elettorale sul modello tedesco, in discussione in Parlamento. Il segretario del Pd non dà grande peso a chi gli ricorda che i grillini potrebbero sfilarsi: "A loro non credo convenga, ma vediamo in Parlamento, aspettiamo. Qualcuno protesta con la mancanza del voto disgiunto: ma nelle comunali viene usato dallo 0,2%".  La novità dell'ultima ora è la maretta interna al M5S. Maretta che potrebbe far saltare l'accordo sulla legge elettorale. E nei Giardini del Quirinale si percepisce la preoccupazione sulle mosse dei pentastellati. E la linea dem è chiara: se i Cinquestelle si sfilano, salta tutto.

Nel M5S c'è chi lamenta il fatto di essere seduti al tavolo con gli altri partiti, nonostante si tratti di scrivere le regole del gioco. Non manca però chi è pronto a 'trattare' con il nemico pur di tornare al voto. Nel merito, invece, è la mancanza della possibilità del voto disgiunto a non convincere i pentastellati. L'accordo raggiunto sul Tedesco è un buon punto di partenza per Danilo Toninelli, un testo "su cui si può lavorare" ma che comunque "è costituzionale". La proposta è invece "quasi un mega Porcellum" per Paola Taverna. "Noi faremo degli emendamenti, ma io personalmente non mi sarei messa nemmeno lì seduta", dice. E anche per Roberto Fico l'accordo è tutt'altro che chiuso. "Nessuna spaccatura interna - chiarisce - solo che il Pd è sempre stato inaffidabile e ci sono dei timori giustificati". Il sospetto del Pd è che l'ala ortodossa di Fico possa prevalere sull'ala 'legalitaria' di Toninelli. Gli esiti del gruppo pentastellato dell'altro ieri non tranquillizzano né la Lega, né il Pd né FI. La convinzione nel Pd comunque è che il patto tenga, che se ci sono problemi 'tecnici' si possano affrontare dialogando. Altra cosa è se il Movimento 5 stelle stia giocando per mandare avanti gli altri 'firmatari' dell'intesa. "L'accordo regge? Non lo so ma noi ci siamo", dice ai cronisti Renzi.

Il Pd non chiude. E' Rosato a fare il quadro della situazione. "Noi siamo pronti a discutere, ma si devono trovare soluzioni tecniche accettabili - spiega - ma il M5S deve tenere presente che non è accordo a due. Se si torna alle geometrie variabili ognuno torna alla sua strada e io lo giudicherei un fallimento" visto che in campo ad ora " ci sono le quattro maggiori forze in Parlamento". La partita riguarda anche la data del voto. Ma Renzi prova a guardare oltre. "Può succedere di tutto: può accadere che facciamo la legge e non si va a votare, può invece succedere che la legge non si fa e si va a votare col decreto", ragiona il segretario Pd

Lo strappo di Alfano
"Accettiamo la sfida della soglia del 5% e non presenteremo emendamenti su questo": Angelino Alfano, leader di Ap, parla al termine della direzione di partito. Da qui è uscito l'annuncio ufficiale della fine dell'alleanza con il Pd. Il casus belli è proprio  la soglia del 5%. Una sfida accettata da Ap, dice Alfano, ma la "fedeltà dimostrata in questi anni è
stata mal ripagata" da Matteo Renzi.

Alfano a Renzi: dica se vuol far cadere Gentiloni
"Chiediamo a Renzi di rispondere ad una semplice domanda: vuole fare cadere il governo Gentiloni o no? Attendiamo una risposta", ha affermato Alfano precisando: "Noi continuamo a sostenere il governo Gentiloni, ma consideriamo conclusa la collaborazione con il Pd. Non faremo ostruzionismo sulla legge elettorale". Alla Direzione Nazionale di Ap ci sono tutti i "big" del partito, inclusi i ministri Beatrice Lorenzin e Enrico Costa. 

Il leader di Ap ha risposto alla stoccata di Renzi di mercoledì, ospite di Porta a Porta, sulla soglia di sbarramento del 5% prevista dalla legge elettorale proporzionale secondo il modello tedesco. "Se quelli che non prendono il 5 per cento stanno fuori non è un dramma. Se dopo anni che sei stato al governo, hai fatto il ministro di tutto, non riesci a prendere il 5%, è evidente che non possiamo bloccare tutto". E Renzi risponde anche alle accuse del ministro degli Esteri e leader di Alternativa popolare. "Io impaziente? Potevo restare a Palazzo Chigi e invece me ne sono andato... ho l'impressione che sono loro che hanno paura ma non è accettabile il potere di veto dei 'piccoli'". 

Alfano: pressioni a febbraio su governo? Non smentisco
"Pizzolante è una persona seria, non smentisco", afferma poi Alfano soffermandosi sulle parole di Sergio Pizzolante che ha parlato di pressioni da parte di Renzi per far cadere il governo a febbraio. "Una certa agitazione c'è da mesi", prosegue Alfano. Ma il dem Guerini smentisce: "Non è vero".

Slitta a martedì riforma elettorale alla Camera
Slitta da lunedì a martedì della prossima settimana l'approdo in aula alla Camera della riforma elettorale alla tedesca con sbarramento al cinque per cento da ieri all'esame della commissioni Affari Costituzionali che dunque ora modificherà il suo calendario, avendo un giorno in più per esaminarla. Resta invece fermo il termine di giovedì 8 giugno per l'approvazione finale fissato dalla conferenza dei capigruppo. Lo slittamento è il frutto di una mediazione della presidente della Camera Laura Boldrini, anche a seguito di sollecitazione di alcuni gruppi parlamentari che avevano lamentato lo scarso tempo messo a disposizione per l'esame in prima commissione. Boldrini, secondo quanto si è appreso a Montecitorio, ha sentito telefonicamente i capigruppo parlamentari che hanno acconsentito allo slittamento di un giorno dell'inizio dell'esame in aula, mantenendo però fermi tempi massimi e termine ultimo di approvazione del lavoro in assemblea sulla nuova legge elettorale a Montecitorio.