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POLITICA

II sezione civile del Tribunale di Roma

Legge elettorale: rimessa a Consulta norma su raccolta firme per presentazione liste elezioni

Il tribunale di Roma solleva presso la Consulta la questione di legittimità, per violazione della Costituzione e della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dell'articolo del Rosatellum bis nella parte in cui richiede per le candidature nei collegi plurinominali la raccolta di 1.500 firme, ovvero della metà nel caso di elezioni anticipate, e limita l'esenzione dall'onere della raccolta delle sottoscrizioni ai soli partiti costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le camere dall'inizio della legislatura

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La II sezione civile del Tribunale di Roma, ha rimesso alla Corte costituzionale l'intera materia della raccolta firme per la presentazione delle liste alle elezioni, contenuta nella attuale legge elettorale, vale a dire il Rosatellum bis, approvato nel 2017. Il provvedimento è stato emesso accogliendo il ricorso proposto da Riccardo Magi e da +Europa, assistiti dal prof. Caravita e da Andrea Mazziotti, già presidente della commissione affari costituzionali, all'epoca in +Europa e successivamente passato ad azione di carlo Calenda. Lo riferisce all'Ansa lo stesso Mazziotti il quale auspica che la consulta bocci l'attuale norma "arcaica e illiberale". 

Il tribunale di Roma solleva presso la Consulta la questione di legittimità, per violazione della Costituzione e della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dell'articolo del Rosatellum bis nella parte in cui richiede per le candidature nei collegi plurinominali la raccolta di 1.500 firme, ovvero della metà nel caso di elezioni anticipate, e limita l'esenzione dall'onere della raccolta delle sottoscrizioni ai soli partiti costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le camere dall'inizio della legislatura.

Nell'ordinanza - che raffronta il sistema italiano a quelli di vari paesi stranieri come la francia, in cui non sono richieste sottoscrizioni, o la Germania, in cui il numero è molto inferiore - si afferma, che, sebbene il requisito di raccolta delle firme sia in se' legittimo, "le concrete modalità di relativo adempimento, i tempi e le incertezze ingenerate da una ultradecennale prassi derogatoria del tutto estemporanea, provocano, nell'insieme, un'elisione surrettizia dell'esercizio del diritto di elettorato passivo piuttosto che assicurare una sua disciplina ragionevolmente coerente".

Il giudice motiva la remissione sostenendo che la lunga prassi di deroghe ai requisiti relativi alle firme, applicata anche nel 2017 con una riduzione delle firme totali a 1/4 di quanto oggi previsto, dimostra che è "acquisita anzi consolidata la consapevolezza della vessatorie e concreta impraticabilità per un ampia platea di formazioni politiche" della disciplina d'accesso alle candidature.

"E' un grande successo, una svolta che potrà riportare l'italia alla civiltà giuridica, riavvicinandola agli altri paesi occidentali, dove le regole sulla partecipazione alle elezioni sono molto meno restrittive", così Andrea Mazziotti commentando la decisione.

"Ora confidiamo - aggiunge - che la consulta ponga fine a un sistema arcaico, illiberale, bizantino e autoreferenziale, che i partiti si sono cucinati tra loro di legislatura in legislatura con l'obiettivo di ridurre al massimo la partecipazione alle elezioni".