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MONDO

Il suo avvocato alla BBC: "Siamo molto contenti e stiamo andando da lei"

Libera Meriam Ibrahim, la donna cristiana condannata a morte in Sudan per apostasia

La notizia è arrivata tramite Twitter. Da giorni si rincorrevano le voci sulla sua liberazione. Poche settimane fa la donna aveva partorito una bambina in carcere. 

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Meriam Ibrahim è libera: la donna sudanese condannata a morte per aver rinunciato alla religione musulmana ed aver sposato un uomo cristiano non sarà più giustiziata. A riferirlo oggi è stata Antonella Napoli, dell'associazione Italians for Darfur, che sul suo profilo twitter ha scritto in inglese che la donna è stata rilasciata. Pochi minuti dopo, sempre da Twitter, è arrivata la conferma da parte di Khalid Omer Yousif, presidente dell' Ong SudanChanceNow. L'annullamento della sentenza è stato confermato anche dall’agenzia di stampa sudanese SUNA.
"Meriam è libera, l'hanno rilasciata e ora sta tornando a casa". Lo ha confermato alla Bbc Elshareef Ali, il suo avvocato. La sentenza è stata annullata dalla Corte d'appello. "Siamo molto felici e ora stiamo andando da lei", ha aggiunto il legale.

Da alcune settimane si rincorrevano le voci sull’imminente liberazione della donna. Meriam, 27 anni, era detenuta dal 15 maggio scorso dopo che il tribunale di Khartoum l’aveva condannata all’impiccagione per apostasia e adulterio. La donna, incinta al momento della sentenza, ha partorito una bambina alla fine di maggio nell’ospedale della prigione di Khartoum, legata con delle catene nonostante il parto. Assieme a lei in carcere c’era inoltre l’altro suo figlio di 20 mesi.

La colpa della donna era quella di aver sposato un uomo cristiano nel 2011, Daniel Wani, e di aver per questo abbandonato la fede islamica. Fuori dal carcere, il marito si è sempre battuto per la sua liberazione, denunciando le condizioni di estremo disagio in cui veniva trattenuta. Il loro matrimonio non era stato riconosciuto dalla corte di Khartoum, che ha fatto tra l'altro infliggere a Meriam cento frustate.

La condanna, che era stata in precedenza sospesa per due anni per permettere alla donna di allattare, aveva scatenato una grande indignazione in tutto il mondo, con una forte mobilitazione di governi e organizzazioni per la difesa dei diritti umani.  Nei giorni scorsi la Commissione nazionale per i diritti umani sudanese era intervenuta per denunciare la condanna a morte di Meriam come incostituzionale poiché contraria alla libertà di culto. Secondo quanto si apprende, la donna è già fuori dalla prigione.