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ITALIA

Il caso

Liliana Segre e i messaggi d'odio sui social: "Sono persone che vanno curate, bisogna averne pena"

Il rapporto dell'Osservatorio antisemitismo ha calcolato circa 200 insulti e minacce ricevute in media, ogni giorno, contro la senatrice a vita, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti

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Le persone che ogni giorno sul web le inviano centinaia di messaggi di odio, "vanno curate". Liliana Segre risponde con la consueta pacatezza - "sono una persona civile, non conosco altro linguaggio", dice - molto piu' efficace dell'aggressivita' che si e' scatenata su di lei sui social, come emerso dal rapporto dell'Osservatorio antisemitismo che ha calcolato circa 200 insulti e minacce ricevute in media, ogni giorno, contro la senatrice a vita, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti.

"Sono persone di cui avere pena"
"Sono persone di cui avere pena. Ci penseranno la scuola, le famiglie. Noi, come testimoni, siamo rimasti numerosi come le dita di una mano. Se la nostra testimonianza non e' bastata...", ha detto Segre arrivando allo Iulm dove partecipa al convegno 'Dal binario 21 ad Auschwitz, il linguaggio dell'odio'.

Come si possono sconfiggere queste persone? "Non esiste un modo - replica - sono persone che vanno curate. Sono odiatori seriali, che devono odiare qualcuno".  A chi le chiede se sia possibile 'recuperare' gli hater, Liliana Segre replica che sebbene "la speranza, in una nonna" ci sia sempre "la realta', qualche volta si abbatte sopra la speranza con una bastonata tremenda. Io di bastonate ne ho prese tante e sono ancora qua".

La "bastonata" peggiore senza dubbio e' stata "quando hanno ucciso mio padre". "Ogni minuto va goduto e sofferto - ha aggiunto - bisogna studiare, vedere le cose belle che abbiamo intorno, combattere quelle brutte. Ma perdere tempo a scrivere a un 90 enne che le si augura la morte... tanto c'e' gia' la natura che ci pensa...".