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MONDO

Bielorussia

Lukashenko: si prepara la riforma della Costituzione, nel 2022 sottoposta a referendum

"Abbiamo resistito a una una guerra-lampo frutto di tensioni create artificialmente da forze esterne"

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Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha dichiarato che una bozza di riforma costituzionale sarà preparata entro la fine di quest'anno e "almeno sottoposta a referendum" all'inizio del 2022. Lo riporta l'agenzia Interfax.

Lukashenko interviene in un'assemblea speciale sulle riforme politiche che secondo l'opposizione è uno strumento per consentire al despota bielorusso di rimanere al potere dopo mesi di proteste anti-regime.

Lukashenko ha dichiarato che a suo parere la Bielorussia dovrebbe rimanere una repubblica presidenziale. "Ritengo che il nostro Paese debba rimanere una repubblica presidenziale...senza Lukashenko", ha affermato il capo di Stato che guida la Bielorussia col pugno di ferro da oltre 26anni. "Sarà senza Lukashenko, se non oggi, domani o dopo domani. Non importa quanto io sia eroico, verrà il momento".

Il contestato presidente bielorusso, intervenendo in un'assemblea il cui pubblico era composto per lo più da funzionari civili e militari, è tornato a criticare le proteste di massa anti-regime definendole "una guerra-lampo", frutto di tensioni "create artificialmente da forze esterne". Parole di particolare risonanza in un Paese come la Bielorussia che ha subito gravissime perdite durante l'invasione nazista. "La guerra-lampo non ha avuto successo. Abbiamo mantenuto il nostro Paese", ha affermato Lukashenko, che governa la Bielorussia col pugno di ferro dal 1994. "Nonostante le tensioni nella società create artificialmente da forze esterne, siamo sopravvissuti. Dobbiamo resistere a tutti i costi e il 2021, quest'anno, sarà decisivo", ha concluso.

Lukashenko ha ufficialmente vinto le presidenziali dello scorso agosto con l'80% dei voti, ma questo risultato appare a molti osservatori frutto di massicci brogli elettorali e decine di migliaia di persone sono scese in piazza in questi mesi chiedendo le dimissioni del capo dello Stato. Il regime ha represso le proteste con ondate di arresti e a colpi di manganello e la polizia è anche accusata di torture contro i manifestanti.