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ECONOMIA

Il caso in Borsa

Luxottica, le voci di uscita dell'ad Guerra spingono il titolo giù del 3,60%

Il gruppo leader mondiale dell'occhialeria smentisce e parla di confronto tra la proprietà (Leonardo Del Vecchio) e il manager. Per ora non è stato convocato alcun consiglio di amministazione

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Roma
Le voci, i rumors, fondati o no, spesso fanno impazzire il mercato. Così succede che il titolo Luxottica - leader mondiale dell'occhialeria con marchi come Ray Ban, Persol e la parnership con Google per i G glass e con ricavi di oltre 7 miliardi di Euro l'anno - arrivi a perdere in giornata fino al 7%, per le voci di uscita dell'amministratore delegato Andrea Guerra. A fine giornata, il titolo chiude a 39,09 Euro, con un -3,60% rispetto alla seduta precedente e recuperando qualcosa rispetto ai picchi negatici della giornata.

Gli analisti credono alle voci di uscita di Guerra. Tanto che Kepler - come riporta la Reuters - abbassa la valutazione sul titolo da bay a hold (da comprare a tenere), con e il target price (l'obiettivo di prezzo sitmato) da 45,5 a 40 Euro. 

L'agenzia definisce non più sostenibile la premialità di valutazione di Luxottica sul mercato rispetto al settore lusso (il titolo tratta 26 volte il multiplo prezzo/utile 2015, contro una media del settore di 20). Kepler la spiega così: "Con il possibile avvicendamento di Guerra, la premialità potrebbe non essere più del tutto giustificata, visto che si riduce la visibilità sulle future strategie dell'azienda".

L'addio del Golden Boy
Per ora manca l'ufficialità, ma nel mondo della finanza le voci sono insistenti: Guerra lascerà Luxottica. La proprietà, per ora, parla solo di "contronto con il manager". Per ora non è stato convocato alcun consiglio di amministazione; un atto dovuto in caso di avvicendamento alla guida di una società quotata. Guerra guida l'azienda della famiglia Del Vecchio da dieci anni. Anni in cui Luxottica è diventata leader mondiale dell'occhialeria. guerra (49 anni) è così considerato un top manager di livello mondiale. Solo pochi mesi fa, si era parlato di lui anche come ministro dello Sviluppo economico nel governo Renzi.