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POLITICA

Boldrini: "Totale sdegno"

Mafia Capitale, M5S: "Il Prefetto non scarta l'ipotesi di sciogliere il Comune di Roma"

Carminati e altri 13 non rispondono al gip. Panzironi respinge la accuse. Terremoto nel Pd romano: Patanè (Pd) si dimette dalla commissione Cultura del Lazio. Il presidente del democrat romani: "Partito da rifondare". L'ex sindaco Alemanno si autosospende da Fratelli d'Italia
 

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Solo l'ex amministratore delegato di Ama, Franco Panzironi, ha accettato di rispondere al giudice Flavia Costantini che si è recata a Regina Coeli per gli interrogatori di garanzia alle persone finite in carcere nell'ambito dell'indagine sulla mafia a Roma. Scena muta invece da parte el presunto capo dell'organizzazione, l'ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e di altre 13 persone esponenti del gruppo che dovevano essere ascoltate oggi. Oltre a Panzironi e a Carminati erano stati convocati per oggi Roberto Lapoco, suo padre Giovanni, Riccardo Brugia, Fabrizio Franco Testa, Matteo Calvio, Agostino Gaglianone, Raffaele Bracci, Salvatore Buzzi, Giuseppe Ietto, Luca Odevaine, Fabio Gaudenzi e Carlo Pucci.

Panzironi respinge le accuse
Un altro destinatario di ordinanza di custodia in carcere Giovanni De Carlo, legato a Carminati, è tuttora irreperibile. Panzironi, assistito dall'avvocato Pasquale Bartolo, ha negato di essere stato nel libro paga del presunto clan mafioso giudicando "un fatto normale" i finanziamenti sospetti ricevuti dalla Fondazione Nuova Italia, il cui presidente è Gianni Alemanno. Secondo la procura, quel denaro sarebbe riconducibile alla cupola affaristica gestita da Carminati. Domani gli interrogatori di garanzia di altri 14 detenuti in carcere, mentre gli otto ai domiciliari saranno sentiti entro la fine della settimana.

M5S: "Prefetto non esclude presupposti scioglimento del Comune"
"Manifesto totale sdegno - ha detto commentando le notizie di cronaca il presidente della Camera Laura Boldrini -. Bisogna fare quanto prima chiarezza, chi ha responsabilità deve renderne conto quanto prima", ha concluso Boldrini. Ma a subire il più forte contraccolpo è il Partito democratico capitolino. Il deputato Roberto Morassut, intervenendo in una trasmissione radiofonica, ha chiesto l'azzeramento delle tessere nel partito: "Bisogna aprire una discussione finalmente sincera al nostro interno, il nostro tesseramento andrebbe azzerato e rifatto da capo". Intanto il Movimento 5 Stelle chiede lo scioglimento del Comune di Roma per mafia. Posizione espressa da una delegazione M5S in un incontro col Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. "Il prefetto sa benissimo che la situazione è molto grave e che potrebbero esserci i presupposti" per lo scioglimento del Comune di Roma per mafia, e "qualora ci fossero, ha detto che si tirera' indietro". E' quanto ha riferito il capogruppo alla Camera del M5S, Andrea Cecconi, al termine di un incontro con il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. 

Orfini (Pd): "Partito da rifondare in capitale"
"Una vicenda agghiacciante per il sistema criminale che emerge e le responsabilità della politica. Emerge a Roma un partito da rifondare e ricostruire su basi nuove". Così il presidente del Pd Matteo Orfini che invita anche ad una "riflessione di sistema" su primarie e preferenze che "rendono la selezione dei dirigenti più permeabile".

Alemanno si autosospende da FdI
Oggi è il giorno dei contraccolpo politico: i 37 arresti e gli oltre 100 indagati usciti dall'inchiesta "terra di mezzo" che ha scoperchiato la pentola della mafia Capitale guidata da Carminati, hanno colpito duramente la politica romana. L'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, indagato per associazione mafiosa ha deciso di autosospendersi dagli incarichi che ricopre in Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale. In una lettera inviata a Giorgia Meloni, Alemanno ringrazia la presidente del partito "per la solidarietà e la fiducia che tu e altri esponenti di vertice del partito avete espresso pubblicamente nei miei confronti". "In questo momento - ha proseguito - il mio impegno principale non può non essere quello di capire realmente la portata di questa inchiesta e di dimostrare in maniera chiara e puntuale, in tutte le sedi, la mia estraneità agli addebiti che mi vengono mossi. Nello stesso tempo mi rendo conto della necessità di evitare facili strumentalizzazioni che potrebbero usare queste vicende per attaccare l'immagine di Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale, che evidentemente nulla c'entra con tutto cio'".

Si dimette anche Patanè (Pd)
Si è dimesso da presidente della commissione Cultura della Regione Lazio anche il democrat Eugenio Patanè indagato con l'accusa di turbativa d'asta e illecito finanziamento. Patanè spiega che la sua decisione giunge "per rispetto e a tutela della istituzione regionale". "Resto sereno e fiducioso nel lavoro della magistratura nella certezza che il prosieguo dell'inchiesta proverà - conclude Patanè - la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati".