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CULTURA

Storie

Majorana, il peso di essere un genio

Come ne 'Il Fu Mattia Pascal' del suo scrittore più amato, Luigi Pirandello, il fisico siciliano probabilmente inscenò il suo suicidio con la volontà di fuggire altrove. Storia di un ragazzo prodigio che Enrico Fermi equiparò a Galilei e Newton ma che non riuscì mai ad essere felice

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di Roberta Rizzo
"Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galilei e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di questi". Quando Majorana scomparve nel marzo del 1938 il nobel per la Fisica Enrico Fermi che lo volle alla sua corte in via Panisperna non aveva dubbi: il ragazzo prodigio non sarebbe mai stato ritrovato. 

Il travaglio
Sì perchè quel fisico dall'aspetto asciutto, dai capelli nero corvino e lo sguardo severo era in realtà un giovane timido ma ipercritico. Anche con sè stesso. La sua innata ritrosia e la raffinata intelligenza rendeva assai arduo il contatto umano e, probabilmente, la felicità stessa di un giovane che in fondo, all'epoca, aveva poco più di trent'anni.

Il Fu Mattia Pascal
Poco prima di svanire nel nulla spedì alcune lettere ad amici e familiari in cui manifestò l'idea di volersi togliere la vita. In molti non hanno mai creduto a quest'ipotesi e quanto emerso nell'inchiesta della Procura di Roma sembra dar loro ragione. Dunque queste missive potrebbereo essere servite per portare a termine un piano ben diverso e molto più complicato: quello di ricominciare la sua vita altrove, magari oltreoceano, dove nessuno lo avrebbe mai riconosciuto. A proposito di ciò, è singolare la vicinanza che Majorana stesso sentiva con un altro grande pensatore del '900, il conterraneo Luigi Pirandello che lo scienziato annoverava tra i suoi scrittori preferiti. Nel suo primo successo, il 'Fu Mattia Pascal', Pirandello fece inscenare al protagonista proprio un finto suicidio che gli permetterà di fuggire da una vita ormai stretta per ricominciare sotto una nuova identità.

La vita
Ma perchè tanta voglia di scappare? Majorana nasce a Catania in una famiglia di geni: il padre e il nonno avevano due lauree, uno zio era ministro, un altro fisico e un altro ancora rettore universitario. In un ambiente simile anche Ettore coltivò un'intelligenza fuori dal comune. Cominciò, infatti, a dar prova di attitudini eccezionali per l’aritmetica e il calcolo numerico dalla tenera età di quattro anni. Da grande poi, una volta ampliate le sue conoscenze matematiche, Majorana perfezionò la sua abilità nel calcolo mentale riuscendo a dare il risultato, semplificato e senza tutti i passaggi, di equazioni, limiti, integrali calcolati a memoria o su un foglietto con pochissimi passaggi. 

I ragazzi di Via Panisperna
Dopo gli studi liceali, s'iscrisse prima in Ingegneria dove conobbe Emilio Segrè. Quando questi - conosciuto Franco Rasetti e, per suo tramite, Enrico Fermi venuto a insegnare a Roma fisica teorica - decise di passare agli studi di Fisica, Majorana, affascinato sicuramente dalla figura di Fermi ne seguì l'esempio: il passaggio avvenne all’inizio del 1928. Il futuro Premio Nobel aveva intuito le potenzialità di Majorana e lo volle nel suo gruppo di ricercatori che lavorava all'Istituto di via Panisperna a Roma.

Due menti a confronto
Fermi poté subito toccare con mano la grandezza ma anche il carattere di Majorana: quel primo giorno in istituto lo aveva subito reso partecipe delle attività in corso illustrandogli il modello statistico che stava elaborando in quei giorni (oggi noto come "modello di atomo Thomas-Fermi"). Majorana si ripresentò il giorno dopo nello studio di Fermi con un foglietto e gli chiese la tabella numerica con la soluzione. Ettore aveva risolto a mano e in un giorno l'equazione che Fermi stava studiando con una rudimentale calcolatrice da settimane. Ma il suo atteggiamento non era quello di uno studente alle prese con un problema nuovo, piuttosto Majorana voleva verificare la correttezza dei calcoli di Fermi, visto che dei suoi era assolutamente certo. Segré racconta che quando vide che la tabella di Fermi andava bene, Ettore "non poté nascondere la meraviglia".

La laurea
Si laureerà nel 1929 con un’originale tesi di fisica nucleare (Sulla meccanica dei nuclei radioattivi) che contiene una giustificazione rigorosa e l’estensione del recentissimo modello di Gamow per il decadimento del nucleo atomico con emissione di particelle alfa, basato sull’effetto tunnel in meccanica quantistica. Queste ricerche anticipano i modelli nucleari completi, resi possibili solo dopo la scoperta del neutrone. Dopo alcuni incarichi accademici e studi all’estero, Majorana rifiutò cattedre alle università di Cambridge, Yale e della Carnegie Foundation, per accettare poi il trasferimento all’Università di Napoli, dove lavorò fino alla sua scomparsa.

I lavori
Pochi come lui avevano della fisica di quei tempi una visione così completa. La sua produzione scientifica si limita però a solo 9 lavori: i primi sei realtivi a problemi di fisica atomica e molecolare: dalla loro lettura risulta che Majorana aveva una profonda conoscenza dei dati sperimentali e una disinvoltura non comune nel semplificare i problemi o nello scegliere l’approssimazione più opportuna per risolvere quantitativamente problemi. Ma sarà ai tre lavori rimanenti che resterà per sempre legato il suo nome: di questi uno riguarda un tentativo di teoria relativistica di particelle, un altro le forze nucleari e il terzo una teoria simmetrica dell’elettrone e del positone.

Quell'ultimo viaggio
La sera del 26 marzo 1938 Majorana si imbarcò sul piroscafo Palermo-Napoli, della compagnia Tirrenia. Le indagini che seguirono la sua scomparsa confermarono che prima della partenza Majorana era stato a Palermo due giorni: da lì, il 25 marzo, Majorana aveva scritto una lettera all’amico e collega Antonio Carrelli, professore di Fisica sperimentale presso la stessa Facoltà di Fisica. Nella lettera Majorana ribadiva la sua volontà di suicidarsi, dopo averla annunciata per la prima volta in un’altra lettera, diretta alla famiglia, lasciata nella camera d’albergo dove alloggiava a Napoli. 

La scomparsa
Quando scomparve nel nulla, a soli 32 anni, per rintracciarlo Fermi si rivolse persino a Mussolini affinché si impegnasse in prima persona ma sapeva che sarebbe stata una ricerca impossibile: "Ettore era troppo intelligente. Se ha deciso di sparire, nessuno riuscirà a trovarlo" confidò. La sua fama era molto nota anche all'estero e la sua scomparsa divenne presto un caso internazionale. Molti, scienziati, letterati e artisti in genere, sono rimasti affascinati dalla sua storia. Leonardo Sciascia scrisse il celebre "Il caso Majorana" dove formulò l'ipotesi che il fisico siciliano non resse il peso delle responsabilità dettate dal proprio ruolo di scienziato in un'epoca come quella atomica e, consapevole di dove avrebbero portato le scoperte di Fermi e del gruppo di via Panisperna, decise di chiudersi in convento.