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POLITICA

Quirinale

Mattarella: il lavoro resta la prima questione sociale

Nel messaggio di fine anno agli italiani pronunciato dallo studio alla vetrata, il capo dello Stato fa appello ai cittadini affinché partecipino alle elezioni del 4 marzo e ai partiti affinché facciano "proposte adeguate, realistiche e concrete"  richieste dalla "dimensione dei problemi del nostro Paese" 

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C'è il lavoro al centro del messaggio di fine anno del capo dello Stato. "Il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. E’ necessario che ve ne sia in ogni famiglia", dice Sergio Mattarella. "Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano".

La Costituzione, nostra casa comune
Nel suo augurio agli Italiani per il 2018, il presidente della Repubblica ricorda: "Settant’anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri costituenti. Su questi valori, principi e regole si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica".

Le elezioni del 4 marzo, pagina bianca che scriveranno gli elettori
"Al suo vertice - prosegue Mattarella -  si colloca la sovranità popolare che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni. Come sapete ho firmato il decreto che conclude questa legislatura del Parlamento e, il 4 marzo prossimo, voteremo per eleggere le nuove Camere. E’ stato importante rispettare il ritmo, fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione. Insieme ad altri esiti positivi, andremo a votare con una nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, omogenea per le due Camere. Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese".

L'appello contro l'astensionismo e la fiducia nei giovani
"Mi auguro un’ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese. Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta. Questo mi induce a condividere con voi una riflessione. Nell’anno che si apre  ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora — i ragazzi del ‘99 — vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica. Propongo questa riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell’Europa. Non avviene lo stesso in tanti luoghi del mondo". 

Preparare il futuro e impegnarsi per l'ambiente
"Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente - dice ancora Mattarella - quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l’avvenire, così deformando il rapporto con la realtà. La democrazia vive di impegno nel presente, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro. Occorre preparare il domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere. Un’era che pone anche interrogativi, inediti, sul rapporto tra l’uomo, lo sviluppo e la natura. Basti pensare alle conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti. Si manifesta, a questo riguardo, una sensibilità crescente, che ha ricevuto impulso anche dal magistero di Papa Francesco, al quale rivolgo gli auguri più fervidi.

La politica governi i cambiamenti
"Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono. In questo tempo, la parola futuro può anche evocare incertezza e preoccupazione. Non è stato sempre così. Le scoperte scientifiche, la evoluzione della tecnica, nella storia, hanno accompagnato un’idea positiva di progresso. I cambiamenti, tuttavia, vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità. L’autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta, e sostenibile la nuova stagione che si apre".

L'appello ai partiti per proposte realistiche e concrete. L'accento sul lavoro
"L’orizzonte del futuro costituisce, quindi, il vero oggetto dell’imminente confronto elettorale.
Il dovere di proposte adeguate — proposte realistiche e concrete - è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese. Non è mio compito formulare indicazioni. Mi limito a sottolineare, ancora una volta, che il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. E’ necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Ai tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano".

Il pensiero alle popolazioni colpite dal terremoto
"Tanti nostri concittadini vivono queste festività in condizioni di disagio, per le conseguenze dei terremoti, che hanno colpito larga parte dell’italia centrale. A loro desidero far sentire la vicinanza di tutti. Gli interventi per la ripresa e la ricostruzione proseguono e, talvolta, presentano difficoltà e lacune. L’impegno deve continuare in modo sempre più efficiente fino al raggiungimento degli obiettivi".

Ciascuno faccia la sua parte
"I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno, interamente, la parte propria",  invita Mattarella. "Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica".

Il saluto e gli auguri finali
In chiusura del suo breve discorso, il presidente ha rivolto un saluto "a quanti, questa sera, non
stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere compiti e servizi essenziali per tutti noi: sulle strade, negli ospedali, nelle città, per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza. A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare". Poi agli italiani: "Auguri a tutti. E buon anno".