Original qstring:  | /dl/archivio-rainews/articoli/Migranti-Minniti-confini-di-Europa-a-Sud-della-Libia-0b8bda39-2acc-4d6c-964d-3a458ffa1245.html | rainews/live/ | true
ITALIA

Stasera il vertice Ue Francia-Germania-Italia

Migranti, Minniti: confini d'Europa a Sud della Libia

"nei primi cinque mesi di quest'anno il 97% dei migranti è arrivato dalla Libia, ma la cosa più incredibile è che non c'è un libico. La Libia è un Paese di transito" dice il ministro dell'Interno in una intervista al Messaggero. E aggiunge: "Vorrei che anche solo una nave attraccasse in un altro porto".  Stasera a Parigi il vertice Ue con i ministri di Francia e Germania

Condividi
"La partita fondamentale in questo momento si gioca in Libia: il confine meridionale della Libia è il vero confine meridionale dell'Europa". Il ministro dell'Interno Marco Minniti, alla vigilia del vertice a tre a Parigi tra Francia, Germania e Italia, spiega in un'intervista con il Messaggero le possibili soluzioni per arginare gli arrivi dei migranti, aumentati di oltre il 18% in sei mesi: tradotto in numeri, si parla di oltre 83mila persone sbarcate nei porti del sud Italia. E non è un caso che il ministro chiami in causa la Libia, perché "nei primi cinque mesi di quest'anno il 97% dei migranti è arrivato dalla Libia, ma la cosa più incredibile è che non c'è un libico. La Libia è un Paese di transito". Ecco perché, aggiunge, bisogna "cercare di creare un governo stabile e stiamo lavorando per farlo, sapendo che anche questo è un modo per combattere i trafficanti di uomini, che hanno bisogno di istituzioni deboli per potersi muovere liberamente". Con la Libia, prosegue, "abbiamo affrontato anche un tema cruciale, ossia quello dei centri di accoglienza, dove dovranno essere rispettati i diritti umani. Perché è prima della partenza che bisogna distinguere chi abbia diritto alla protezione umanitaria da chi non abbia i requisiti".

Minniti, che si prepara ad affrontare il tema oggi a Parigi, sottolinea che "ci troviamo a fronteggiare una pressione fortissima". E sull'ipotesi di chiudere i porti precisa: "Si è parlato di 22 navi, poi sono diventate 25. Non sono barconi, ma navi delle organizzazioni non governative, navi delle operazioni Sophia e Frontex, navi della Guardia costiera italiana. Battono varie bandiere di Paesi europei. Se gli unici porti dove vengono portati i profughi sono italiani, c'è qualcosa che non funziona. Questo è il cuore della questione. Sono europeista e sarei orgoglioso se una nave soltanto, anziché arrivare in Italia, andasse in un altro porto europeo. Non risolverebbe i problemi dell'Italia, ma sarebbe un segnale straordinario".

Quanto al fronte interno, quello dei sindaci, "l'accoglienza diffusa è la via fondamentale, se ogni comune facesse fino in fondo la propria parte avremmo una situazione molto più vicina alla soluzione", commenta il ministro. "La cooperazione con l'Anci per l'accoglienza ha funzionato, c'è stato un aumento di comuni che hanno aderito, anche se non ci si può dire ancora soddisfatti".