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MONDO

Le indagini

Morte di Giulio Regeni, la procura ordina l'esame delle telecamere di sicurezza

Il direttore della procura di Giza, Hossam Nassar ha aggiunto che la procura ha ricevuto venerdì il rapporto riguardante l'autopsia redatto dall'Autorità di medicina legale al Cairo. Un amico egiziano del giovane commenta le indiscrezioni sull'esame pubblicate dal New York Times

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Giulio Regeni (Ansa)
Continuano le indagini per far luce sula morte di Giulio Regeni, il giovane italiano ucciso in Egitto. Il direttore della procura di Giza, Hossam Nassar, ha ordinato l'esame dei filmati delle telecamere a circuito chiuso attive nelle zone visitate dal giovane ricercatore italiano il giorno della sua scomparsa, lo scorso 25 gennaio. Secondo quanto riferito dal funzionario i filmati potrebbero far luce sulle testimonianze emerse in questi giorni riguardo al fermo subito dal giovane da parte di membri delle forze di sicurezza nell'area di piazza Tahrir. 

Nella notte in cui scomparve, Giulio Regeni avrebbe lasciato il suo appartamento e visitato almeno quattro negozi forniti di telecamere di sorveglianza. Tuttavia il giorno del ritrovamento del corpo, avvenuto lo scorso 3 febbraio, nessuna autorità avrebbe fatto esplicita richiesta ai proprietari degli esercizi commerciali a fornire i filmati. Un testimone oculare ha dichiarato ai media locali che un filmato mostrerebbe Regeni fermato e preso in custodia da due uomini, ritenuti agenti delle forze di sicurezza egiziane.

Nassar ha aggiunto che la procura ha ricevuto venerdì il rapporto riguardante l'autopsia redatto dall'Autorità di medicina legale al Cairo. Proprio venerdì sono filtrate indiscrezioni sul New York Times con i presunti dettagli dell'autopsia, secondo cui sui genitali del giovane vi sarebbero segni e bruciature di elettrodi oltre a lesioni e tagli su tutto il corpo. Il New York Times ha anche sostenuto che Giulio potrebbe essere stato considerato una spia perché sul cellulare aveva i contatti di persone della Fratellanza musulmana e del Movimento di sinistra 6 Aprile.

Secondo Amr Assaad, 54 anni, un amico egiziano di Giulio, "se quello che scrive il New York Times fosse vero, il caso sarebbe quasi chiuso". Ma specifica: "Non credo che avesse alcun rapporto con la Fratellanza musulmana o il Movimento 6 Aprile, o se aveva contatti con loro deve essere stato per caso: può averli conosciuti come ricercatori o venditori ambulanti che erano anche qualcos’altro. E poi dubito che gli agenti possano aver subito identificato i proprietari dei presunti numeri telefonici. Giulio mi aveva detto che nel 2013 era venuto ma se ne era andato dal Cairo per via della situazione folle durante il regime del Consiglio supremo delle Forze armate insieme a Morsi. La loro alleanza creò una situazione di terrore. Vorrei che la storia del New York Times fosse vera, ma la questione dei tre funzionari dell’intelligence sembra strana: strano che facciano affermazioni simili che contraddicono la posizione ufficiale dell’Egitto. Tranne che in tal modo non si voglia dire che Giulio avesse in effetti contatti con l’intelligence italiana".