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ITALIA

L'inchiesta

Mose, il manager Baita accusa Gianni Letta. Lui replica: "Mio coinvolgimento una favola"

Nei verbali degli interrogatori legati all'inchiesta di Venezia il manager tira in ballo il Pdl milanese e nomi eccellenti, da Brunetta a Ghedini

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Gianni Letta
"Ci vuole proprio molta fantasia per trasformare un normale e doveroso 'contatto istituzionale' in una richiesta o, peggio, in un versamento, e inventare così una 'favola' come quella attribuita alla Signora Minutillo. E non basta che lo stesso Baita in qualche modo precisi o smentisca, sia pure con fatica: meglio raccontarla quella 'favola'". Così l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta commenta la notizia, riportata dalla stampa, del suo coinvolgimento (anche se non indagato) nell'inchiesta sul Mose. 

"Mio coinvolgimento una favola"
"Ma come si fa a smentire una favola? - Prosegue Letta -  Basta dire che non c'è nulla di vero? E che è tutta una fandonia? Di certo, c'è solo che, nella realtà, non esistono né richieste né versamenti. Non sono mai esistiti, mai pensati e neppure immaginati. Per fortuna non sono io a doverlo dire, dal momento che prima di me, l'ha scritto con chiarezza il gip di Venezia".    

L'ex sottosegretario poi cita la pagina 499 della "famosa" Ordinanza sul Mose, dove il magistrato riconosce esplicitamente che quei contatti sono "del tutto privi di rilievo penale, non risultando alcun tipo di richiesta, ma risultando esclusivamente un interessamento rispetto ad un importante opera quale il Mose, rientrante nella fisiologia dei rapporti politico-istituzionali".    

"Peccato - scrive Letta - che qualche giornale si sia fermato alla prima stazione e non sia arrivato al capolinea dell'Ordinanza. L'avessero fatto, avrebbero dovuto rinunciare al gioco perverso della insinuazione maliziosa, o della suggestione subdolamente allusiva per 'tirarmi dentro' vicende che non mi riguardano. E questo evidentemente dispiaceva. Come tante volte era già successo in passato".    

"Non è la prima volta - ricorda ancora Letta - infatti, che il mio nome viene evocato o citato in una delle tante inchieste che riempiono le cronache di questi mesi. Ed è ovvio che lo sia, perché negli anni di governo, mi sono occupato di tante vicende, certo di tutte le più importanti, ma solo per dovere di ufficio e per le responsabilità connesse alla funzione ed al ruolo. Ma l'ho sempre fatto - conclude - con spirito rigorosamente istituzionale, nella più assoluta correttezza e trasparenza, senza mai venir meno ai principi di onestà, di lealtà e di responsabilità, nel pieno rispetto della legge e dell'ordinamento".