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MONDO

Il caso

D-Day: discordia fra Francia e Usa sulle navi Mistral

Un accordo firmato nel 2011 tra Francia e Russia prevede la vendita di due grandi navi militari a Mosca. Ma dopo l'Ucraina, la vicenda sta diventando un caso diplomatico

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La nave da guerra Vladivostock nel porto di Saint Nazaire (LaPresse/foto di archivio)
“I contratti sono stati firmati nel 2011, rappresentano molti di posti di lavoro e verranno portati avanti”. Meno di 140 caratteri per gettare benzina sul fuoco di uno dei casi che rischia di guastare il D-Day, il giorno della commemorazione dello sbarco in Normandia. Se l’autore del tweet  è Laurent Fabius, ministro degli esteri francese, e la faccenda riguarda la vendita alla Russia di due grandi navi da guerra prodotte in Francia, c’è di che tenere il fiato sospeso in rapporto alla polveriera ucraina. Le navi Mistral, considerate come il gioiello della marina francese, ribattezzate “il coltellino svizzero” per la loro polivalenza, rischiano per ora di recidere soprattutto la fiducia nei rapporti diplomatici tra Usa e Francia.

L’insofferenza statunitense
La controversia tiene banco da diversi mesi, più o meno da quando si è incendiato il dossier ucraino, con la caduta del governo di Viktor Yanukovich e l’acquisizione "de facto" della Crimea da parte della Russia. E il presidente Barack Obama non ha dimenticato di manifestare tutta la sua “preoccupazione” per la vendita delle navi durante la conferenza stampa del G7, tenutosi ieri senza la Russia per la prima volta da 16 anni a questa parte.

Nomi profetici
E non casuali sembrano i nomi dei due giganti del mare pronti ad arrivare nella flotta russa a ottobre 2014 e marzo 2015: Vladivostock e Sebastopoli, ovvero le due città agli estremi di quello che la Russia considera come il “suo” territorio. Vladivostock si trova all'estremo oriente russo, al confine con la Cina, mentre Sebastopoli è la capitale della Crimea, la regione annessa a marzo da Vladimir Putin e il cui statuto internazionale è ancora incerto. Due navi che garantiscono alla Francia la rivalutazione degli altrimenti decaduti cantieri navali di Saint Nazare, un incasso pari a 1,2 miliardi di euro e la creazione di mille posti di lavoro a tempo pieno per quattro anni.

La reazione russa
Di fronte alle critiche che un po’ da tutto il mondo sono cadute sulla vendita, il vice primo ministro russo, Dmitri Rogozine, non ha tardato ad alzare i toni. Dal suo account twitter ha tuonato qualche giorno fa: “La Francia comincia a tradire la fiducia che riponiamo in lei in quanto fornitore fidato”, mentre poche settimane prima la Russia aveva minacciato la richiesta di elevate riparazioni in caso di mancata consegna. Il contratto, approvato nel 2011 dall’allora presidente francese Nicholas Sarkozy, rischierebbe così di trasformarsi da un’opportunità in un conto molto salato, anche sul piano della credibilità: la Francia è infatti il quarto produttore mondiale di armamenti dopo Stati Uniti, Regno Unito e Russia. Anche nel giorno del D-Day, gli affari sono sempre affari.