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MONDO

Veglia di preghiera in vista del Sinodo sulla famiglia che si apre domani

Papa Francesco: "Ogni famiglia è luce nel buio del mondo"

"Preghiamo - ha esortato - perché il sinodo sappia ricondurre a un'immagine compiuta di uomo l'esperienza coniugale e familiare; riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c'è di bello, di buono e di santo; abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture; ricordi a queste famiglie, come a tutte le famiglie, che il Vangelo rimane 'buona notizia' da cui ripartire"  

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Papa (getty)
Il Papa spera in un sinodo che "più che parlare di famiglia, sappia mettersi alla sua scuola, nella disponibilità a riconoscerne sempre la dignità, la consistenza e il valore, nonostante le tante fatiche e contraddizioni che possono segnarla.

"Ogni famiglia - ha commentato durante la veglia di preghiera in piazza San Pietro, dove è stato accolto dal presidente e dal segretario della Cei, card. Angelo Bagnasco e mons. Nunzio Galantino - è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo".

"La grazia di Dio non alza mai la voce". "La Chiesa è casa aperta, lontana da grandezze esteriori, accogliente nello stile sobrio dei suoi membri e, proprio per questo, accessibile alla speranza di pace che è dentro ogni uomo, compresi quanti, provati dalla vita, hanno il cuore ferito e sofferente".

Papa Francesco si è unito alla veglia di preghiera indetta dalla Cei per il sinodo, e ha voluto accompagnare in spirito di preghiera la vigilia delle assise sinodali, sulla quale è esploso l'outing del monsignore polacco Chamarsa, officiale della Congregazione della dottrina della fede che si è confessato gay praticante, con fidanzato stabile.

"La famiglia - ha ricordato papa Bergoglio - è luogo di santità evangelica, realizzata nelle condizioni più ordinarie. Vi si respira la memoria delle generazioni e si affondano radici che permettono di andare lontano. È luogo del discernimento, dove ci si educa a riconoscere il disegno di Dio sulla propria vita e ad abbracciarlo con fiducia. È luogo di gratuità, di presenza discreta, fraterna e solidale, che insegna a uscire da se stessi per accogliere l'altro, per perdonare ed essere perdonati".

"Preghiamo, dunque, - ha esortato il Pontefice - perché il sinodo che domani si apre sappia ricondurre a un'immagine compiuta di uomo l'esperienza coniugale e familiare; riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c'è di bello, di buono e di santo; abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture; ricordi a queste famiglie, come a tutte le famiglie, che il Vangelo rimane "buona notizia" da cui ripartire.

Dal tesoro della viva tradizione i Padri sappiano attingere parole di consolazione e orientamenti di speranza per famiglie chiamate in questo tempo a costruire il futuro della comunità ecclesiale e della città dell'uomo".