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MONDO

Guterres: "Temo effetto emulazione nel Sahel"

Onu e Afghanistan, tra potere e crisi umanitaria. Nel Panshir i talebani fanno "pulizia etnica"

La comunità internazionale preoccupata per la crisi umanitaria. Intanto continua il ponte aereo tra Kabul e Doha in Qatar. Ieri 200 persone, tra cui cittadini britannici e statunitensi, sono stati portati via dall'Afghanistan

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Il nuovo governo talebano apre un dibattito sulle future scelte dell'Onu, impegnato a proteggere la popolazione senza esporsi troppo a un riconoscimento dei talebani sul piano internazionale. 

"Vi chiedo di non riconoscere alcun governo in Afghanistan a meno che non sia veramente inclusivo e non sia formato sulla base del libero arbitrio del popolo", è l'appello dell'inviato dell'Afghanistan presso le Nazioni Unite, Ghulam Isaczai, esortando il Consiglio di Sicurezza dell'Onu a non riconoscere alcun governo a Kabul a meno che non sia "veramente inclusivo". Secondo Isaczai le recenti proteste a Kabul sarebbero un chiaro messaggio "ai Talebani che il popolo non accetterà un sistema totalitario".

Posizioni che dovranno convergere, alla luce delle dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in una intervista alla France Press: "Il nostro dovere è quello di estendere la nostra solidarietà a un popolo che soffre enormemente, dove milioni e milioni di persone rischiano di morire di fame. Bisogna mantenere un dialogo con i talebani, in cui noi riaffermiamo i nostri principi in maniera diretta". 

Mentre continua il ponte aereo per potare stranieri via dall'Afghanistan, in una situazione imprevedibile continua l'ascesa dei talebani nelle province afghane. "La resistenza non è finita, ma è appena iniziata". Così il Fronte nazionale di resistenza del Panshir su Twitter ha denunciato ''crudeltà'' commesse dai Talebani nella Valle, con ''omicidi e atti di vendetta". I Talebani, prosegue, ''hanno espulso migliaia di persone dalla Valle". I nuovi governanti dell'Afghanistan "continuano la pulizia etnica e il mondo sta solo a guardare e resta indifferente a questa situazione", prosegue la Resistenza. Anche per questo, "la guerra non è finita e la resistenza continuerà". "Il popolo del nostro Paese è cresciuto con un'idea di sviluppo che i Talebani non accettano", hanno proseguito gli uomini del Panshir, affermando che "noi difendiamo i diritti della popolazione, delle donne, i valori e i diritti umani".

Nessuna cerimonia nel giorno degli attentati a New York
Non si terrà in concomitanza con il 20esimo anniversario dell'11 settembre la cerimonia di insediamento del nuovo governo afghano. Lo ha precisato in un tweet Inamullah Samangani, membro della commissione Cultura dei talebani. "L'inaugurazione del nuovo governo afghano è stata annullata diversi giorni fa. Per evitare confusione, la leadership dell'Emirato islamico ha annunciato l'approvazione di una parte del governo che ha già iniziato a lavorare. Le voci che la cerimonia di inaugurazione avrà luogo domani, 11 settembre, non sono vere", si legge nel tweet, ripreso dall'agenzia Tass.

Pakistan nega aiuto al Panshir
Il Pakistan ha negato di aver sostenuto l'offensiva dei talebani contro il Panshir, la provincia afghana dove si concentra la resistenza e che gli studenti coranici hanno dichiarato "conquistata". Il portavoce del ministero degli Esteri, Asim Iftikhar, ha "categoricamente respinto" le accuse, definendole "parte di una campagna maliziosa" per la quale ha puntato il dito contro l'India. Si tratta di un "tentativo disperato di diffamare il Pakistan e fuorviare la comunità internazionale", si legge nel comunicato firmato dal portavoce, in cui si ribadisce, invece, l'impegno di Islamabad per un Afghanistan pacifico, stabile e sovrano.

Chiusi i conti correnti di ex funzionari
"I talebani hanno chiuso i conti correnti bancari appartenenti a ex funzionari del governo di Kabul", secondo l'emittente Tolo news precisando che la maggior parte dei funzionari colpiti dal provvedimento hanno lasciato l'Afghanistan lo scorso 15 agosto. Confermando la notizia, Inamullah Samangai, membro della Commissione culturale dei Talebani, non ha tuttavia rivelato i nomi degli ex funzionari ai quali sarebbero stati chiusi i conti, mentre la Banca Centrale afghana non ha commentato.