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ECONOMIA

Fisco

Orlando: "Priorità è ridare potere d'acquisto a lavoratori"

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali valuta: "Bene il dialogo con il sindacato, spero che il confronto migliori la proposta su fisco e previdenza". "Il rischio che si corre" sottolinea Andrea Orlando "è che aumentino le disuguaglianze sociali". Ripresa robusta ma ancora con molte incognite

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di Tiziana Di Giovannandrea
Andrea Orlando, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante il convegno 'I giovani in Cisl per guardare al futuro insieme', riferendosi alla riforma fiscale ha evidenziato come: "La priorità è restituire potere d'acquisto ai lavoratori, quindi buste paga più pesanti. Credo che questo sia un obiettivo che corrisponde a un punto di equità e, contemporaneamente, ad una esigenza del Paese. Abbiamo bisogno di far ripartire i consumi, abbiamo bisogno di sostenere la domanda interna e di non compromettere una ripresa che è robusta ma ancora con molte incognite". 

Parlando dell'incontro tra il Ministro dell'Economia Daniele Franco e i leader dei sindacati confederali ha detto: "Io credo che sia stata giusta la scelta di riaprire un dialogo su alcune grandi scelte che riguardano questa Legge di Bilancio e su quelle che si dovranno fare in futuro su temi importanti come il fisco e la previdenza. Proprio in queste ore si è riavviato un confronto sul primo tema che spero consenta di migliorare ulteriormente la proposta sul tavolo".

"Senza partecipazione lavoratori rischio nuove disuguaglianze" 
Il ministro del Lavoro Orlando, nel suo intervento all'evento della Cisl ha precisato:  "Veniamo da un tempo in cui  corpi intermedi venivano considerati retaggio del passato, strutture inutili, non è andata proprio così: l'indebolimento dei corpi intermedi ha portato a una crescita delle disuguaglianze". "Oggi è giusto che si torni a riflettere su come si organizzi una partecipazione - ha aggiunto -. Di fronte ai grandi cambiamenti, la società ha bisogno di organizzarsi, si deve costruire un dialogo sociale che coinvolga chi è il destinatario di questi cambiamenti, tanto più se questi cambiamenti saranno rapidi". Per Orlando "Se non c'è una partecipazione diretta, attiva nelle grandi scelte, da parte dei lavoratori, si rischia di produrre nuove disuguaglianze. È giusta la scelta di riaprire un dialogo su temi importanti come il fisco, la previdenza, penso che su alcuni fronti si sia fatto un buon lavoro. Oggi abbiamo da investire 5 miliardi di euro sulle politiche attive, anche qui il dialogo sociale è fondamentale per la famosa messa a terra". Per il ministro del Lavoro "Noi abbiamo una ripresa robusta, abbiamo fatto meglio degli altri paesi in tema di gestione della pandemia, ma c'è il rischio che questa ripresa non veda una ripresa salariale e un superamento della precarietà, qui dobbiamo fare un grande passo avanti". 

"Pnrr, non permettere che vada poco o nulla ai salari. Serve risposta su salari, imperdonabile mancare Recovery"
Il rischio concreto è che aumentino le disuguaglianze sociali. "Non ci possiamo permettere che di quei 200 e oltre miliardi del Pnrr vada poco o nulla nei salari dei lavoratori italiani" ha poi proseguito il ministro Orlando. "Il 25% dei lavoratori è attorno alla soglia di povertà - ha ricordato - Il 20% dei percettori di reddito di cittadinanza ha un contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato con part time involontari e forme estreme di precarietà che riguardano soprattutto le donne. Si tratta di un grande tema che dobbiamo provare ad affrontare. In parte una risposta deve arrivare sul fronte fiscale ma c'è anche il tema di come adeguiamo gli strumenti per contrastare il dumping  contrattuale, con molto pragmatismo". "Dobbiamo trovare le formule che funzionano meglio, che vanno concertate - ha proseguito - ma questa è una grandissima urgenza, perché non ci possiamo permettere che di quei 200 e oltre miliardi del Pnrr vada poco o nulla nei salari dei lavoratori italiani". "Sarebbe un modo per fare peggio di quello che c'era prima, aumentando diseguaglianze sociali" ha spiegato Orlando.

Inoltre sui trattamenti pensionistici per gli edili il ministro Orlando ha indicato come : "Ragionevolmente si può lavorare" sulla riduzione degli anni di contributi necessari per i lavoratori dell'edilizia, portandoli da 36 a 30 anni, per accedere all'Ape sociale, "in sede di emendamenti" alla manovra sul tema delle pensioni.