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PEOPLE

Dalle "Ultime conversazioni"

Padre Georg: "Benedetto è semi-cieco dal 1994"

Il segretario particolare di Joseph Ratzinger commenta sulle pagine del Corriere della Sera alcuni passaggi dell'ultimo libro intervista che il Papa emerito ha scritto con l’amico Peter Seewald: "Il giorno delle dimissioni non pianse"

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Padre Georg Gänswein, segretario personale di Benedetto XVI, interviene sul Corriere della Sera a proposito delle Ultime conversazioni, l’ultimo libro-intervista che Ratzinger ha scritto con l’amico Peter Seewald. Commenta alcuni passaggi di questo lascito intimo e personale del Papa. Il volume, scrive padre Georg, contiene la registrazione di una serie di incontri “cuore a cuore”, che si sono svolti prima e dopo le dimissioni di Benedetto.

E c’è una rivelazione che colpisce in modo particolare: Ratzinger è semi-cieco dal 1994. E’ stata una maculopatia all’occhio sinistro a togliergli parzialmente la vista, dopo che nel 1991, “lui che non è mai stato né fumatore né bevitore”, fu colpito da una emorragia cerebrale. Nelle “Ultime conversazioni”, scrive padre Georg, le risposte del Papa emerito “sorprendono per un’intimità del tutto particolare e per una lingua diretta”. Veniamo a sapere, per esempio, dalla bocca di Ratzinger dopo le dimissioni, che il suo oppositore Hans Küng (studioso e professore di teologia) “parlava troppo”. Tra le tante critiche che lo studioso ha mosso a Benedetto, quella del 18 marzo 2010: riferendosi agli abusi sessuali del clero, ha scritto un articolo in cui sostiene che Ratzinger sia “l'uomo che da decenni è il principale responsabile dell'occultamento di questi abusi a livello mondiale”.

Nel settembre 1991, dopo l’emorragia cerebrale, Ratzinger disse a Giovanni Paolo II: “adesso non posso proprio più”. Significava dimissioni, che però furono categoricamente rifiutate da Wojtyla. “Gli anni dal 1991 al 1993 furono faticosi” commenta nel libro Benedetto. Poi la maculopatia. Semi-cieco da molti anni prima della sua elezione, dunque. “Non l’ha mai fatto pesare. Il Papa semicieco! Chi l’ha mai saputo?!” commenta Georg sul Corriere, soffermandosi anche su un altro particolare: le lacrime di Benedetto quando ricorda il giorno del suo commiato dal soglio pontificio. “Commuove- scrive Georg- leggere in modo altrettanto improvviso, a pagina 49, tra parentesi, “il Papa piange” prima che l’anziano pontefice racconti di quel 28 febbraio 2013, quando al calar della sera, dopo il suo congedo, si librò in volo nel cielo di Roma a bordo di un elicottero bianco tra il suono di tutte le campane della città diretto a Castel Gandolfo, incontro alla sera della sua vita”.

Un dettaglio intimo che si accompagna alla curiosa attitudine di Ratzinger alle imitazioni delle voci e alla personale affezione alla pennichella pomeridiana “a cui si era abituato dal 1963, dagli anni del Concilio trascorsi a Roma” aggiunge Georg, che si commuove nel leggere i passaggi in cui Benedetto racconta di quanto gli piacessero le passeggiate. “Oggi- scrive- io ho davanti agli occhi come quel camminatore appassionato riesce a compiere giorno dopo giorno solo passi sempre più brevi. Perciò, da molti mesi nessuno mi deve più dimostrare il buon senso delle sue dimissioni da un ministero estremamente gravoso”.

Le dimissioni. Benedetto non si è mai pentito di questa decisione, vede ogni giorno “che era la cosa giusta da fare”. Nel libro chiarisce ancora che non si è trattato di una fuga. Il medico gli aveva detto che non poteva più attraversare l’Atlantico. Ma la Giornata mondiale della gioventù successiva, che avrebbe dovuto aver luogo nel 2014, era stata anticipata al 2013 a causa dei mondiali di calcio. Altrimenti avrebbe cercato di resistere fino al 2014. “Ma così, invece, sapevo che non ce l’avrei fatta” racconta Ratzinger nel libro. Benedetto non si aspettava l’elezione di Bergoglio, scrive Georg, “ma dopo l’elezione, non appena vide — in televisione a Castel Gandolfo — come il nuovo Papa parlava da una parte con Dio, dall’altra con gli uomini, è stato “davvero contento. E felice”. E fino a questo momento è soddisfatto del ministero di papa Francesco? Senza giri di parole, risponde Ratzinger: “Sì. C’è una nuova freschezza in seno alla Chiesa, una nuova allegria, un nuovo carisma che si rivolge agli uomini, è già una bella cosa”. Non vede una rottura con il suo pontificato: “Forse si pone l’accento su altri aspetti, ma non c’è alcuna contrapposizione”.