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MONDO

L'attentato

Pakistan, Malala. Così finisce il processo ai suoi attentatori: otto talebani tornano liberi

Lo scorso aprile le autorità pakistane avevano annunciato la condanna a 25 di 10 persone. Emergono dubbi sul processo, che si è svolto a porte chiuse

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Nell'ottobre del 2012 dieci uomini aggredirono il futuro premio Nobel Malala Yousafzai sparandole alla testa a bordo del bus che la stava riportando a casa. Oggi, due mesi dopo la condanna, è trapelata la notizia che otto di loro sono tornati in libertà.

L'incredibile storia arriva dal Pakistan, il paese di origine di Malala. All'epoca del tentato omicidio, la ragazza aveva soltanto 14 anni, ma era già autrice di uno scritto contro la violenza e la segregazione fisica e culturale cui molte donne pakistane erano sottoposte. Il testo non piacque alle frange più oltranziste di gruppi legati all'ideologia talebana, che, quindi, decisero di entrare in azione. 

Sospetti circa la reale volontà di fare giustizia sul caso Malala erano già emersi nei mesi precedenti. Il processo, annunciato a sorpresa dalle autorità di Islamabad, si è svolto a porte chiuse in un clima di segretezza, senza alcun tipo di copertura mediatica che non fosse quella fornita dalle fonti ufficiali. In aprile arrivò la sentenza: 10 condannati a 25 anni di carcere, la massima pena detentiva prevista dal codice pakistano.

In carcere in questo momento rimangono due uomini, indicati come gli esecutori materiali dell'attentato alla ragazza. Gli altri, ha riferito il portavoce dell'Alta commissione pakistana a Londra Muneer Ahmed, sono stati rilasciati per mancanza di prove.