Original qstring:  | /dl/archivio-rainews/articoli/Panama-Papers-si-allunga-la-lista-dei-nomi-lo-scandalo-scuote-i-palazzi-arrivano-prime-smentite-Secondo-giorno-dalla-pubblicazione-dei-leaks-04591e07-3791-45d8-b91c-86f3cd05b51b.html | rainews/live/ | true
MONDO

Secondo giorno dalla pubblicazione dei leaks

Panama Papers: s'allunga la lista dei nomi, lo scandalo scuote i palazzi, arrivano prime smentite

"Panama Papers" sta scuotendo i palazzi del potere da un angolo all'altro del globo. Iniziano ad arrivare le smentite, le reazioni ma anche le nuove accuse e i sospetti nei confronti di leader, vip e faccendieri, coinvolti direttamente o indirettamente

Condividi
Gli oltre 11 milioni di documenti riservati denominati "Panama Papers", pubblicati in contemporanea dai media di mezzo mondo sta scuotendo i palazzi del potere da un angolo all'altro del globo: da Mosca a Londra, dalla sterminata Pechino alla piccola Reykjavik. Ora iniziano ad arrivare le smentite, le reazioni ma anche le nuove accuse e sospetti nei confronti di leader, vip e faccendieri coinvolti direttamente o indirettamente - secondo le carte dello scandalo - in un giro mirabolante di miliardi di dollari dirottati sotto traccia verso le inespugnabili casseforti dei paradisi fiscali. 

In alcuni Paesi - Panama, ma anche Australia e India - scattano già le prime indagini formali. "Siamo pronti a cooperare con convinzione di fronte a qualsiasi inchiesta giudiziaria", fa sapere il presidente dello Stato centroamericano, Juan Carlo Varela.

In Italia, Gran Bretagna e in Norvegia le agenzie delle entrate locali chiedono invece di vedere le carte per una verifica preliminare.

In Russia il portavoce del presidente Vladimir Putin - citato in effetti dai 'leaks' mai in prima persona, ma attraverso una cerchia di amici o presunti prestanome, dal violoncellista pietroburghese Serghei Roldughin al banchiere Yuri Kovalciuk - risponde al sospetto della stampa anglosassone che hanno dedicato una particolare attenzione verso il 'nemico' Vladimir Putin,col altro sospetto. Grida alla "montatura", evoca trame occulte per oscurare i successi di Mosca in Siria e addita come megafoni del Dipartimento di Stato, o addirittura come "agenti della Cia", alcuni reporter dell'International Consortium of Investigative Journalists: il cartello di testate di 76 Paesi che ha intercettato la mole di file 'sfuggita' agli archivi del mega studio legale panamense specializzato in operazioni offshore Mossack Fonseca. 

Ad alimentare i dubbi russi forse anche il fatto che non s'intravvede per ora il coinvolgimento di alcun personaggio Usa che conti. Neppure per sbaglio. Tuttavia le carte documentano dei fatti che andranno approfonditi e verificati ma intanto le ombre si addensano sui vertici politici di molti Paesi parlando di movimenti massicci di denaro in cui affari legali, traffici criminali e sospetti proventi di corruzione risultano aver incrociato tenebrosamente le loro strade.

I nomi che rimbalzano sui media si moltiplicano di ora in ora: sono quelli di uomini di Stato, di protagonisti dello sport miliardario, di imprenditori, di bancarottieri, di stelle dello show business. Se Putin viene preso di mira per interposta persona, vari governanti compaiono nei Panama Papers con il loro nome e cognome. E' il caso del premier islandese, Sigmundur Gunnlaugsson, il primo a rischio d'impeachment. Ma anche del presidente filo-occidentale ucraino Petro Poroshenko, l'uomo che avrebbe dovuto ripulire dalla corruzione Kiev stando agli slogan della rivolta di Maidan, o del primo ministro del Pakistan. Nell'elenco compaiono, con il loro nome, anche il re saudita Salman, il neopresidente argentino Mauricio Macri, che nega tutto sdegnato, e di quello messicano, Enrique Pena Nieto. Qualcuno è compare dietro a intrecci di famiglia, come il leader cinese Xi Jinping, il re del Marocco, il presidente siriano Bashar al-Assad, quello azero Ilhan Aliev, rais caduti o defunti quali Mubarak o Gheddafi. Anche il premier britannico, David Cameron, è costretto a fare i conti con le ricchezze nascoste oltre mare dal padre finanziere Ian, scomparso nel 2010.

In Islanda migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere le dimissioni del premier Sigmundur Gunnlaugsson, travolto dalla bufera Panama Papers perché accusato di possedere insieme con la moglie una società offshore sulle isole Vergini mai dichiarata. La società avrebbe avuto inoltre investimenti per milioni in obbligazioni presso tre banche islandesi, fallite durante la crisi finanziaria del 2008. Il premier è intervenuto oggi in Parlamento e ha detto a chiare lettere che "non intende rassegnare le dimissioni". "Il governo ha ottenuto buoni risultati fino a oggi e deve finire il suo lavoro", ha dichiarato ai parlamentari negando di avere assets in paradisi fiscali. L'intervento non è bastato a placare la rabbia degli islandesi che sono scesi per le strade di Reykjavik lanciando lacrimogeni e urlando slogan contro il premier. Intanto sono salite a 26.000, l'8% della popolazione, le firme di una petizione per chiederne le dimissioni e le opposizioni hanno presentato una mozione di sfiducia.

Tra gli ultimi nomi svelati fa capolino il profilo del commissario Ue all'Energia, lo spagnolo Miguel Arias Canete, e quello dello speaker del Parlamento del Brasile, in prima fila fra i censori della 'mani pulite' brasiliana di questi mesi oltre all'ex premier moldavo Ion Sturza (1998-1999) che, secondo Rise Moldova, nel 2005 divenne socio della Markside Holdings Ltd, una offshore con sede nelle Isole Vergini britanniche liquidata nel 2012. Sturza sostiene comunque di non aver commesso alcuna attività illegale.

In altri paesi, tra cui la Francia e l'Italia, la bufera investe invece soprattutto il mondo degli affari. E anche qui piovono smentite a raffica, come quelle divulgate da Luca Cordero di Montezemolo. Nel nostro Paese l'associazione azionisti Ubi-Banca e l'Adusbef annunciano esposti contro Ubi Banca alle procure di Milano, Bergamo e Roma per, dichiarano, "accertare fatti e circostanze riguardanti il Gruppo Ubi-Banca. Si parla di cifre enormi potenzialmente sottratte al fisco italiano e di altri Paesi europei. Nel caso di Ubi Banca, l'istituto si è professato paladino dei valori e delle tradizioni cattoliche, inserendo testualmente nel proprio Bilancio Sociale tale affermazione: 'Il Gruppo non è presente in paradisi fiscali o altri centri finanziari non ancora adeguati agli standard fiscali internazionali'".

Non potevano mancare anche i nomi di personaggi legati al mondo del calcio come  Lionel Messi, che ammette di avere una società off-shore, ma non di evadere il fisco, minacciando di querelare chiunque sostenga il contrario. Sono tirati in ballo anche Michel Platini e altri dirigenti già toccati dallo scandalo Fifa-Blatter.

Anche celebrità del cinema come il regista spagnolo Pedro Almodovar (che giura sulla sua onestà) e l'attore cinese Jackie Chan.

In Germania, mentre Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble assicurano che il governo tedesco prende "molto sul serio" lo scandalo, si apprende che sono almeno ventotto le banche tedesche che avrebbero fatto ricorso allo studio Mossack Fonseca per i loro clienti, oltre a diverse migliaia di tedeschiLa Casa Bianca ha espresso apprezzamento per l''operazione trasparenza' contro gli evasori fiscali. Lo stesso messaggio che arriva da Francois Hollande e altri. Ma la Suddeutsche Zeitung, capofila del consorzio di giornali che ha svelato lo scandalo, non intende mettersi al servizio delle procure.  

Intanto mentre molte ong, come ad esempio la Oxfam, chiedono a gran voce trasparenza vera sulle transazioni finanziarie, non le mezze misure o le promesse partorite finora dai vertici internazionali, da Bruxelles, l'Ue s'impegna ad agire.