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MONDO

L'omelia

Sinodo, Papa Francesco officia la messa di chiusura: "La Chiesa non deve creare altri deserti"

Il pontefice torna su una "Chiesa in uscita", attenta ai cambiamenti della società 

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No a "una spiritualità da miraggio che crea solo deserti" e no a "una fede da tabella sradicata dalla vita delle gente, che esclude chi dà fastidio", perché "oggi è il tempo della misericordia". Sono i passaggi più significativi dell'omelia tenuta stamane da Papa Francesco nella grande concelebrazione a San Pietro per la chiusura del Sinodo che ha concluso ieri sera i suoi lavori e che per tre settimane ha impegnato 270 padri, 51 uditori e 17 esperti a riflettere sulla "vocazione e la missione della famiglia nel mondo contemporaneo".

Il congresso dei sacerdoti è terminato con l'approvazione superiore
ai due terzi di un documento finale che apre a una maggiore integrazione nella Chiesa di tutte le persone che finora ne erano escluse, come divorziati risposati ammessi alla comunione, coppie di fatto e quanti sono sposati solo civilmente.

Attorniato da 270 concelebranti, il
 pontefice ha ribadito il suo messaggio per una "Chiesa in uscita", attenta ai cambiamenti nella società: "I discepoli non fanno prediche, ma si comportano come Gesù" e sono chiamati a "porre l'uomo a contatto con la misericordia compassionevole che salva". 

 Francesco ha evocato la "spiritualità del miraggio" di chi cammina nei "deserti dell' umanità" senza vedere quello che c'è, ma solo quello che vorrebbe vedere: "Siamo capaci di costruire visioni del mondo, ma non accettiamo quello che il Signore ci mette davanti agli occhi. Una fede che non sa radicarsi nella vita della gente", ha concluso il Papa, "rimane arida e, anziché oasi, crea altri deserti".