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MONDO

Il discorso del Pontefice al corpo diplomatico

Papa Francesco: Strage di Charlie Hebdo frutto di "una cultura che rigetta l'altro"

"Il fondamentalismo religioso, prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico", ha detto Bergoglio che, parlando di Medio Oriente, si è augurato che la soluzione dei due stati per Israele e Palestina "diventi effettiva". "L'Italia - ha aggiunto - non ceda a tentazioni di disimpegno e scontro"

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"Un Medio Oriente senza cristiani sarebbe un Medio Oriente sfigurato e mutilato". Lo ha detto Papa Francesco nel suo discorso di inizio anno al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, auspicando che "i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione, volta a giustificare tali atti di violenza". Intanto il Pontefice è partito per lo Sri Lanka e Filippine, il settimo viaggio apostolico internazionale di Bergoglio.

All'indomani della manifestazione oceanica andata in scena a Parigi, e all'indomani degli attentati che hanno sconvolto la Francia, il Pontefice parla della strage di Charlie Hebdo: la "tragica strage avvenuta a Parigi alcuni giorni fa" nasce da "una cultura che rigetta l'altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte". "Constatiamo con dolore le conseguenze drammatiche di questa mentalità del rifiuto e della 'cultura dell'asservimento' nel continuo dilagare dei conflitti", ha detto ancora il Papa "come una vera e propria guerra mondiale combattuta a pezzi - ha aggiunto -, essi toccano, seppure con forme e intensità diverse, varie zone del pianeta".

Zone del pianeta segnate dalla violenza, come l'Ucraina, "divenuta drammatico teatro di scontro e per la quale auspico che, attraverso il dialogo, si consolidino gli sforzi in atto per fare cessare le ostilità, e le parti coinvolte intraprendano quanto prima, in un rinnovato spirito di rispetto della legalità internazionale, un sincero cammino di fiducia reciproca e di riconciliazione fraterna che permetta di superare l'attuale crisi".

Oppure la Nigeria, "dove non cessano le violenze che colpiscono indiscriminatamente la popolazione, ed è in continua crescita il tragico fenomeno dei sequestri di persone, sovente di giovani ragazze rapite per essere fatte oggetto di mercimonio".

E poi il Medio Oriente, teatro da decenni dello scontro israelo-palestinese, per cui Bergoglio si augura che "possa riprendere il negoziato fra le due Parti, inteso a far cessare le violenze e a giungere ad una soluzione che permetta tanto al popolo palestinese che a quello israeliano di vivere finalmente in pace, entro confini chiaramente stabiliti e riconosciuti internazionalmente, così che 'la soluzione di due Stati' diventi effettiva".

Papa Francesco si è poi detto molto preoccupato per "il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed in Iraq". "Tale fenomeno - ha spiegato - è conseguenza della cultura dello scarto applicata a Dio". Secondo il Papa, "il fondamentalismo religioso, infatti, prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico. Di fronte a tale ingiusta aggressione, che colpisce anche i cristiani e altri gruppi etnici e religiosi della Regione, occorre una risposta unanime che, nel quadro del diritto internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca la concordia e risani le profonde ferite che il succedersi dei conflitti ha provocato". 

Riferendosi poi alla strage di bambini in una scuola pachistana, proprio nel giorno in cui gli studenti sono potuti tornare sui banchi, Papa Francesco ha voluto rinnovare il suo "personale cordoglio e l'assicurazione della mia preghiera per i tanti innocenti che hanno perso la vita" in un mondo dove oggi si colpiscono i bambini come fece "il re Erode, che sentendo minacciata la propria autorità dal Bambino Gesù fa uccidere tutti gli infanti di Betlemme". 

"Un esempio di come il dialogo possa davvero edificare e costruire ponti", ha aggiunto Papa Francesco, "viene dalla recente decisione degli Stati Uniti d'America e di Cuba di porre fine ad un silenzio reciproco durato oltre mezzo secolo e di riavvicinarsi per il bene dei rispettivi cittadini".

Infine, rivolgendosi "alla cara nazione italiana", Bergoglio si è augurato che pur "nel perdurante clima di incertezza sociale, politica ed economica il popolo italiano non ceda al disimpegno e alla tentazione dello scontro".