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MONDO

È il quarto viaggio internazionale, il primo in Europa al di fuori dell'Italia

Papa Francesco in Albania: "Nessuno si faccia scudo di Dio mentre compie atti violenti"

L'esempio dell'Albania dimostra che "la pacifica convivenza tra religioni diverse è possibile e praticabile" ha detto il Pontefice nel discorso al Palazzo presidenziale di Tirana, sottolineando che gli estremisti travisano la religione. Il Pontefice si è commosso incontrando un prete vittima di torture

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L'abbraccio tra il Pontefice e il sacerdote (foto da twitter di Padre Antonio Spadaro)
Tirana (Albania)
Una visita lampo di 11 ore fitta di impegni quella di Papa Francesco in Albania. Si tratta del suo quarto viaggio internazionale: il primo in un Paese europeo al di fuori dell'Italia. Due scopi precisi: rendere omaggio al sacrificio dei martiri e incoraggiare l'armoniosa collaborazione tra le religioni che questo Paese balcanico sta sperimentando, dopo tante traversie. 

"L'Albania esempio di pacifica convivenza tra diverse fedi. Estremisti travisano la religione"
L'esempio dell'Albania dimostra che "la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile". Lo ha detto Papa Francesco nel discorso al Palazzo presidenziale di Tirana, davanti alle autorità albanesi, durante la sua visita nel Paese.

"Il clima di rispetto e fiducia reciproca tra cattolici, ortodossi e musulmani è un bene prezioso per il Paese e acquista un rilievo speciale in questo nostro tempo nel quale, da parte di gruppi estremisti, viene travisato l'autentico senso religioso e vengono distorte e strumentalizzate le differenze tra le diverse confessioni, facendone un pericoloso fattore di scontro e di violenza, anziché occasione di dialogo aperto e rispettoso e di riflessione comune su ciò che significa credere in Dio e seguire la sua legge".

Il Papa ha allora sottolineato: "Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione. Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell'uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa di tutti". 

"L'Albania terra di martiri"
Dopo l'incontro con le autorità albanesi, la messa in piazza Madre Teresa durante la quale il Papa ha ricordato le  persone che hanno perso la vita per la fede. "Ripensando a quei decenni di atroci sofferenze e di durissime persecuzioni contro cattolici, ortodossi e musulmani, possiamo dire - ha scandito - che l'Albania è stata una terra di martiri: molti vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici hanno pagato con la vita la loro fedeltà". "Non sono mancate prove di grande coraggio e coerenza nella professione della fede - ha ricordato il Papa - Quanti cristiani non si sono piegati davanti alle minacce ma hanno proseguito senza tentennamenti sulla strada intrapresa". 

Poi il messaggio agli albanesi: "L'aquila, raffigurata nella bandiera del vostro Paese, vi richiami al senso della speranza, a riporre sempre la vostra fiducia in Dio, che non delude ma è sempre al nostro fianco, specialmente nei momenti difficili. L'aquila non dimentica il nido ma vola alto: volate alto, andate su". "Non dimenticate le prove, non dimenticate le piaghe ma andate avanti nella speranza di un futuro grande", ha aggiunto Papa Francesco parlando a braccio. "Venendo dall'aeroporto a qui ho visto i giovani, ce n'erano tanti - ha aggiunto - Ma questo è un popolo giovane! E dove c'è giovinezza c'è speranza".

L'appello ai giovani durante l'Angelus:  "Dite no a idolatria denaro" 
Un appello ai giovani è arrivato dal Papa nel corso dell'Angelus recitato al termine della Messa: "Sappiate dire no all'idolatria del denaro, no alla falsa libertà individualista, no alle dipendenze e alla violenza". Francesco invita i giovani, in particolare a quelli albanesi presenti, a "dire sì invece alla cultura dell'incontro e della solidarieta'".

Si commuove incontrando un sacerdote vittima di torture
Nella cattedrale di Tirana ha incontrato un anziano sacerdote, che ha passato 27 anni  in carcere tra violenze e torture. "Mi strinsero i ferri ai polsi così strettamente che caddi quasi morto. Volevano che parlassi contro la Chiesa ma non accettai", ha raccontato il sacerdote al Papa che si è commosso abbracciandolo. "Guai a quando si cercano consolazioni lontane dal Signore" ha detto dopo aver ascoltato le testimonianze dei "martiri", ai sacerdoti, ai religiosi, alle suore e ai movimenti laicali vicini alla Chiesa.

L'incontro interreligioso all'Università cattolica
"Nessuno può usare il nome di Dio per commetter violenza. Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio" ha ribadito il Pontefice durante l'incontro interreligioso all'Università cattolica. Papa Francesco è tornato a parlare della "intolleranza", dell'"uso distorto della religione", "nemico insidioso in diverse regioni del mondo". La libertà di professare la propria religione "è uno spazio comune, un ambiente di rispetto e collaborazione che va costruito con la partecipazione di tutti, anche di coloro che non hanno alcuna convinzione religiosa".