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MONDO

Sinodo sulla famiglia

Papa apre il sinodo: Si parli con franchezza. Il Cardinale Erdo boccia la comunione ai risposati

Il pontefice, nel breve discorso pronunciato in apertura della prima congregazione generale del sinodo sulla famiglia, ha ricordato che questa "è una espressione ecclesiale, cioè è la Chiesa che cammina insieme"

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Papa Francesco - Sinodo dei Vescovi (LaPresse)
Il sinodo "è un camminare insieme con spirito di collegialità e sinodalità, adottando coraggiosamente parresia (parlar franco evangelico, ndr), zelo pastorale e dottrinale, saggezza, franchezza, e mettendo sempre davanti ai nostri occhi il bene chiesa, delle famiglie e la salute delle anime". Con queste parole Papa Francesco ha aperto il sinodo sulla famiglia che si chiuderà il prossimo 25 ottobre. 

Papa: "Non è un parlamento"
Il pontefice ha aperto i lavori e ha invitato a lavorare per "il bene della Chiesa, delle famiglie e la salute delle anime". Ai padri sinodali ha poi spiegato che il sinodo "non è un parlamento dove per raggiungere il consenso si fa un accordo comune, un negoziato, un patteggiamento o compromessi": dobbiamo lasciarci guidare "da Dio che ha creato la legge e il sabato per l'uomo e non viceversa". 

Erdo: No comunione ai risposati
Dopo l'intervento del pontefice, la parola è passata al cardinale Peter Erdo, arcivescovo di Budapest e relatore generale del sinodo. Il cardinale, con la franchezza richiesta dal papa, ha affrontato le questioni più importanti su cui la Chiesa si interroga. Il sinodo esclude la possibilità di concedere la comunione ai divorziati risposati, uno dei temi più controversi al sinodo dell'anno scorso, nella relazione introduttiva letta stamane accanto al Papa: "Riguardo ai divorziati e risposati civilmente è doveroso un accompagnamento pastorale misericordioso il quale però non lascia dubbi circa la verità dell`indissolubilità del matrimonio insegnata da Gesù Cristo stesso", ha detto Erdo.

Divorzio richiede una conversione
"La misericordia di Dio offre al peccatore il perdono, ma richiede la conversione. Il peccato di cui può trattarsi in questo caso non è soprattutto il comportamento che può aver provocato il divorzio nel primo matrimonio. Riguardo a quel fatto è possibile che nel fallimento le parti non siano state ugualmente colpevoli, anche se molto spesso entrambe sono in una certa misura responsabili. Non è quindi il naufragio del primo matrimonio, ma la convivenza nel secondo rapporto che impedisce l`accesso all`Eucarestia".

La linea di Giovanni Paolo II
Il Papa in persona, di recente, ha affermato che la "comunione" ai divorziati risposati non è la "sola soluzione" possibile, sottolineando altresì che il tema non è affatto l'unica questione del sinodo. Per l'arcivescovo ungherese, "ciò che impedisce alcuni aspetti della piena integrazione non consiste in un divieto arbitrario, ma è un`esigenza intrinseca richiesta in varie situazioni e rapporti, nel contesto della testimonianza ecclesiale. Tutto questo richiede, però, un`approfondita riflessione". Erdo ha ribadito la linea della Familiarsi consortio, promulgata da Giovanni Paolo II nel 1981, che, cioè, coppie di divorziati risposati che però vivono con "continenza" la "loro relazione di aiuto reciproco e di amicizia", potranno "accedere anche ai sacramenti della Penitenza e dell`Eucarestia evitando però di provocare scandalo".

Fenomeni migratori portano alla disgregazione delle famiglie
Nella sua relazione introduttiva, Erdo ha anche trattato il tema dell'immigrazione e delle consegue che porta alla vita familiare. Tra le cause della "disgregazione" della famiglia oggi c'è anche il fenomeno delle migrazioni, secondo Erdo: "Se guardiamo le migliaia d'immigranti e profughi che arrivano ogni giorno in Europa, vediamo subito che la grande maggioranza - ha argomentato Erdo - è composta da uomini piuttosto giovani, anche se arrivano con loro, a volte, donne e bambini. Già da questo quadro risulta evidente che il movimento migratorio sta disgregando le famiglie o è una difficoltà per la loro formazione. In molte parti del mondo giovani genitori lasciano a casa i loro i figli e cercano lavoro all'estero". Peter Erdo è il cardinale di Budapest, le cui parole sull'impossibilità di accogliere l'appello del Papa nell'ospitalità ai profughi, suscitarono, qualche settimana fa, molte polemiche.