Original qstring:  | /dl/archivio-rainews/articoli/Pd-oggi-la-direzione-I-bersaniani-e-Renzi-non-ci-saranno-Prodi-la-scissione-un-suicidio-bc759097-a36f-4cf7-b7cb-6770b4d1fecd.html | rainews/live/ | true
POLITICA

Lo strappo

Pd, oggi la direzione. Renzi e i bersaniani non ci saranno. Prodi: la scissione è un suicidio

All'ordine del giorno di una direzione di partito contraddistinta dalle assenze, la nomina della commissione di garanzia per il congresso. La frattura tra maggiornaza e minoranza appare ormai insanabile, con i bersaniani guidati da Speranza di fatto già fuori. E Romano Prodi, fondatore dell'Ulivo e del Pd, non si rassegna: "Sono angosciato, faccio decine di telefonate" dice a Repubblica

Condividi
Renzi, Orfini e, di spalle, Michele Emiliano

Non c'è più nessuna trattativa possibile: il congresso del Pd è avviato, oggi la direzione nominerà la commissione incaricata di gestire il percorso. E Matteo Renzi non parlerà, anzi neanche parteciperà, perché - spiegano i suoi - si è ormai dimesso da segretario. Sono Michele Emiliano, Roberto Speranza ed Enrico Rossi - dicono i renziani - a dover decidere se sfidare Renzi nelle primarie di primavera oppure uscire dal partito. Speranza, che guida i bersaniani, e Rossi non andranno alla direzione e hanno più di un piede fuori. Emiliano viene descritto come ancora incerto: i renziani non escludono ripensamenti. Ma all'indomani dell'assemblea, mentre proseguono gli appelli e c'è chi tiene accesa la fiammella dell'unità, la scissione è nei fatti. E tra chi resta, già si tessono le trame del congresso: Andrea Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano lavorano a una candidatura alternativa a Renzi. E il ministro della Giustizia aggiunge che "se la mia candidatura è in grado di far ripensare chi ha preso la strada della scissione io sono in campo, più importante di noi è il destino del Pd". Un messaggio, quello di Orlando, più improntato a convincere i bersaniani e gli 'emiliani' ancora indecisi, che non a scongiurare la scissione.

E in queste ore travagliate, Romano Prodi esprime tutta la sua "angoscia" in un colloquio con Repubblica. Il fondatore dell'Ulivo e del Partito democratico parla della scissione come di un suicidio. 

Prodi: la scissione è un suicidio, non posso rassegnarmi
"Faccio decine di telefonate, certo non sono indifferente alla scissione. Colloqui privati, tali rimangono" dice Romano Prodi "angosciato" da una rottura che sembra sempre più vicina. In un colloquio con Repubblica, il fondatore dell'Ulivo e del Partito democratico, osserva che "nella patologia umana c'è anche il suicidio". Parla con molti protagonisti della vita del Partito democratico ma non rivela quale sia la sua posizione su chi, tra il segretario dem e la minoranza, ha sbagliato di più. "Pensa che mi rassegni? Non esiste - risponde Prodi osservando che le due 'gambe' su cui si reggevano l'Ulivo e il Pd sono una sparita, il maggioritario, e l'altra, l'Europa, non gode di buona salute - semmai mi intristisco. E se è vera la crisi di sistema che abbiamo descritto va affrontata, combattuta, sconfitta. Io non mi rassegno affatto". Secondo quanto scrive Repubblica le telefonate di Prodi sono state con Bersani, Renzi, Gentiloni, Enrico Letta e forse anche con Veltroni e D'Alema. E' stato proprio Enrico Letta, nella serata di ieri, a intervenire rompendo un lungo silenzio: "Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Non può, non deve finire così", ha scritto su Facebook.

Letta: "Non può finire così"
"Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Mi dico che non può finire così. Non deve finire così". Lo scrive su Facebook Enrico Letta a proposito della scissione del Pd. "Oggi non ho altro che la mia voce - scrive ancora l'ex premier - e non posso fare altro che usarla così, per invocare generosità e ragionevolezza. No, non può finire così". "Mi viene spontaneo pensare che per i casi del calendario proprio 3 anni fa ero preso da sgomento lasciando Palazzo Chigi dall'oggi al domani e cominciando una nuova vita, fuori dal Parlamento e dalla politica attiva. Quello era uno sgomento solitario. Oggi sento la stessa angoscia collettiva di tanti che si sentono traditi e sperano che non sia vero. Tanti che chiedono di guardare all'interesse del paese e mettere da parte le logiche di potere. Mai avrei pensato 3 anni dopo che si potesse compiere una simile parabola".

Letta osserva attonito, Prodi vive una profonda angoscia di fronte a quello che ha definito "un suicidio"

Prodi: la scissione è un suicidio, non posso rassegnarmi
"Faccio decine di telefonate, certo non sono indifferente alla scissione. Colloqui privati, tali rimangono" dice Romano Prodi "angosciato" da una rottura che sembra sempre più vicina. In un colloquio con Repubblica, il fondatore dell'Ulivo e del Partito democratico, osserva che "nella patologia umana c'è anche il suicidio". Parla con molti protagonisti della vita del Partito democratico ma non rivela quale sia la sua posizione su chi, tra il segretario dem e la minoranza, ha sbagliato di più. "Pensa che mi rassegni? Non esiste - risponde Prodi osservando che le due 'gambe' su cui si reggevano l'Ulivo e il Pd sono una sparita, il maggioritario, e l'altra, l'Europa, non gode di buona salute - semmai mi intristisco. E se è vera la crisi di sistema che abbiamo descritto va affrontata, combattuta, sconfitta. Io non mi rassegno affatto". Secondo quanto scrive Repubblica le telefonate di Prodi sono state con Bersani, Renzi, Gentiloni, Enrico Letta e forse anche con Veltroni e D'Alema.

Renzi, intanto, è già proiettato sulla campagna congressuale. Parlando degli scissionisti, si è detto sicuro: "Non li seguirà nessuno".
All'ordine del giorno della direzione di oggi, che sarà contraddistinta dalle assenze, c'è la nomina della commissione di garanzia per il congresso. A gestire la transizione ci sarà Matteo Orfini, ma sarebbe da definire se sarà lui a guidare la commissione che fisserà regole e date del congresso: l'organismo sarà ufficializzato oggi in direzione e dentro ci saranno rappresentanti delle diverse componenti, si attende solo di sapere se ci sarà anche un rappresentante di Emiliano. Per Renzi però la partita è chiusa: le primarie, afferma Guerini, saranno "ad aprile".