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POLITICA

Il ministro in audizione alla Camera

Art. 18. Poletti: "Il nodo è politico, emendamento non serve. Da gennaio il nuovo Isee"

Il ministro: "C'è la volontà di partire con un piano nazionale di lotta alla povertà". Il nuovo calcolo del reddito introdotto con cautela "per non far diventare matti i cittadini"

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Giuliano Poletti
"L'emendamento sull'articolo 18 non serve, il problema è politico". Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ascoltato in audizione a Montecitorio, liquida l'ipotesi dell'arrivo imminente di un emendamento del governo al Jobs Act sul reintegro non solo per ragioni discriminatorie ma anche disciplinari. Un provvedimento che piace alla minoranza Pd, ma contro il quale si schierano sia Ncd che Forza Italia. 

"Dal punto di vista puramente normativo - chiarisce Poletti - la norma, così come è scritta, già consente di fare ciò che si vuole fare. Il problema è di tipo politico, di definire come affrontare la questione". Il Governo quindi non ha ancora deciso se farà un emendamento o un ordine del giorno. "C'è una discussione sullo strumento, sul come fare a definire la conclusione di questa discussione", ha spiegato il ministro.

Nell'audizione di Poletti non solo Jobs Act però, il ministro ha parlato anche dell'ipotesi di inserire parte del Tfr nelle buste paga e del nuovo Isee che arriverà dal gennaio 2015.

Il nuovo Isee
La partenza del nuovo Isee è prevista per "il primo gennaio 2015", anche se "eravamo pronti anche prima", ma si è scelto di cominciare a inizio anno per "evitare problemi". Così il ministro del Lavoro Poletti sull'introduzione dell'importante parametro di valutazione del reddito degli italiani. "Abbiamo valutato, su richiesta degli enti locali, non opportuno anticipare", in modo che, spiega, "tutti abbiano il tempo, altrimenti si arriva all'ultimo giorno e i cittadini diventano matti". E fa sapere: "Nelle prossime settimane metteremo a disposizione la modulistica".

Ipotesi Tfr in busta paga
"E' in corso una riflessione", dice il ministro senza sbilanciarsi. "I pro e contro sono noti al governo", sottolinea ricordando in particolare il problema delle risorse per le Pmi.

Il piano contro la povertà
C’è la "volontà di partire per lanciare un piano nazionale di lotta alla povertà". Il ministro ha spiegato come ci sia l’intenzione di "lavorare" per "definire" il piano. Parlando del sostegno all’inclusione attiva e della relativa sperimentazione, Poletti sottolinea come sia stato deciso di "cambiare" su alcuni punti. Ad esempio, evidenzia il ministro, "la logica del bando mostra una sua plateale inefficacia, si perde tempo e si rischia di produrre più burocrazia di quella necessaria". Invece per Poletti bisogna "lavorare per costruire strumenti di azione permanente, c’è bisogno di rete". Ora, secondo il ministro, c’è "la condizione per estendere la sperimentazioni" del sostegno, avviata su un nucleo di città, "alle regioni del Mezzogiorno, ragionando sui fondi comunitari", con l’obiettivo, ribadisce, di ampliare il raggio d’azione "a tutto il territorio nazionale".  

Rimane il nodo dei fondi per le politiche sociali. "Non c’è una copertura pluriennale per i fondi nazionali» dedicati «alle politiche sociali e alla non autosufficienza", quindi "ogni anno bisogna ridefinire questa questione e il ministero ha naturalmente già fatto presente la situazione" in vista "della predisposizioni delle esigenze per la Legge di Stabilità". L’obiettivo, spiega Poletti, "è risolvere il problema in via strutturale, altrimenti in ogni Legge di Stabilità bisogna ridefinire l’entità". Il ministro ricorda poi come i fondi siano stati "sostanzialmente azzerati al 2012" e come la questione sia stata affrontata "con un intervento di 600 milioni, per il 2013 e il 2014, che ha accumulato i due fondi".