ITALIA
Il barcaiolo è stato rintracciato grazie ai tabulati di Mossoni
Pornostar uccisa: Il corpo era legato con corde e filo di ferro
Era legata anche con corde e fil di ferro Federica Giacomini, l'attrice hard il cui cadavere è stato ritrovato lo scorso martedì, a 5 mesi dalla scomparsa, nel fondo del lago di Garda. Dopo l'autopsia ora gli accertamenti si concentreranno anche su questi nuovi elementi

Era legata anche con corde e fili di ferro Federica Giacomini, l'attrice hard di 43 anni, il cui cadavere è stato ritrovato martedì, a cinque mesi dalla scomparsa, nel fondo del
lago di Garda a Castelletto di Brenzone, nel veronese. Dopo l'autopsia di ieri ora gli accertamenti si concentreranno anche su questi elementi emersi nelle ultime ore. Nella giornata di oggi saranno inoltre spediti ai Ris i tamponi effettuati durante gli esami autoptici di ieri, per verificare se la donna fosse stata sedata o drogata prima del suo omicidio.
L'identificazione di Federica è ormai certa, anche alla luce di alcune sue caratteristiche morfologiche che ne hanno facilitato il riconoscimento, una menomazione al dito di una mano, ma proseguiranno nei prossimi giorni anche ulteriori indagini per avere un riscontro più certo possibile anche dal punto di vista del Dna.
L'assassino aveva le idee ben chiare e si è fatto portare in un punto preciso del lago, profondo circa 100 metri. Nessun sospetto da parte del barcaiolo, che era talmente convinto di avere per cliente un biologo vero da averlo aiutato a buttare in acqua la cassa, zavorrata in precedenza dall'assassino con un forato di cemento per non riemergere mai più. L'uomo sosteneva di aver bisogno di una barca e del relativo conducente per depositare in mezzo al lago un presunto congegno di rilevazione. In realtà era una bara di plastica camuffata con pulsanti e antenne per darle una parvenza tecnologica, in cui vi era il cadavere di Federica, appena massacrata.
Particolarmente laborioso è stato il percorso che ha portato la squadra mobile di Vicenza sulle tracce del titolare dell'agenzia di Castelletto di Brenzone, che ha noleggiato la barca all'assassino. Gli investigatori sono partiti dai tabulati telefonici di Franco Mossoni, 55enne bresciano, che abitava con la donna, e ora è sospettato del delitto e attualmente rinchiuso nell'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, e hanno ricostruito che tra fine gennaio e inizio febbraio, all'epoca della scomparsa della vittima, aveva freneticamente cercato di mettersi in contatto con un barcaiolo di Brenzone. Molti esercizi d'inverno sono chiusi, per cui si è arrivati abbastanza facilmente al noleggiatore. Ma per due volte il noleggiatore ha negato la circostanza, forse temendo una verifica di natura fiscale, per poi ammettere solo qualche giorno fa il contatto con l'assassino. "Si è vero" ha detto alla Polizia, raccontando di quel finto biologo e della sua volontà di portare una cassa nel punto più profondo del lago.
lago di Garda a Castelletto di Brenzone, nel veronese. Dopo l'autopsia di ieri ora gli accertamenti si concentreranno anche su questi elementi emersi nelle ultime ore. Nella giornata di oggi saranno inoltre spediti ai Ris i tamponi effettuati durante gli esami autoptici di ieri, per verificare se la donna fosse stata sedata o drogata prima del suo omicidio.
L'identificazione di Federica è ormai certa, anche alla luce di alcune sue caratteristiche morfologiche che ne hanno facilitato il riconoscimento, una menomazione al dito di una mano, ma proseguiranno nei prossimi giorni anche ulteriori indagini per avere un riscontro più certo possibile anche dal punto di vista del Dna.
L'assassino aveva le idee ben chiare e si è fatto portare in un punto preciso del lago, profondo circa 100 metri. Nessun sospetto da parte del barcaiolo, che era talmente convinto di avere per cliente un biologo vero da averlo aiutato a buttare in acqua la cassa, zavorrata in precedenza dall'assassino con un forato di cemento per non riemergere mai più. L'uomo sosteneva di aver bisogno di una barca e del relativo conducente per depositare in mezzo al lago un presunto congegno di rilevazione. In realtà era una bara di plastica camuffata con pulsanti e antenne per darle una parvenza tecnologica, in cui vi era il cadavere di Federica, appena massacrata.
Particolarmente laborioso è stato il percorso che ha portato la squadra mobile di Vicenza sulle tracce del titolare dell'agenzia di Castelletto di Brenzone, che ha noleggiato la barca all'assassino. Gli investigatori sono partiti dai tabulati telefonici di Franco Mossoni, 55enne bresciano, che abitava con la donna, e ora è sospettato del delitto e attualmente rinchiuso nell'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, e hanno ricostruito che tra fine gennaio e inizio febbraio, all'epoca della scomparsa della vittima, aveva freneticamente cercato di mettersi in contatto con un barcaiolo di Brenzone. Molti esercizi d'inverno sono chiusi, per cui si è arrivati abbastanza facilmente al noleggiatore. Ma per due volte il noleggiatore ha negato la circostanza, forse temendo una verifica di natura fiscale, per poi ammettere solo qualche giorno fa il contatto con l'assassino. "Si è vero" ha detto alla Polizia, raccontando di quel finto biologo e della sua volontà di portare una cassa nel punto più profondo del lago.