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ITALIA

Grosseto

Processo Concordia, Schettino sbotta: "Fu colpa del team in plancia"

L'ex comandante, alzando la voce in aula, ha accusato gli ufficiali di guardia a cui aveva affidato la rotta verso il Giglio prima del naufragio: "Non è possibile che degli ufficiali non manifestino al comandante che si andava su uno scoglio"

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Francesco Schettino (LaPresse)
Grosseto

"Ho sempre detto che il comandante è responsabile, ma è anche vero che dall'Ottocento le regole sono cambiate": questa una delle prime risposte date da
Francesco Schettino alle parti civili, stamani, alla ripresa del processo di Grosseto sul naufragio della Costa Concordia. Schettino è stato ancora interrogato e ha risposto all'avvocato Alessandra Guarini che tutela alcuni naufraghi. "La situazione non è rimasta ferma all'Ottocento - ha detto l'ex comandante della nave - bisogna estendere il concetto" di navigazione e governo delle navi "all'organizzazione". 

"E' stata colpa del team di plancia, se salivo io sul ponte e loro scendevano tutti, era meglio". Così, anche alzando la voce, Schettino ha sbottato in aula, interrogato dall'avvocato Guarini. L'ex comandante ha accusato gli ufficiali di guardia a cui aveva affidato la rotta verso il Giglio prima del naufragio.

Alzando ancora ulteriormente la voce e quasi perdendo la calma mantenuta finora nelle varie udienze in cui viene interrogato, Schettino ha anche detto: "Non è possibile che degli ufficiali non manifestino al comandante che si andava su uno scoglio". 

Rispondendo a una domanda dell'avvocato Guarini con riferimento a una frase pronunciata durante l'interrogatorio del pubblico ministero in una precedente udienza, Schettino ha dichiarato: "Quando ho detto che la figura del comandante su una nave è dopo di Dio, non era riferita a me, ma alla figura, in generale, del comandante di una nave. E' stata strumentalizzata. E non capisco perché in 8.000 km di costa" (quelle dell'Italia) "non la si conosca. Questa è un'espressione marinaresca conosciuta dovunque, dai francesi, dagli inglesi...".  

Schettino ha poi risposto al suo difensore Donato Laino che gli ha chiesto se ha detto tutta la verità al gip. "No, ho dato la ricostruzione che avevo in quel momento. Ero desideroso di spiegare. Dissi al gip quello che avevo ricostruito in base a informazioni ricevute poche ore dopo il naufragio". Il difensore gli ha voluto far motivare alcune incongruenze rilevate dalle parti civili tra quanto affermato ora e quanto disse al gip il 17 gennaio 2012 nell'interrogatorio di garanzia. Le informazioni erano quelle che, dopo il naufragio, ricevette da alcuni ufficiali, tra cui quelli di plancia Ciro Ambrosio e Silvia Coronica. Sull'isola del Giglio "ho rimosso quanto era accaduto prima - ha aggiunto Schettino -, e l'ho ricostruito mentre ero nella caserma dei carabinieri" a Orbetello "e in carcere a Grosseto, perché sono il comandante e mi volevo spiegare subito quello che era successo con gli elementi che potevo avere".