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ITALIA

Uccisi dalle esalazioni di acido

Quattro morti sul lavoro ad Adria, indagati i responsabili dell'azienda e un operaio

L'ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo. Stabili le condizioni di Massimo Grotto, il quinto operaio coinvolto. Dimesso il vigile del fuoco rimasto ferito nelle operazioni di salvataggio. Il governatore del Veneto Luca Zaia: indagare le responsabilità

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Adria, i volti di tre delle vittime dell'incidente (Ansa)
Arrivano i primi provvedimenti dopo la morte di quattro operai investiti da una nube tossica mentre erano al lavoro in una fabbrica che tratta rifiuti industriali ad Adria. La Procura di Rovigo ha iscritto nel registro degli indagati i legali rappresentanti della Co.Im.Po, l'azienda dove è avvenuta la tragedia. L'ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo.

Iscritto nel registro degli indagati anche Rossano Stocco l'ex carabiniere dipendente della Coimpo che ha salvato la vita ad un collega. Da quanto si è appreso l'atto sarebbe legato al fatto che Stocco risulterebbe titolare della vasca da cui è uscito l'acido.

Pm: operai senza maschere protettive
I quattro operai rimasti uccisi, secondo quanto denunciato ieri dai pm, non indossavano le maschere protettive che avrebbero probabilmente contenuto le conseguenze provocate dall'acido solforico presente nella nube tossica. 

Dimesso il vigile del fuoco, fuori pericolo il quinto operaio
È stato dimesso dall'ospedale di Rovigo Sandro Barchi, il vigile del fuoco rimasto ferito nel corso delle operazioni di salvataggio. Restano invece stabili le condizioni di Massimo Grotto, il quinto operaio coinvolto nell'incidente, salvato dall'intervento di un collega. Grotto, che non risulta in pericolo di vita, si trova ricoverato all'ospedale di Adria. 

Zaia: accertare le responsabilità
''Ci sono le inchieste in corso e dobbiamo aspettare. Ma una cosa è certa: ci sono responsabilità e vanno accertate''. Per il governatore del Veneto Luca Zaia, intervistato da Repubblica, ''di fronte a questa tragedia immane si pone con forza la questione della sicurezza del lavoro, soprattutto nel momento in cui la crisi morde''. ''La cosa che più fa male è che a morire sono stati dei lavoratori che sono stati colpiti sul luogo di lavoro'', dice Zaia. ''Questo è inaccettabile, direi immorale. Uomini che si alzano al mattino e vanno in una delle 600 mila imprese venete per portare il pane a casa. E alla sera non tornano''.