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CULTURA

Morto a Manhattan il 12 maggio, aveva 91 anni

Quel freudiano convinto di Peter Gay

La stampa italiana non ha dato risalto alla scomparsa di Peter Gay, lo storico di origine tedesca portato da un senso dell'avventura intellettuale a scrivere libri su temi diversi, dall'Illuminismo alla situazione culturale degli ebrei in Germania. 
 

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Peter Gay (nato Peter Joachim Fröhlich) - fonte Wikipedia
di Cristina Bolzani
La stampa italiana non ha dato risalto alla scomparsa di Peter Gay, lo storico di origine tedesca portato da un senso dell'avventura intellettuale a scrivere libri su temi diversi come l'Illuminismo, Mozart, la borghesia de XIX secolo, Sigmund Freud , la cultura di Weimar e la situazione culturale degli ebrei in Germania. Peter Gay è morto il 12 maggio  nella sua casa di Manhattan, a  91 anni.

Ebreo non credente come Freud - come lui inurbato nella cultura tedesca e analogamente investito da correnti antisemite - , Peter Gay ha dedicato diversi lavori al padre della psicoanalisi, riassunti nel best seller Freud: A Life For Our Time, tradotto in Italia da Bompiani con il titolo Freud. Una vita per i nostri tempi

In questo suo famoso saggio, Peter Gay esplora la vita personale e professionale di Freud, "archeologo della mente", attraverso una quantità cospicua di documenti e lettere. Ci racconta con avvincente vivacità la genesi del pensiero psicoanalitico, le questioni che solleva, i rapporto tra Freud e i seguaci a volte recalcitranti, come Jung e Ferenczi. e poi le sue amicizie - compresa quella appassionata e ambigua per Wilhelm Fliess.

Se fosse nata maschio - racconta Peter Gay -  la figlia Anna avrebbe avuto il nome di  Wilhelm Fliess, l’amico per il quale lo stesso Freud sospetterà di aver provato un amore omosessuale. Il dubbio gli nasce quando si rende conto di aver rimosso un grave errore dell’amico: aver operato una donna al naso con incuria, facendole rischiare la vita. Peraltro non si comprende da Freud, se non sotto la luce di un invaghimento acritico, come possa aver tollerato le idee ossessive e a dir poco eccentriche di Fliess sulla centralità del naso come organo regolatore della sessualità. 

Nella biografia Peter Gay racconta anche la portata dell'affetto di Freud per la figlia di Anna, e la poco ortodossa analisi tra padre e figlia. In una lettera Freud si spinge a sperare che la figlia non lo abbandoni mai. Anna si comporta in modo magnifico. E’ allegra, operosa e animata. Mi farebbe altrettanto piacere tenermela in casa quanto saperla in una casa sua. Se per lei è lo stesso! (P. Gay, Freud, Bompiani, p. 401).

Freud contò molto sulla vicinanza della figlia, sempre in sua difesa nelle querelle psicoanalitiche. Citava nei suoi scritti i lavori del padre, che faceva altrettanto. In una lettera a Ferenczi – e ancora, anni dopo, in uno scambio con Stefan Zweig – da buon lettore di Sofocle Freud paragonava Anna ad Antigone. Un confronto impegnativo. Se lei era Antigone Freud era Edipo. E le sedute analitiche di Sigmund Freud alla figlia scatenarono le critiche più dure e forsennate dei detrattori della scuola freudiana.