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ECONOMIA

Le ipotesi in campo

Riforma pensioni, da Quota 100 a Quota 104: come cambia l'uscita anticipata dal lavoro

Il destino di Quota 100 "è oggetto di discussione della legge di bilancio, che presenteremo la settimana prossima. Io ho sempre detto che non condividevo Quota 100: ha una durata triennale e non verrà rinnovata ", ha detto il presidente del Consiglio. "Pensiamo a un ritorno graduale alla normalità"

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L'uscita anticipata dal lavoro con Quota 102 nel 2022 e nel 2023 e il passaggio a Quota 104 nel 2024. O un meccanismo più graduale, con Quota 102 nel 2022, Quota 103 nel 2023, Quota 104 nel 2024. Su queste soluzioni sono in corso, in queste ore, le simulazioni del governo. Si prova a trovare un'intesa in maggioranza e con i sindacati sul meccanismo "graduale" di ritorno al sistema ordinario di pensionamento previsto dalla legge Fornero.

E' al vaglio un mix di misure, per tutelare le categorie più fragili. Tratta la Lega, disposta a un compromesso. E tratta Draghi, alla ricerca della soluzione più sostenibile ed efficace. Con due paletti ben precisi, però: bisogna allontanarsi dal sistema delle quote, più volte bocciato anche dall'Europa, e non far lievitare troppo le risorse a ora previste per le pensioni in legge di bilancio, con soli 600 milioni nel 2022.

Il presidente del Consiglio da Bruxelles stoppa qualsiasi tentazione di Matteo Salvini di alzare la posta, chiedendo di mantenere quota 100 almeno per alcune categorie. "Non concordavo" con quella misura, dice lapidario. Il destino di Quota 100 "è oggetto di discussione della legge di bilancio, che presenteremo la settimana prossima. Io ho sempre detto che non condividevo Quota 100: ha una durata triennale e non verrà rinnovata ", ha detto il presidente del Consiglio rispondendo ad una domanda nella conferenza stampa successiva al Consiglio europeo. "Quello che occorre fare -ha aggiunto- ora è assicurare gradualità nel passaggio alla normalità. Occorre essere graduali. I dettagli verranno resi noti nel corso della legge di bilancio".

Ma sul tavolo del Consiglio dei ministri sul Documento programmatico di bilancio, martedì, il ministro dell'Economia Daniele Franco ha messo una proposta attorno a cui si lavorerà da qui alla prossima settimana (il Cdm sulla manovra potrebbe tenersi martedì 26). C'è chi la definisce "la gabbia di Franco", come a dire che molto oltre il perimetro indicato non si può andare. Per ora il confronto è a un livello tecnico, poi un colloquio di Draghi con Salvini (se lo aspetta il leghista) e una nuova cabina di regia del governo (possibile anche un incontro con i sindacati, che sono contrarissimi al meccanismo di quote) dovrebbero tirare le fila a inizio settimana.

Le soluzioni
Tra le opzioni al vaglio del ministero dell'Economia c'è il mix delle tre "quote" 102, 103 e 104. Con in più un rafforzamento, su cui è forte la spinta del Pd, dell'Ape social per i lavori gravosi alle categorie individuate dalla commissione Damiano. Al momento resterebbe l'intenzione di non rinnovare Opzione donna, lo strumento di flessibilità per le lavoratrici, ma non è detto che venga ripristinato per rimediare al fatto che le quote penalizzino le donne. Negli auspici dei Dem, ci sarebbe anche l'ipotesi di abbandonare del tutto il sistema quote, sposando magari la proposta Tridico di uscita a 63 di età con il minimo contributivo calcolato secondo criteri attuariali, per poi arrivare alla pensione piena a 67 anni. Ma non sembra questa l'idea della Lega. Chi per Salvini sta trattando in queste ore ai tavoli tecnici, starebbe proponendo almeno per due anni quota 102, con uscita a 64 anni di età e 38 di contributi. E in aggiunta un mix di misure che potrebbero andare dall'estensione del contratto di espansione - che incentiva anche il ricambio generazionale - per le piccole aziende sotto i 100 dipendenti, a una maggiore flessibilità per alcune categorie, come i lavoratori precoci e gli operai. Su tutte queste misure però sono in corso simulazioni sui costi, dal momento che per il governo resta il vincolo di finanza pubblica.

Prosegue intanto il pressing dei partiti per estendere il Superbonus almeno fino a tutto il 2023 anche alle villette, ma i costi della misura sarebbero molto alti. E il Pd insiste sul bonus facciate, ad ora escluso dalla manovra ma che potrebbe rientrare con una percentuale al 70%, non più al 90%.

L'altro grande capitolo ancora aperto della manovra è quello delle tasse: come utilizzare gli 8 miliardi stanziati in manovra. Il tema è così spinoso che circola l'ipotesi che per ora le risorse siano destinate ad un apposito fondo e poi si intervenga nel corso dell'esame parlamentare della legge di bilancio a definire con un emendamento quale sarà la destinazione da gennaio 2022. La discussione è come modulare il taglio del costo del lavoro dal lato delle imprese e da quello dei lavoratori. Si starebbe ragionando sul taglio dei contributi per i lavoratori, sull'estensione del bonus Irpef che oggi è di 100 euro o sul taglio dell'aliquota del terzo scaglione (ma oltre ad essere costosissimo, aiuterebbe - obiettano da sinistra - soprattutto i più ricchi).

Per le aziende potrebbe arrivare una riduzione (non la cancellazione) dell'Irap. Mentre, con l'arrivo dell'assegno unico, dovrebbe essere cancellato il contributo alla Cassa unica assegni famigliari (Cuaf), circa 1,7 miliardi pagati oggi dai datori di lavoro, comprese le famiglie nel caso di colf e badanti.

Salvini: "Ho scritto a Draghi, no a soldi a Rdc e taglio a pensioni"
"A me non interessa la forma ma la sostanza, ho scritto mentre ero in aula al presidente Draghi perché sentivo robe strane. Sono a disposizione per incontrarlo quando vuole anche domani. Sarebbe un errore rifinanziare il reddito di cittadinanza e tagliare le pensioni". Così Matteo Salvini ai cronisti uscendo dall'aula bunker del Pagliarelli, a Palermo.

"Intervenire a gamba tesa sulle pensioni non mi sembra il modo migliore per fare rialzare il Paese, anche perché ricordo che quota 100 ha dato lavoro a centinaia di migliaia di giovani" ha ribadito Salvini. "Se non vuoi chiamarla quota 100 ma chiamarla con un altro nome va bene - ha proseguito - l'importante è che dal primo gennaio non ci siano scalini o scaloni, riavvicinamenti della Fornero e che venga garantito il diritto alla pensione dopo una vita di lavoro. Se si vuole fare un discorso sul comparto pubblico che in alcuni e' sguarnito di personale facciamolo, ma leggere di 3-4-5 di scaloni dal 2022 in avanti non e' assolutamente utile a un Paese che si sta rialzando". E ha concluso: "Ma come sempre abbiano fatto in questi mesi, anche sulle pensioni troveremo un accordo con il presidente Draghi".

Orlando: "Distorsioni in quota 100 che vanno affrontate"
"Mi pare che il presidente del Consiglio abbia già risposto, quota 100 si tocca e io credo che sia anche un bene che si tocchi perché penso che i numeri ci dicano che al suo interno aveva delle distorsioni che andavano affrontate", ha fatto eco da Napoli il ministro del Lavoro Andrea Orlando. Le "distorsioni" citate da Orlando sono "il trattamento uguale a situazioni diverse, sono andate in pensioni prevalentemente i dipendenti di grandi imprese e pubblico impiego, e il fatto che il 70% degli utilizzatori sono stati uomini. Queste due cose vanno corrette, accettando una graduale uscita che quota 100 ha rappresentato".

Fedriga: "Quota 100? Salvini cerca punto di equilibrio"
Quota 100? "Matteo Salvini ha detto con chiarezza che il suo obiettivo e' dialogare e trovare un punto di equilibrio con il presidente Draghi. Credo che questa sia una posizione responsabile verso una maggioranza oggettivamente composita ma nella quale e' legittimo che le forze che la compongono possano portare le loro istanze e trovare quindi dei punti di equilibrio". Lo ha dichiarato il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, nel corso di un collegamento con "Sabato anch'io" su Rai Radio1 parlando di 'Quota 100'.