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MONDO

Le bombe su Aleppo

Siria, Scontro in Consiglio Onu: Russia accusata di crimini di guerra. Mosca: retorica inaccettabile

"Quello che la Russia sta sponsorizzando e facendo non è la lotta al terrorismo. E' la barbarie", ha detto l'ambasciatore degli Stati Uniti Samantha Power, esortando i membri del Consiglio di Sicurezza a "non rimanere in silenzio di fronte a questa carneficina". Immediata la replica del Cremlino: a rischio relazioni bilaterali

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Il "tono" di alcuni funzionari britannici e americani è generalmente "inaccettabile". Così il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov a proposito della Siria. Tale "retorica", ha aggiunto, può provocare "grande danno" al processo di pace in Siria e alle "relazioni bilaterali". Lo riporta la Tass. Peskov ha inoltre sottolineato che al momento "non ha senso" tenere un summit sulla Siria e ha definito la situazione come "molto difficile".

Stamattina nuovi raid su Aleppo
Nuovi bombardamenti aerei sono stati compiuti questa mattina su alcuni quartieri di Aleppo, dove continuano ad essere sempre più scarse le riserve di medicine e cibo per la popolazione assediata. Secondo l'Osservatorio siriano sui diritti umani, il bilancio da giovedì sera è salito ad almeno 128 morti, per la maggior parte civili tra cui 20 bambini. I circa 250mila abitanti dei quartieri di Aleppo controllati dai ribelli non ricevono aiuti alimentari e medicinali da circa due mesi e sono praticamente privi di acqua dalla giornata di sabato.

Scontro al Consiglio di sicurezza Onu
La Russia accusata di crimini di guerra durante una drammatica riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, convocata da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti per far cessare i bombardamenti su Aleppo, ristabilendo la tregua. Secondo gli accusatori di Mosca, sarebbero stati gli aerei russi a sganciare le bombe sulla parte orientale della città, quella sotto assedio e in mano ai ribelli, dove vivono 275.000 civili.

Bombe anti-bunker, adatte a distruggere le installazioni militari, stanno ora devastando case, decimando rifugi, ferendo e uccidendo decine di civili", ha detto Matthew Rycroft, ambasciatore del Regno Unito presso le Nazioni Unite, secondo cui "è difficile negare che la Russia stia collaborando con il regime siriano di effettuare crimini di guerra". L'omologo francese di Rycroft, François Delattre, ha insistito: "Questi crimini non devono rimanere impuniti", spiegando che Aleppo rischia di diventare un'altra Srebrenica o Guernica e aggiungendo: "Questa settimana passerà alla storia come quella in cui la diplomazia non è riuscita e la barbarie ha trionfato".

L'ambasciatore degli Stati Uniti, Samantha Power, ha detto che mentre il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, parlava di ristabilire la pace in Siria la scorsa settimana si stava già preparando la nuova offensiva. "Quello che la Russia sta sponsorizzando e facendo non è la lotta al terrorismo. E' la barbarie", ha detto, esortando i membri del Consiglio di Sicurezza a "non rimanere in silenzio di fronte a questa carneficina".

In risposta, l'inviato russo, Vitaly Churkin, ha accusato l'opposizione moderata della rottura del cessate il fuoco, sostenendo che gruppi estremisti a Aleppo est tengono in ostaggio la popolazione, impedendo ai cittadini di uscire e utilizzandoli come scudi umani. Churkin ha elogiato il regime di Assad per la sua "moderazione ammirevole", spiegando che "il regime siriano utilizza solo la forza aerea per ottenere i terroristi fuori della città, con vittime civili minime", e respingendo le accuse di uccisioni di massa ad Aleppo.

L'inviato speciale delle Nazioni Unite sulla Siria, Staffan de Mistura, ha accusato il regime di Assad di aver voluto unilateralmente rompere la tregua, quando, un giorno prima della fine della prima settimana, "cinque distretti sono stati colpiti con cinque attacchi aerei gravi". Da quel momento, "abbiamo visto la situazione di Aleppo est giungere a nuovi livelli di orrore", ha aggiunto, spiegando che sono stati segnalate 213 vittime dei raid aerei nella provincia di Aleppo, 139 delle quali ad Aleppo orientale. E ha minacciato: "Se confermato, l'uso sistematico e indiscriminato di questo tipo di armi in aree in cui sono presenti civili e infrastrutture civili può costituire un crimine di guerra". 

Ban: occorre fare di più per mettere fine all'incubo 
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha chiesto alla comunità internazionale "di fare di più per mettere fine all'incubo" del conflitto in Siria, mentre è in corso la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza sulla situazione siriana. Ban ha denunciato l'uso su Aleppo di bombe particolarmente potenti, in grado di demolire rifugi od ospedali installati nelle cantine degli edifici: "Le leggi internazionali sono chiare: l'utilizzo sistematico e indiscriminato di armi nelle zone densamente popolate costituisce un crimine di guerra".

Opposizione lascia New York per protesta contro massacri Aleppo
La delegazione della Commissione suprema per i negoziati siriani, che rappresenta l'opposizione siriana nei colloqui, ha sospeso ieri la sua visita a New York, dove partecipava all'Assemblea generale delle Nazioni unite, e non si recherà a Washington. Lo riferisce a Efe un portavoce dell'opposizione stessa, Riad Nasan Aga, spiegando che si tratta di un segno di "protesta per il silenzio internazionale sui massacri ad Aleppo". Il gruppo a Washington avrebbe dovuto incontrare rappresentanti del governo Usa.

Croce Rossa consegnati aiuti in quattro città assediate
Settanta camion con aiuti umanitari sono giunti ieri in quattro città assediate in Siria consentendo, per la prima volta in circa sei mesi, la distribuzione di beni necessari. Lo ha reso noto la Croce Rossa internazionale spiegando che i convogli hanno raggiunto Madaya e Zabdani vicino a Damascus e i villaggi di Foua e Kefraya nella provincia nordoccidentale di Idlib.

Madaya, che si trova vicino al confine con il Libano, conta una popolazione di circa 40mila persone ed è stata assediata dalle forze siriana da circa sei mesi. A Zabadani vivono un migliaio di persone. Secondo stime delle Nazioni Unite, a Kefraya e al-Foua vivono circa ventimila persone assediate dai ribelli dall'aprile del 2015.